Che le cose non andassero per il verso giusto lo si era ampiamente intuito, nelle settimane scorse, quando in risposta al "lancio" delle cosiddette "Fabbriche di Nichi", (i nuovi laboratori progettuali del governatore pugliese Vendola); si erano avute da più parti all'interno di Sinistra Ecologia e Libertà, risposte quasi piccate, da parte dei vari esponenti di punta del partito/movimento.
Sia Claudio Fava che l'ex PRC Alfonso Gianni, fin da subito, mettevano in dubbio la bontà dell'operazione politica del leader pugliese.
Un'operazione che, a margine di un risultato mediocre alle elezioni regionali, dove SEL non ha "sfondato" , ma anzi è stata salvata solo grazie ad un ottimo risultato in Puglia; è stata vista come una pericolosa deriva personalistica, in netta contraddizione con l'avanzamento del progetto SEL; un progetto che ancora sopravvive in forma di movimento, in attesa di un congresso (a dicembre prossimo?) che ne sancisca la definitiva nascita politica.
Una nascita da subito problematica, se si pensa come, proprio il congresso che sarebbe dovuto avvenire nell'estate è stato appunto rimandato a data da destinarsi.
Ma ciò che ha suscitato più sensazione è stato senz'altro lo svolgimento della conferenza programmatica avvenuta sabato scorso a Roma, nello storico Centro Congresso Frentani.
Platea assembleare che fin dall'inizio si è subito riscaldata, grazie proprio all'intervento del "leader maximo" di SEL, Nichi Vendola.
Vendola, che forte della vittoria pugliese, ha ribadito con forza come l'unica accellerazione possibile, sia da fare solo sul sostegno alla propria figura politica.
Il governatore del Tavoliere ha usato parole durissime, come si apprende da un articolo di domenica scorsa su Il Manifesto, dove "Nikita", appella i suoi con un - "SEL è diventata un partito berlusconiano"- ed ancora " un partito in cui l'unica logica che vince è quella della competizione".
Parole che suonano come un'intenzione, nemmeno così celata di passare ad altro.
Ed ecco che spuntano di nuovo "Le Fabbriche di Nichi", che hanno "tirato la volata" al leader, nelle regionali da poco concluse.
Un progetto, quello delle "Fabbriche", a detta dello stesso Vendola, parallelo a quello di SEL, autonomo e non direttamente collegato a nessun soggetto politico, ma incentrato totalmente sul "personaggio" Nichi Vendola.
Un progetto che rischia seriamente di minare la costruzione di Sinistra Ecologia e Libertà, nella sua forma partito, che perso il suo leader più carismatico e non avendo una piattaforma politica ben definita, avrebbe poco senso d'esistere.
Una piattaforma politica che dovrebbe passare, a sentire Claudio Fava, dalla forma movimento a quella partito - "E' tempo che SEL non sia più una somma di storie ma diventi stabilmente sostanza politica".
Francamente, sembra davvero sempre più improbabile che ciò accada, quando nemmeno gli stessi dirigenti sono disposti a scommetterci più.
Emblematico poi, che Vendola, abbia declinato un eventuale incarico di segretario di partito.
Se non è la parola fine, poco ci manca.
La fuga da SEL è già cominciata mesi fa con la "fuoriuscita" di PSI e Verdi, e continua con l'abbandono della Belligero (ex PDCI) di poche ore, fa.
La sensazione è che l'unica cosa, che rimane in SEL sia l'elettorato, un elettorato confuso, diviso, spaesato, in ostaggio tra il carisma del suo politico mediaticamente più importante e le sacche residuali degli "ex partiti" aderenti al progetto.
Un progetto nato con l'intento di produrre un salto di qualità alla sinistra del Partito Democratico, ma che ben presto si è reso inefficace per la sua natura subalterna a quest'ultimo, tra accordi improbabili sui territori e incertezze programmatiche.
Con il senno del poi, si potrebbe dire che i tumulti scissionisti prodotti dai fuoriusciti di PRC. PDCI e SD, siano stati l'ennesimo harakiri di una sinistra, sempre più residuale e ininfluente nel panorama politico italiano.
Intanto nella formazione politica affine ad SEL, la Federazione della Sinistra, c'è già lancia un salvagente agli ex compagni, proponendo un processo federativo comune, nel rispetto ognuno delle proprie diversità.
Processo che servirebbe a non disperdere quell'elettorato che suddiviso in due forze politiche, si attesta per ognuna intorno al dato del 3 per cento dei voti a livello nazionale.
Una percentuale che se analizzata nello specifico, ci fa capire come, nonstante SEL si attesti al 3.0 pieno (contro il 2,9 della Federazione) in 9 regioni su 11 sia dietro al progetto politico dei vari Ferrero, Grassi, Diliberto e co. e solo l'ottimo risultato pugliese, come già detto, salvi un progetto politico in pericolosa caduta libera dalle europee, che senza il dato pugliese si attesterebbe intorno ad un risicato 1,5/1,9 per cento.
Peccato che senza Nichi Vendola, di SEL rimanga ben poco e se è facile auspicare un successo mediatico per il governatore, in odore di candidatura per le politiche 2013 e forte di un buon consenso personale, molto meno roseo è il futuro di SEL stessa, priva di un progetto politico chiaro, e di una collocazione identitaria definita.
Senza Vendola di fatto non esiste SEL.
Per chi vede Nichi Vendola come "la soluzione" alle tribolazioni del centro sinistra italiano, sarà un problema di poco conto, si tratta solo di seguire la scia del suo carisma.
Per tutti gli altri che hanno creduto e ancora credono nel progetto SEL, sopratutto se politici illustri in cerca di un appiglio, pare proprio che debbano farsi una ragione, della prematura fine di un progetto mai nato e che pare destinato a morire prima addirittura di emettere il suo primo vagito.
martedì 20 aprile 2010
lunedì 12 aprile 2010
Servizio Pubblico, gestore Privato.
Francesco Messina su commissione dell'allora direttore Rai, iniziò i lavori per quello che da i due anni successivi, ad opera conclusa, è divenuto il simbolo più importante della Radio Audizioni Italiana.
Il Cavallo Morente.
La R.A.I. nata con concretamente, (se si escludono le esperienze governative dell'UAR e dell'EIAR tra il 1924 e il 1944) nel 1954, con la messa in onda del primo programma il 3 gennaio 1954 in concomitanza con il primo Tele Giornale 1, dovrebbe essere l'azienda pubblica, di proprietà dello Stato e regolata dal Ministero delle Telecomunicazioni, che informa, come organo imparziale, il cittadino, sulle principali notizie di attualità giornaliere.
Se è vero che, la RAI non è mai stata un esempio di trasparenza, indipendenza e capacità giornalistica, sopratutto d'inchiesta; è anche vero che momenti così bassi di credibilità, il servizio pubblico non aveva mai avuto.
Nessuno si sognerebbe di paragonare la televisione pubblica italiana, alla BBC, alla francese France Television, o alle altre "consorelle", famose, sparse per il globo; per via di un difetto di fondo, perenne, quello della gestione, quasi diretta degli organi dirigenti dell'azienda pubblica da parte dei partiti politici.
Non è un caso che RAI, da sempre sia sinonimo di politica nel nostro paese, ma sopratutto di classe politica, al potere.
Tanto che, in passato (e in parte anche oggi) si definivano i tre canali come fossero delle quote, a seconda del partito politico che lì "dirigeva".
Questo per riamarcare, nel caso ce ne fosse bisogno, come il servizio pubblico televisivo/radiofonico italiano non abbia mai avuto nel proprio "dna", ben impresso; il concetto di pluralismo imparziale con alla base una posizione netta, apolitica.
Come spesso accade, quando una situazione si protrae e degenera, difficilmente questa, migliora.
Nel caso del nostro paese, non solo la situazione non migliora, ma ormai si protrae in tutta la sua precarietà etica-morale.
Quel cavallo, simbolo dei vecchi mezzi di comunicazione, sorpassati dalle tecnologie, per questo, morente; non solo non agonizza più, ma è proprio deceduto sotto i colpi della censura, del servilismo, della mancanza di caratura giornalistica.
C'è pure chi fa la guarda alla carcassa, in attesa che il grande predatore e padrone, in tutta tranquillità ne disponga come meglio crede.
Non è un nome nuovo, su queste pagine elettroniche, ma è impossibile ignorare certe sue nefandezze.
Oggi infatti, si levano alcune dure repliche da parte di uno dei volti noti del TG1, Tiziana Ferrario, alle parole e ai fatti che nelle settimane passate, il direttore Augusto Minzolini (ecco il nome) ha scritto e all'ondata "epurativa" che ha colpito chi non collimava con le idee dell'appunto, attuale direttore del TG1.
Antefatto breve: nelle settimane scorse, Augusto Minzolini, è stato nel mirino delle critiche per via di alcune intercettazioni che dimostrano come ci fosse tra lui, l'entourage politico di Berlusconi e lo stesso premier, un "canale preferenziale", in cui si decidevano la gestione delle notizie, ma anche si parlava di come "zittire" i detrattori del cavaliere a partire da Anno Zero e il suo conduttore Michele Santoro.
In risposta a queste accuse, ad una raccolta di firme di cittadini che per protesta riguardo all'emissione di una notizia palesemente falsa (riguardo il processo Mills, in cui si parlava per l'avvocato inglese, corrotto da Berlusconi di "assoluzione", quando invece il reato è prescritto e cioè "scaduto") data al TG1 e un clima di pericolosa frattura tra i giornalisti del TG, Minzolini e le persone di sua fiducia hanno prodotto un testo di risposta che poi è stato sottoposto alla redazione.
Chi non ha firmato, tra questi pure alcuni volti molto noti del TG1, come Maria Luisa Busi, Paolo Di Giannantonio, Piero Damosso e Tiziana Ferrario e del capo redattore Massimo De Strobel, è stato (salvo il caso della Busi, solo richiamata) epurato.
Epurato è il termine giusto, non è assolutamente un appesantimento linguistico voluto.
Di fatto chi non ha sottoscritto il testo di sostegno alla direzione è stato rimosso frettolosamente dall'incarico, con la scusa di un non ben precisato "rinnovamento" al TG.
Eccoci quindi agli sviluppi odierni accennati sopra, Tiziana Ferrario, ha pensato bene di rispondere con una lettera inella bacheca di redazione, affiggendo ieri sera un testo in risposta a Minzolini, in cui con durezza se ne criticano i modi di gestione e direzione del Telegiornale.
"Quello che sta accadendo da mesi in questo giornale, le emarginazioni di molti colleghi, i doppi e tripli incarichi di altri, le ripetute promozioni e le ricompense elargite sotto forma di conduzioni e rubriche sono il frutto di una deregulation che viene da lontano ma che si è ulteriormente inasprita e che a mio parere non promette nulla di buono per il futuro e ci sta portando ad una perdita di credibilità del Tg1".
Queste le parole della ex conduttrice dell'edizione delle 20, che continua - "Da mesi siamo sui giornali, sotto pressione non certo per gli scoop che abbiamo messo a segno, perché non vedo scoop da tanto tempo, ma per le aspre polemiche che ci circondano. L'esperienza del passato mi insegna che è un cattivo segno quando si incomincia a guardare in quale fascia di età stiamo recuperando ascolti, quando è davanti agli occhi di tutti che siamo sempre sotto il 30% di share.
Una soglia che una volta temevamo di toccare e vivevamo come una sconfitta".
Riprendendo le parole della giornalista quando parla di "deregulation che viene da lontano", non si può non notare che forse, più che di mancanza di regole, in Rai è sempre o quasi mancato un vero senso etico deontologico e d'indipendenza.
Da sempre infatti, la Rai e il suo primo TG, sono sinonimo di "moderazione", "eufemismo mediatico" dai tempi delle redazioni e dei consigli di amministrazione in mano alla Democrazia Cristiana e ai vecchi partiti della prima Repubblica.
Il "germe", quindi, che vede nell'attuale direttore del TG1 e nelle occulte manovre del premier la sua peggiore espressione, è un virus che viene da molto lontano e da cui, il servizio pubblico italiano pare sia sempre stato infettato.
Con buona pace dei contribuenti italiani e della libertà d'informazione.
Un problema, quello di una gestione apolitica e super partes dell'informazione pubblica, che una nuova generazione politica dovrebbe porsi come uno dei primi e principali obbiettivi da perseguire.
Peccato che "l'opposizione" nei pure insufficienti spazi a lei concessi sul servizio pubblico, si limiti a scambiarsi i soliti, inconcludenti colpi, con i politici di turno della maggioranza; in un "ping pong mediatico" perfettamente adatto al clima di regime monocratico dell'informazione, in cui affonda piano piano il nostro paese.
Il Cavallo Morente.
La R.A.I. nata con concretamente, (se si escludono le esperienze governative dell'UAR e dell'EIAR tra il 1924 e il 1944) nel 1954, con la messa in onda del primo programma il 3 gennaio 1954 in concomitanza con il primo Tele Giornale 1, dovrebbe essere l'azienda pubblica, di proprietà dello Stato e regolata dal Ministero delle Telecomunicazioni, che informa, come organo imparziale, il cittadino, sulle principali notizie di attualità giornaliere.
Se è vero che, la RAI non è mai stata un esempio di trasparenza, indipendenza e capacità giornalistica, sopratutto d'inchiesta; è anche vero che momenti così bassi di credibilità, il servizio pubblico non aveva mai avuto.
Nessuno si sognerebbe di paragonare la televisione pubblica italiana, alla BBC, alla francese France Television, o alle altre "consorelle", famose, sparse per il globo; per via di un difetto di fondo, perenne, quello della gestione, quasi diretta degli organi dirigenti dell'azienda pubblica da parte dei partiti politici.
Non è un caso che RAI, da sempre sia sinonimo di politica nel nostro paese, ma sopratutto di classe politica, al potere.
Tanto che, in passato (e in parte anche oggi) si definivano i tre canali come fossero delle quote, a seconda del partito politico che lì "dirigeva".
Questo per riamarcare, nel caso ce ne fosse bisogno, come il servizio pubblico televisivo/radiofonico italiano non abbia mai avuto nel proprio "dna", ben impresso; il concetto di pluralismo imparziale con alla base una posizione netta, apolitica.
Come spesso accade, quando una situazione si protrae e degenera, difficilmente questa, migliora.
Nel caso del nostro paese, non solo la situazione non migliora, ma ormai si protrae in tutta la sua precarietà etica-morale.
Quel cavallo, simbolo dei vecchi mezzi di comunicazione, sorpassati dalle tecnologie, per questo, morente; non solo non agonizza più, ma è proprio deceduto sotto i colpi della censura, del servilismo, della mancanza di caratura giornalistica.
C'è pure chi fa la guarda alla carcassa, in attesa che il grande predatore e padrone, in tutta tranquillità ne disponga come meglio crede.
Non è un nome nuovo, su queste pagine elettroniche, ma è impossibile ignorare certe sue nefandezze.
Oggi infatti, si levano alcune dure repliche da parte di uno dei volti noti del TG1, Tiziana Ferrario, alle parole e ai fatti che nelle settimane passate, il direttore Augusto Minzolini (ecco il nome) ha scritto e all'ondata "epurativa" che ha colpito chi non collimava con le idee dell'appunto, attuale direttore del TG1.
Antefatto breve: nelle settimane scorse, Augusto Minzolini, è stato nel mirino delle critiche per via di alcune intercettazioni che dimostrano come ci fosse tra lui, l'entourage politico di Berlusconi e lo stesso premier, un "canale preferenziale", in cui si decidevano la gestione delle notizie, ma anche si parlava di come "zittire" i detrattori del cavaliere a partire da Anno Zero e il suo conduttore Michele Santoro.
In risposta a queste accuse, ad una raccolta di firme di cittadini che per protesta riguardo all'emissione di una notizia palesemente falsa (riguardo il processo Mills, in cui si parlava per l'avvocato inglese, corrotto da Berlusconi di "assoluzione", quando invece il reato è prescritto e cioè "scaduto") data al TG1 e un clima di pericolosa frattura tra i giornalisti del TG, Minzolini e le persone di sua fiducia hanno prodotto un testo di risposta che poi è stato sottoposto alla redazione.
Chi non ha firmato, tra questi pure alcuni volti molto noti del TG1, come Maria Luisa Busi, Paolo Di Giannantonio, Piero Damosso e Tiziana Ferrario e del capo redattore Massimo De Strobel, è stato (salvo il caso della Busi, solo richiamata) epurato.
Epurato è il termine giusto, non è assolutamente un appesantimento linguistico voluto.
Di fatto chi non ha sottoscritto il testo di sostegno alla direzione è stato rimosso frettolosamente dall'incarico, con la scusa di un non ben precisato "rinnovamento" al TG.
Eccoci quindi agli sviluppi odierni accennati sopra, Tiziana Ferrario, ha pensato bene di rispondere con una lettera inella bacheca di redazione, affiggendo ieri sera un testo in risposta a Minzolini, in cui con durezza se ne criticano i modi di gestione e direzione del Telegiornale.
"Quello che sta accadendo da mesi in questo giornale, le emarginazioni di molti colleghi, i doppi e tripli incarichi di altri, le ripetute promozioni e le ricompense elargite sotto forma di conduzioni e rubriche sono il frutto di una deregulation che viene da lontano ma che si è ulteriormente inasprita e che a mio parere non promette nulla di buono per il futuro e ci sta portando ad una perdita di credibilità del Tg1".
Queste le parole della ex conduttrice dell'edizione delle 20, che continua - "Da mesi siamo sui giornali, sotto pressione non certo per gli scoop che abbiamo messo a segno, perché non vedo scoop da tanto tempo, ma per le aspre polemiche che ci circondano. L'esperienza del passato mi insegna che è un cattivo segno quando si incomincia a guardare in quale fascia di età stiamo recuperando ascolti, quando è davanti agli occhi di tutti che siamo sempre sotto il 30% di share.
Una soglia che una volta temevamo di toccare e vivevamo come una sconfitta".
Riprendendo le parole della giornalista quando parla di "deregulation che viene da lontano", non si può non notare che forse, più che di mancanza di regole, in Rai è sempre o quasi mancato un vero senso etico deontologico e d'indipendenza.
Da sempre infatti, la Rai e il suo primo TG, sono sinonimo di "moderazione", "eufemismo mediatico" dai tempi delle redazioni e dei consigli di amministrazione in mano alla Democrazia Cristiana e ai vecchi partiti della prima Repubblica.
Il "germe", quindi, che vede nell'attuale direttore del TG1 e nelle occulte manovre del premier la sua peggiore espressione, è un virus che viene da molto lontano e da cui, il servizio pubblico italiano pare sia sempre stato infettato.
Con buona pace dei contribuenti italiani e della libertà d'informazione.
Un problema, quello di una gestione apolitica e super partes dell'informazione pubblica, che una nuova generazione politica dovrebbe porsi come uno dei primi e principali obbiettivi da perseguire.
Peccato che "l'opposizione" nei pure insufficienti spazi a lei concessi sul servizio pubblico, si limiti a scambiarsi i soliti, inconcludenti colpi, con i politici di turno della maggioranza; in un "ping pong mediatico" perfettamente adatto al clima di regime monocratico dell'informazione, in cui affonda piano piano il nostro paese.
Etichette:
anno zero,
berlusconi,
libertà di stampa,
minzolini,
rai,
santoro,
televisione,
tg1
martedì 6 aprile 2010
La Sinistra alla finestra.
Le elezioni regionali si sono ormai concluse da una settimana.
Aldilà dei vari proclami, più o meno di circostanza del Partito Democratico, sappiamo bene chi ha vinto.
Sono sempre le solite facce.
L'Italia, che lascia indietro gli altri due colori della sua bandiera, si tinge sempre più di un verde "padano".
L'astensionismo ridimensiona un po' tutti, ma sopratutto i due grandi partiti che seppur in maniera e con percentuali diverse, arretrano.
Se per il PD, l'emorragia di voti comincia a farsi preoccupante, anche grazie ad una migrazione di voti verso l'IDV, le sinistre extraparlmentari tengono con grande difficoltà, limitando i danni, rispetto ai dati delle elezioni europee.
Non bastano quindi alcune regioni da sempre negli ultimi anni, critiche per i partiti della sinistra (Veneto, Lombardia), per spiegare, in un momento che pure avrebbe potuto essere favorevole, un così pericoloso arretramento, mitigato, solo in parte dai buoni risultati (ma sempre con risultati ridimensionati) nelle cosiddette "regioni rosse".
In particolare, se guardiamo i dati di Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, notiamo come, ambedue le forze politiche siano a lambire un risultato complessivo che si attesta attorno al 3% dei consensi che sarebbe ben peggiore, poi, per quest'ultima forza politica senza la presenza fondamentale del rieletto governatore della regione Puglia, Nichi Vendola che "in casa" alza di molto la media del suo partito a livello nazionale con un ottimo e prevedibile 9,7; ma nel resto d'Italia subisce un pesante arretramento rispetto ai dati delle europee con percentuali che vanno da 1,5 a 1,9 per cento.
Per quanto riguarda invece la Federazione della Sinistra nonostante alcuni buoni risultati, sopratutto in Umbria, nelle Marche (insieme ad SEL) e in Toscana, le sfide cruciali delle regioni di Lombardia (con Agnoletto) e Campania con la candidatura d'immagine del segretario PRC Ferrero, vengono pesantemente disattese con risultati mediocri, tra il 2 e l'1,5.
Per quanto riguarda invece il Partito Democratico, che vince con facilità in Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche, perdendo comunque molti voti (in Toscana quasi 8 punti percentuali), probabilmente essendo il partito più colpito di tutti dall'astensionismo, subisce due dolorose sconfitte in Piemonte (Bresso battuta da Cota, per un pugno di voti) e nel Lazio dove pesa lo scandalo Marrazzo e la candidatura non molto ben vista dai poteri forti del Vaticano, di Emma Bonino.
Chi cresce, ma nemmeno troppo è la solita Italia dei Valori di Antonio Di Pietro su cui non pesano nemmeno gli appoggi a candidature scomode per il partito dei "giustizialisti" come quelle di De Luca e Loiero, segno evidendte di come, anche nell'IDV, contino molto più i messaggi populisti del "leader" invece dei contenuti.
Sorpresa vera, le liste "Cinque Stelle" del comico Beppe Grillo che ottengono due risultati importanti in Piemonte grazie alla lotta alla Tav e in Emilia Romagna, suscitando le ire di buona parte del PD, che vede come maggiori responsabili della sconfitta i "grillini" riguardo la regione Piemonte, colpevoli di aver sottrato voti, visto il minimo scarto tra i due candidati.
Nell'empasse politica della sinistra italiana, dunque, si avvertono già le prime scosse di alcuni movimenti che appaiono sempre più come stravolgimenti tellurici.
Se nel PD riparte la solita guerra fratricida tra le vari correnti di vecchi e nuovi "potenti", le scorie dello scorso congresso dell'IDV fanno sbandare la minoranza di De Magistris a sinistra con proclami di unità oltre il PD su tematiche comuni e su esempi simili al fronte della "Gauche" francese.
Appello subito accolto da Nichi Vendola e dagli esponenti della Federazione della Sinistra, nel tentativo di uscire dall'isolamento politico in cui si trovano oggi i partiti "dell'alternativa".
Se per quanto riguarda la Federazione, il confronto vorrebbe essere programmatico e vorrebbe dare un'accelerazione al progetto stesso della Federazione ancora oggi percepita come una "sommatoria di partiti", in Sinistra Ecologia e Libertà si punta tutto sul carisma del leader pugliese, panacea di tutti i mali e della mancanza di contenuto politico.
Un Vendola che già prepara il colpo grosso per le prossime politiche in appuntamento tra tre anni, mirando alla carica di candidato unitario del nuovo "centrosinistra", coadiuvato anche dal benestare dei poteri "forti" vicini al Partito Democratico, come nel caso di De Benedetti (L'Espresso della settimana scorsa apriva con una copertina in cui s'intitolava "Non ci resta che Nichi..") e Scalfari che investono il governatore pugliese di questa carica.
Difficile pensare che l'asse Bersani-Latorre-D'Alema accetti tranquillamente lo "scavalcamento" senza colpo ferire.
A decidere saranno le primarie o un'investitura simile a quella del primo governo Prodi?
Quel che è certo, è che lo scenario politico per la siistra italiana tutta è ad un bivio.
Archiviato il progetto veltroniano di un partito democratico di stampo laburista, rintuzzati i rigurgiti socilademocratici d'alemiani, archiviato il comunismo e la sua eredità politica, frammentata in piccoli partiti, rimane a coprire le nudità di una sinistra italiana senza idee, pericolosamente in bilico tra populismo e pseudo-movimenti, soltanto il solito, vecchio leaderismo.
Le "Fabbriche di Nichi", i laboratori in cui il governatore Vendola, proverà a costruire un nuovo centrosinistra in grado di battere Berlusconi, sono già in movimento.
Basterà una dose di carisma e qualche poesia per battere il cavaliere e fermare la deriva clerico-fascista del nostro paese?
Un elettorato sempre più scorato e disilluso, probabilmente quella tanta parte astensionista e non votante sta alla finestra, in attesa di capire a cosa porteranno le "grandi manovre".
La sensazione, paurosa, è quella di vedere in Nichi Vendola sì, un degno avversario per la contesa del governo del paese al centrodestra, ma in un campo ormai delineato, che non vede più la critica allo stato di cose esistente come un bisogno reale e primario, ma accetta quest'ultimo, lo metabolizza e si piega ad esso.
Una politica fatta di slogan, di trovate pubblicitarie e campagne costose, tribune televisive, consenso populista.
Basterà giocare con "le regole dell'avversario" per risollevare le sorti della sinistra in Italia?
Il rischio è quello di non accorgersi che l'antagonismo nei confronti dell'avversario si sia in realtà trasformato nella nemesi (e nella compensazione) dell'avversario stesso...
Foto: di Loungerie
Aldilà dei vari proclami, più o meno di circostanza del Partito Democratico, sappiamo bene chi ha vinto.
Sono sempre le solite facce.
L'Italia, che lascia indietro gli altri due colori della sua bandiera, si tinge sempre più di un verde "padano".
L'astensionismo ridimensiona un po' tutti, ma sopratutto i due grandi partiti che seppur in maniera e con percentuali diverse, arretrano.
Se per il PD, l'emorragia di voti comincia a farsi preoccupante, anche grazie ad una migrazione di voti verso l'IDV, le sinistre extraparlmentari tengono con grande difficoltà, limitando i danni, rispetto ai dati delle elezioni europee.
Non bastano quindi alcune regioni da sempre negli ultimi anni, critiche per i partiti della sinistra (Veneto, Lombardia), per spiegare, in un momento che pure avrebbe potuto essere favorevole, un così pericoloso arretramento, mitigato, solo in parte dai buoni risultati (ma sempre con risultati ridimensionati) nelle cosiddette "regioni rosse".
In particolare, se guardiamo i dati di Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, notiamo come, ambedue le forze politiche siano a lambire un risultato complessivo che si attesta attorno al 3% dei consensi che sarebbe ben peggiore, poi, per quest'ultima forza politica senza la presenza fondamentale del rieletto governatore della regione Puglia, Nichi Vendola che "in casa" alza di molto la media del suo partito a livello nazionale con un ottimo e prevedibile 9,7; ma nel resto d'Italia subisce un pesante arretramento rispetto ai dati delle europee con percentuali che vanno da 1,5 a 1,9 per cento.
Per quanto riguarda invece la Federazione della Sinistra nonostante alcuni buoni risultati, sopratutto in Umbria, nelle Marche (insieme ad SEL) e in Toscana, le sfide cruciali delle regioni di Lombardia (con Agnoletto) e Campania con la candidatura d'immagine del segretario PRC Ferrero, vengono pesantemente disattese con risultati mediocri, tra il 2 e l'1,5.
Per quanto riguarda invece il Partito Democratico, che vince con facilità in Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche, perdendo comunque molti voti (in Toscana quasi 8 punti percentuali), probabilmente essendo il partito più colpito di tutti dall'astensionismo, subisce due dolorose sconfitte in Piemonte (Bresso battuta da Cota, per un pugno di voti) e nel Lazio dove pesa lo scandalo Marrazzo e la candidatura non molto ben vista dai poteri forti del Vaticano, di Emma Bonino.
Chi cresce, ma nemmeno troppo è la solita Italia dei Valori di Antonio Di Pietro su cui non pesano nemmeno gli appoggi a candidature scomode per il partito dei "giustizialisti" come quelle di De Luca e Loiero, segno evidendte di come, anche nell'IDV, contino molto più i messaggi populisti del "leader" invece dei contenuti.
Sorpresa vera, le liste "Cinque Stelle" del comico Beppe Grillo che ottengono due risultati importanti in Piemonte grazie alla lotta alla Tav e in Emilia Romagna, suscitando le ire di buona parte del PD, che vede come maggiori responsabili della sconfitta i "grillini" riguardo la regione Piemonte, colpevoli di aver sottrato voti, visto il minimo scarto tra i due candidati.
Nell'empasse politica della sinistra italiana, dunque, si avvertono già le prime scosse di alcuni movimenti che appaiono sempre più come stravolgimenti tellurici.
Se nel PD riparte la solita guerra fratricida tra le vari correnti di vecchi e nuovi "potenti", le scorie dello scorso congresso dell'IDV fanno sbandare la minoranza di De Magistris a sinistra con proclami di unità oltre il PD su tematiche comuni e su esempi simili al fronte della "Gauche" francese.
Appello subito accolto da Nichi Vendola e dagli esponenti della Federazione della Sinistra, nel tentativo di uscire dall'isolamento politico in cui si trovano oggi i partiti "dell'alternativa".
Se per quanto riguarda la Federazione, il confronto vorrebbe essere programmatico e vorrebbe dare un'accelerazione al progetto stesso della Federazione ancora oggi percepita come una "sommatoria di partiti", in Sinistra Ecologia e Libertà si punta tutto sul carisma del leader pugliese, panacea di tutti i mali e della mancanza di contenuto politico.
Un Vendola che già prepara il colpo grosso per le prossime politiche in appuntamento tra tre anni, mirando alla carica di candidato unitario del nuovo "centrosinistra", coadiuvato anche dal benestare dei poteri "forti" vicini al Partito Democratico, come nel caso di De Benedetti (L'Espresso della settimana scorsa apriva con una copertina in cui s'intitolava "Non ci resta che Nichi..") e Scalfari che investono il governatore pugliese di questa carica.
Difficile pensare che l'asse Bersani-Latorre-D'Alema accetti tranquillamente lo "scavalcamento" senza colpo ferire.
A decidere saranno le primarie o un'investitura simile a quella del primo governo Prodi?
Quel che è certo, è che lo scenario politico per la siistra italiana tutta è ad un bivio.
Archiviato il progetto veltroniano di un partito democratico di stampo laburista, rintuzzati i rigurgiti socilademocratici d'alemiani, archiviato il comunismo e la sua eredità politica, frammentata in piccoli partiti, rimane a coprire le nudità di una sinistra italiana senza idee, pericolosamente in bilico tra populismo e pseudo-movimenti, soltanto il solito, vecchio leaderismo.
Le "Fabbriche di Nichi", i laboratori in cui il governatore Vendola, proverà a costruire un nuovo centrosinistra in grado di battere Berlusconi, sono già in movimento.
Basterà una dose di carisma e qualche poesia per battere il cavaliere e fermare la deriva clerico-fascista del nostro paese?
Un elettorato sempre più scorato e disilluso, probabilmente quella tanta parte astensionista e non votante sta alla finestra, in attesa di capire a cosa porteranno le "grandi manovre".
La sensazione, paurosa, è quella di vedere in Nichi Vendola sì, un degno avversario per la contesa del governo del paese al centrodestra, ma in un campo ormai delineato, che non vede più la critica allo stato di cose esistente come un bisogno reale e primario, ma accetta quest'ultimo, lo metabolizza e si piega ad esso.
Una politica fatta di slogan, di trovate pubblicitarie e campagne costose, tribune televisive, consenso populista.
Basterà giocare con "le regole dell'avversario" per risollevare le sorti della sinistra in Italia?
Il rischio è quello di non accorgersi che l'antagonismo nei confronti dell'avversario si sia in realtà trasformato nella nemesi (e nella compensazione) dell'avversario stesso...
Foto: di Loungerie
Etichette:
Bersani,
de magistris,
Di Pietro,
federazione della sinistra,
Ferrero,
idv,
pd,
sinistra,
sinistra ecologia e libertà,
veltroni,
Vendola
sabato 20 marzo 2010
Come lo chiamereste?
Leggo dalle prime pagine dei quotidiani odierni le solite sparate sensazionaliste che, in campagna elettorale il centrodestra fa, sopratutto nel nord Italia.
Ed ecco allora le illuminanti proposte del sindaco di Milano, Letizia Moratti, sotto forma di due ordinanze che farebbero la felicità anche dei suoi alleati bianco-verdi della Lega, in cui si da mandato alle forze dell'ordine e di controllo delle istituzioni; di estendere una sorta di "coprifuoco" (chiusura degli esercizi commerciali entro le 24.00) nelle zone a "maggior numero d'immigrati" della città (già in vigore in via Padova ndr).
Così come di dare "libertà d'intervento" alle forze di polizia che fino al 30 marzo (a quel punto le elezioni saranno finite...) potranno entrare senza mandato nelle case, negli appartamenti, "sospetti", ove ci sia motivo di credere ad un "sovraffollamento di persone", "comportamenti ambigui", "precarie situazioni sanitarie", legate all'immigrazione clandestina.
Così come viene intimato ai proprietari di tali immobili di fare "denuncia" tramite una autocertificazione del contenuto umano di questi, pena una multa di 450 euro.
Intanto spunta sul web oltre che sulle testate giornalistiche (sempre in ritardo ad onor del vero..) un simpatico "avviso" cartaceo che è apparso in un condominio milanese nei giorni scorsi, in cui si "avvertivano" i condomini dicendo che (cito testualmente) - "Sabato scorso verso le ore 13,30/14 una persona di colore nero usciva dalla cantina scala A e chiudendo la porta della stessa ha preso la via d'uscita dal portone centrale." - e "siccome nessuna persona di colore nero vive nello stabile, si pregano i condomini di segnalare se conoscono o ospitano una persona di colore nero, per tranqullizzare noi tutti".
Intanto nella "rossa" Toscana, a Sansepolcro la Lega, fa la sua campagna elettorale per le regionali così, "regalando" del sapone liquido con l'immagine di Alberto da Giussano (il simbolo della Lega partito condottiero medioevale della Lega Lombarda ndr), utile per "pulirsi dopo aver toccato un immigrato".
A Roma invece altre notizie sconvolgono la quiete (?) della Capitale, senza avere la ribalta delle cronache, ma mi arrivano direttamente via e-mail grazie alla diligenza di alcuni compagni.
Notizie che parlano di aggressioni di stampo neofascista successe negli ultimi giorni presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata, dove per due volte squadracce neofasciste, di gruppi del Blocco Studentesco e di Casa Pound, hanno pensato bene di "purgare e punire" alcuni studenti che nei giorni precedenti volantinavano un testo in cui si "smascheravano" proprio questi gruppi rispetto ad una loro prima iniziativa pubblica "coperta" dal nome di una fantomatica Onlus "Comunità solidarista Popoli", a loro collegata.
Bilancio degli eventi 7 feriti, più contusi vari, braccia fratturate, nasi rotti e colpi alla testa.
100 contro 20, in barba e davanti agli occhi del Rettore Renato Lauro, della sorvaglianza e della DIGOS.
Molti del gruppo dei neofascisti, sembrano personaggi conosciuti alla polizia e agli ambienti politici della Capitale, un gruppo di "esterni" sopra la quarantina d'anni "abituati" a questo tipo di "ripulitura", con manganelli telescopici, cinghie, fibbie etc.
Qui il comunicato su Indymedia Roma (non fatevi spaventare dalle auotizzazioni scadute del sito e andate avanti) in cui potete approfondire http://roma.indymedia.org/node/18136 .
A corredo di questo, la notizia, del seppellimento frettoloso di Stefano Cucchi (il ragazzo romano, morto dopo un pestaggio della polizia qualche mese fa ndr) che risale a circa dieci giorni fa, alla totale insaputa dei familiari che solo per caso, hanno scoperto l'accaduto.
Una persona che la famiglia non solo non ha potuto vedere vivo dopo l'incarceramento ma che non ha potuto salutare nemmeno nell'ultima, definitiva e dolorosa occasione.
Un omicidio dello Stato e delle sue forze del DisOrdine.
Intanto oggi, ancora a Roma è prevista la manifestazione del PDL, in cui un carico Silvio Berlusconi, arringherà la folla dei suoi fedelissimi (chissà se come sempre gli urleranno, un gruppetto di nostalgici, Duce, Duce!).
Un Berlusconi che parla come al solito di "clima d'odio" per colpa delle "sinistre", un capo del Governo che vuole "eliminare una volta per tutte i comunisti" e che si prepara a esaltare il proprio buon governo.
Intanto dalla diretta via web della manifestazione (tramite sito di Repubblica, a cui va tutta la paternità delle notizie e dei diritti) arrivano notizie inquietanti come:
Giovani si scambiano il saluto romano
Tra i manifestanti al Circo Massimo ci sono diversi giovani che si salutano con il saluto romano, vale a dire con l'avambraccio destro alzato.A minuti è atteso il discorso di Berlusconi, un Berlusconi che si scaglierà ancora contro i giudici, le alte cariche dello Stato (solo quelle a lui ostili), l'informazione di "sinistra", quell'informazione che lui, in barba ad ogni legge, ha cancellato dal servizio pubblico, lasciando ai TG dei paggi e delle televisioni private (le sue) il compito d'incensare la sua persona senza per questo fare informazione causa la "par condicio" in tempi di elezioni regionali.
Se tutto questo non si chiama Fascismo, voi come lo chiamereste?
Etichette:
berlusconi,
comunismo,
fascismo,
governo,
informazione,
italia,
libertà di stampa,
pdl
mercoledì 10 marzo 2010
Sempre InControCorrente, ormai da un anno!
Ormai da un anno mi prodigo a scrivere su questo spazio virtuale, in cui esprimo le più svariate opinioni sulla politica e l'attualità dei tanti, troppi eventi, che accadono tutti i giorni, cercando di dare un commento e un'analisi il più possibile originale di notizie riprese sul web, da milioni di internauti che fanno la mia solita cosa.
Un percorso che oltre ad un lessico probabilmente migliore e una sintassi più fluida mi ha portato in dote anche la conoscenza di svariati elementi della comunicazione web, ma sopratutto alla consapevolezza che nonostante tanti rischi, il primo l'appiattimento delle idee, la rete è anche un grandissimo strumento di condivisione, di potenzialità che in altri casi sarebbero inespresse.
Da quando ho creato il blog, ho ricevuto circa 18,000 visite uniche, con una media di visitatori unici al giorno di 49.
Che in realtà per la rete sono numeri assolutamente risibili, se pensate che i siti più trafficati hanno anche milioni di visite, mentre i blog migliori, decine di migliaia di visite al giorno.
Pensando però all'argomento trattato, la politica in genere, e sopratutto al numero di persone che gestisce il blog e lo diffonde a discapito del già poco tempo che ha, una, io; il risultato non è affatto male, ma sopratutto per il sottoscritto motivo di soddisfazione.
Con questo voglio ringraziare tutti voi, che in qualche maniera, in questo anno siete passati di qui, avete commentato, votato, diffuso e contestato i miei post.
Grazie a tutti.
Continuate a seguire InControcorrente, nel mio piccolo cercherò di continuare ad aggiornare il mio blog e a produrre contenuti di qualità nel limite possibile delle mie facoltà intellettuali.
Qui una serie degli articoli migliori e il primo articolo in assoluto:
Un caro saluto,
InControcorrente
Iscriviti a:
Post (Atom)




