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giovedì 22 luglio 2010

Se cane mangia cane…

In risposta a Ida Dominijanni sul Manifesto del 20/07/10

Sono francamente sconcertato dall’articolo di Ida Dominijanni di martedì 20 luglio sul Manifesto.
Non tanto per le posizioni che essa, nel suo articolo espone che come al solito sono opposte alle mie.
Rimango perplesso su come, ormai, ci sia una tendenza ad introiettare il modo di fare politica dell’avversario senza opporvi nessuna resistenza mentale, ne alcuna riflessione profonda.
Non mi aspetterei tutto ciò da chi per sua natura ha nel proprio “dna giornalistico” il sano "germe" della critica.
Nell’articolo infatti, non si legge nessuna ambiguità, nessun interrogativo, di fronte all’operazione politica che in questi giorni, il governatore Vendola ha lanciato, con la sua candidatura a leader del “centrosinistra” per le prossime elezioni politiche del 2013.
Le stesse critiche, che nel 2008, ho sentito lanciare riguardo Bertinotti e il “bertinottismo”, sulle scorciatoie politiche pre e post “Arcobaleno” e su certi metodi “verticistici” di fare politica, vengono ora taciute di fronte ad una delle svolte più personalistiche che la politica italiana ricordi dai tempi della prima “discesa in campo”  di Berlusconi in poi.
Mai che intervenga un dubbio, mai che vi sia una perplessità nel ragionamento della Dominijanni sul “delfino” di Bertinotti, Nichi Vendola; ciò che non andava bene per il primo pare invece, sia addirittura salvifico nel secondo.
La Dominijanni, in un articolo davvero acritico e  palesemente sbilanciato nei confronti di “Nichi”, si arrischia pure a vedere nel sistema proporzionale l’unico modo possibile per fermare ciò che pare destinato per volontà superiore alla vittoria, un sistema elettorale che “spersonalizzerebbe la competizione”, contro “l’uomo politico più vecchio d’Occidente.
Improvvisamente il sistema elettorale proporzionale, diventa ben peggiore della “porcata” Calderoli, se serve a bloccare il “ciclone Nichi”.
Un ciclone che parte “dal basso”, con un progetto politico “nuovo”, oltre i vecchi partiti “paludati”, che accentra sulla persona del governatore pugliese tutta l’attenzione, lui da solo, contro la “nomenklatura della vecchia politica”, tra slogan emozionali quanto generici, molto simili alla comunicazione pubblicitaria.
Rimane davvero difficile non vedere, in questa operazione del governatore pugliese, pericolose similitudini con l’avversario politico, lo stesso Vendola, indirettamente svela quest’aspetto quando parla di battere un uomo ormai troppo vecchio “vittima del suo sistema”, un sistema che evidentemente è stato interiorizzato da Vendola stesso, che con queste parole pare , parli più di una “successione” all’avversario che di una “sconfitta” dello stesso.
Insomma il “berlusconismo” ha intriso l’Italia a tal punto che non si può far a meno delle sue meccaniche per battere “l’originale”, che non può che essere battuto da una figura capace di prenderne il posto e quindi di incarnarne alcuni aspetti, “Canis canem edit”, direbbero i latini.
Di ciò non si avvede la Dominijanni, o perlomeno non fa menzione nel suo articolo forse anch’essa sedotta dal “Desiderio”, che si  sa, “quando parte può arrivare dove vuole”, ma proprio perché prodotto da un impulso irrazionale, non ha certo in dote il dono dell’obbiettività.

sabato 9 maggio 2009

Bertinotti e la morte della Sinistra. Tanto peggio tanto meglio.

Mettiamo subito una cosa in chiaro, chi scrive è da sempre un militante di Rifondazione, l'ha votata e continuerà a farlo alle europee di giugno, così come al congresso della "resa dei conti" del luglio 2008 ha votato la mozione Ferrero.
Nessun dubbio sul mio personale pensiero, proprio perchè voglio essere il più chiaro possibile.
Se per anni ho ritenuto (e lo ritengo, ahimè, ancora) Bertinotti, una delle più grandi "menti" della sinistra italiana, aldilà dei puerili sbeffeggi riguardo certe sue prese di posizione (una su tutte la "caduta" del primo governo Prodi), trovo sconcertante il discorso del vecchio "padre padrone" di Rifondazione Comunista riguardo la "tabula rasa" della sinistra extraparlamentare.
Trovo che le dichiarazioni di questi giorni su alcuni giornali (a cui il segretario attuale, Ferrero ha poi risposto oggi su Liberazione) in occasione della presentazione del suo nuovo libro ("Devi augurarti che la strada sia lunga", ndr) siano del tutto fuori luogo e denuncino il più grande limite di Bertinotti, mettendolo a nudo, ovvero che egli sia di fatto un "leader autoreferenziale", miope nel riconoscere i suoi stessi errori e quelli di una ex classe dirigente di delfini e figliocci suoi, che fino a qualche mese fa decideva le sorti di Rifondazione dalle poltrone più prestigiose.
Dire che "tanto peggio, tanto meglio", riferendosi ad una possibile scomparsa di tutte le piccole forze della sinistra italiana anche dal parlamento europeo, sa tanto di "muoia Sansone e con esso tutti i Filistei".
Peccato che il Sansone della sinistra italiana oltre il progetto moderato del PD, fosse proprio lui.
Non va certamente dimenticato come alcune decisioni abbiano messo Rifondazione all'angolo e se prima il sostegno (invero, a mio avviso obbligato) al secondo governo Prodi aveva scontentato buona parte della base più radicale del partito, l'elezione di un segretario a gettone come Giordano e la nascita dall'alto della Sinistra l'Arcobaleno poi, avevano definitivamente dato il colpo di grazia al partito.
Colui che oggi protesta, e accusa la sua ex creatura di essere "vetero comunista", è lo stesso che mesi addietro, con decisioni antidemocratiche (chi ha deciso di creare SA? I militanti, la base? O certi dirigenti di partito?) e assai discutibili ha di fatto, costretto il partito a ripartire dall'unica cosa che ancora rimaneva intatta, il suo simbolo, la sua identità d'alternativa radicale.
Anche perchè, ad oggi, tentare nuovi esperimenti politici all'insegna dell'apertura sembra assai rischioso, e purtroppo l'unica strategia che pare essere possibile è quella dell'autoconservazione, in attesa di tempi migliori.
Inoltre, nel panorama popolato da i nani della sinistra extraparlamentare, ogni nuovo progetto, vedi Sinistra e Libertà, non può che apparire all'elettorato come l'ennesimo fastidioso cartello elettorale, privo di contenuti veri, ingabbiato dalla situazione paradossale dell'unità a sinistra a partire però da scissioni, frazionamenti, veleni e intrighi di potere.
Eppure oltre il PD , nella devastazione delle idee e dei programmi, oltre il calderone del bipartitismo e dell'antipolitica, ci sarebbero praterie enormi.
Il principale errore di Fausto Bertinotti è stato quello di intravedere questi spazi, di cavalcarne i movimenti ma di non riuscire a convogliarli in un'unica spinta coesa.
Perdendo di vista l'unica maniera possibile di farlo, ovvero quello della partecipazione, della costruzione della politica dal basso, oltre i normali meccanismi dei partiti politici di vecchio stampo.
Nel 2001 Rifondazione era l'avanguardia vera di un processo politico, partito da Seattle e legato ai movimenti, che in altri paesi, vedi l'america latina, ha portato anche a casi clamorosi di successo, senza moderatismi, in maniera anche molto radicale e sopratutto a esperienze di governo.
Quello che Bertinotti rivendica e contemporaneamente in Rifondazione non vede, è questa spinta verso il "nuovo", verso la nuova politica.
Paradossale.
Proprio lui che questa spinta l'ha di fatto stoppata, fermata sul nascere.
Non basta proclamarsi altromondisti per essere "nuovi", se poi si mantengono gli stessi "vecchi metodi stalinisti" comuni al PCI (stessi metodi rimasti anche all'interno del PD) per creare questi "nuovi" soggetti.
La Sinistra l'Arcobaleno era solo un penoso tentativo di cartello elettorale così come oggi lo è Sinistra e Libertà.
Così come lo sono appunto certe dichiarazioni dell'ex "lider maximo", che nonostante non prenda chiaramente posizione, dice che poi voterà per Musacchio alle europee e quindi per Sinistra e Libertà, di conseguenza.
Insomma il vecchio re è nudo.
E dal suo esilio dorato, tra cachemire, poltrone e vitalizi statali vita natural durante, il vecchio padre da l'assenso ai vuoti progetti dei suoi eredi.
Peccato che oltre a se stesso, Bertinotti col suo modo di fare, non abbia creato nulla al di fuori della presenza ingombrante del suo carisma, se non un gruppo vuoto che è l'espressione stessa dei vizi del loro creatore, delfini appunto, che senza di lui sono niente.
Fortunantamente non è successo così anche per il "suo" ex partito, ancora in possesso almeno della storia delle lotte della sinistra italiana, ultimo baluardo d'immagine e si spera in futuro anche di contenuti, in quel deserto che è la sinistra in Italia.
E che lo stesso Bertinotti per colpa del suo enorme ego, ha contribuito a creare.