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lunedì 11 gennaio 2010

Consigli per gli acquisti


Questa volta, come consiglio, un altro libro, che in questi giorni purtroppo è davvero d'attualità.
Gian Antonio Stella, pluricelebrato autore e giornalista del Corriere della Sera, nonchè editorialista, già conosciuto per il famosissimo "La Casta" (scritto con S.Rizzo), ha scritto questo libro, nell'ormai datato 2003.
Libro, che se non ricordo male ha ripreso il titolo da alcuni manifesti della Lega, in cui barconi pieni di immigrati che campeggiavano nella foto, venivano per l'appunto appellati con la parola dispregiativa "orda".
Un libro che, inutile dirlo, non ha minimamente sentito il peso degli anni, anzi, paradossalmente è più attuale oggi di quando è stato scritto, in quanto la Lega ha subito un'ascesa proprio negli ultimi tempi, portandosi dietro uno strascico razzista, di cui anche in questi giorni sono piene le pagine dei giornali e i servizi dei Tg.
Tanto che, il testo è stato pure aggiornato, in successive edizioni e ristampe, segno evidente di come, il problema dell'immigrazione sia sempre più d'attualità e i dati e le analisi riguardo il fenomeno siano assolutamente feconde.
Il libro, come vedete dall'immagine accanto, si chiama appunto "L'orda", con il sottotitolo "quando gli albanesi eravamo noi".
Un sottotitolo che fa immediatamente capire una cosa, quanto sia labile l'odio etnico nel nostro paese e sia spesso frutto di accanimento contro un flusso migratorio in particolare, fino al momento che questo, integratosi, non lascia spazio ad un altro, più nuovo e "di moda",  nelle cronache della stampa.
Evidenziando un fatto talmente palese da sembrare stupido, ovvero che ogni nuova "ondata" d'immigrati porta con se un'insieme di persone di tutti i tipi, che prima dell'integrazione, per colpa anche di situazioni di vita ai margini, tende facilmente a comparire nella cronaca (non solo con fatti eclatanti) per fatti di varia delinquenza, fino a che, stabilizzandosi, "sparisca", come già detto, dall'attenzione dei media.
Dai primi anni in cui sulle nostre spiagge arrivarono i primi "vu cumprà", marocchini e nord africani, c'è stato tutto un susseguirsi di nazionalità che hanno avuto ribalta, per poi lasciare spazio ad altre; polacchi, cinesi, albanesi, cingalesi, rumeni, o etnie come ad esempio gli zingari Rom.
Nel mezzo di questi flussi una serie di episodi più o meno gravi di razzismo, violenza e sopratutto disinformazione.
Che il bravo Stella con la consueta calma e pacatezza sfuma, analizza, dipana, corregge.
Chi direbbe infatti, oggi, che la regione italiana con più emigrati dalla fine del 1800 fino agli anni 50 del 900, è stata, più di tutte il "padano" Veneto, del profondo Nord Est?
Un vero e proprio paradosso storico.
Uno dei tanti che dimorano all'interno del libro, suscitando più di una sorpresa e anche un sorriso.
Così, i "druidi" padani, diventano per austriaci e svizzeri, "mangiapolenta", "bocia", "tsscing" (dal rumore delle monete, riferito alla grande frequenza di lavoro minorile, degli emigranti e quindi all'interesse solo per i soldi delle famiglie che mandavano a lavorare i numerosi figli).
Così come si può scoprire che i luoghi comuni, sugli immigrati sono uguali indistintamente oggi come ieri e fanno leva sugli istinti più bassi e corporali degli aborigeni.
"Mendicanti per professione e per piacere", "assassini dopo due bicchieri", "la popolazione più sporca che sia mai esistita", "indesiderabili da bloccare, firmato Ku Klux Klan", "rubano il lavoro", "parassiti, vogliono cacciare gli australiani", sono solo alcuni dei "complimenti" riservati all'italiano emigrato, meridionale o "padano" che fosse, quando gli emigranti eravamo noi.
Americani, Austriaci, Svizzeri, Australiani etc. tutti concordi su una cosa sola, l'italiano era un parassita mangia-spaghetti (o polenta!), puzzava d'aglio ed era capace di uccidere anche per due lire con lo "stiletto che hanno sempre in tasca".
Non che poi, verso quest'ultima "qualità", quella del coltello facile (da lì l'appellativo "dagoes" da daga), avessero proprio tutti i torti, altro argomento che sfata, secondo i dati, il concetto di aumento della criminalità nel nostro paese per colpa dell'immigrazione.  Infatti dal 1991 (anno della prima grande ondata di immigrati) ad oggi, pare impossibile, ma il tasso d'omicidi ad esempio, è addirittura diminuito.
Nel 1881, ad esempio, il tasso di omicidi era addirittura dodici volte maggiore ad oggi e addirittura negli anni del vent'ennio fascista solo a Roma, (immaginando che in certe cifre non figurassero le morti politiche, sicuramente omesse dal regime), gli omicidi erano addirittura 1801 di media contro i "soli"  700 di oggi in tutta Italia.
Questo e altro troverete in questo tomo, testo utile a sfatare gli stereotipi di cui il nostro paese oggi è pieno, sopratutto in questi giorni, dopo i fatti di Rosarno.
Un libro utile per capire, nel caso ce ne fosse bisogno, come le parole del ministro Maroni, non siano solo gravi e inumane, ma anche prive di ogni fondamento logico e statistico.

sabato 9 gennaio 2010

Troppa tolleranza. Finalmente arriva la giustizia a Rosarno.


Era ora che si facesse qualcosa per risolvere il problema.
Il ministro Maroni, aveva già ammonito ieri dello spinoso problema con la solita pacatezza:

"In tutti questi anni - ha detto - è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un'immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazioni di forte degrado, come quella di Rosarno". "Stiamo intervenendo - ha aggiunto - intanto ponendo fine all'immigrazione clandestina, agli sbarchi che hanno alimentato il degrado, e a poco a poco porteremo la situazione alla normalità: questo è il nostro impegno".

In effetti, per pensare ci hanno pensato, anche se sul filo di lana di una situazione tesissima, tra abitanti del luogo e immigrati.
 E' di poche ore fa, infatti la notizia, che  durante la "deportazione" (probabilmente potrei anche togliere le virgolette), su alcuni di loro, sono arrivate anche le pallottole, questa volta, quelle vere.
Infatti, nonostante i fumosi servizi dei soliti telegiornali, utili più alla disinformazione che all'informazione, il motivo scatenante dello scontro è rimasto quasi in secondo piano.
Ad agitare una situazione resa pesante da enormi condizioni di disagio e degrado, oltre che probabilmente dallo sfruttamento lavorativo degli immigrati, è stato un episodio di provocazione, attuato tramite dei colpi sparati a salve, ieri su un gruppo di persone, immigrati appunto, della zona.
La situazione è di lì a poco degenerata, riproponendo un clima ormai tristemente caro al nostro paese, un clima d'odio e d'intolleranza che, è inutile nascondersi, si è acuito con il governo del centro-destra.
Un clima figlio di una serie di fattori facilmente individuabili, invisibili solo al "miope" Maroni, ma comuni sempre in situazioni di questo tipo.
Una rabbia che è figlia dello sfruttamento di persone che esistono solo nei campi dei lavori stagionali, invisibili allo Stato e alle istituzioni, schiavi in un mondo di servi della gleba, impauriti, scorati, da una povertà comune.
Terroni!
Una volta gridavano ai calabresi, emigrati nel "grande nord" alla fine degli anni cinquanta, in cerca di fortuna lavorativa.
Scappati dal "paese", dalla "miseria", dalla dura vita dei campi che erano ancorati ancora alla logica latifondista e padronale.
Oggi "terroni" e "padani", nonostante il federalismo, il "sud fannullone", si trovano accanto nella lotta allo "straniero".
La soluzione è semplice, ed è chiara e uguale indistintamente da sinistra a destra, già dai tempi del "governo D'Alema", governo che varò i mefitici Centri di Permanenza Temporanea, difatto dei lager legalizzati, fino ad arrivare ad oggi, allo stato di repressione perenne, al rimpatrio dei "clandestini" alla loro denuncia nel caso decidano di farsi curare, al rastrellamento per un "bianco Natale", fino al controllo delle masse dei piccoli "diversi" nelle classi delle nostre scuole con lo "sbarramento", varato proprio in questi giorni, del 30 per cento, per classe, dalla ministra Maria Stella Gelmini.
La soluzione unica, che farebbe invidia al prestigiatore più bravo, è quella di farli sparire.
Direzione, appunto, CPT di Crotone ora "ribattezzato" è proprio il caso di dirlo, "Centro d'accoglienza Sant'Anna".
Nel mezzo il pogrom abbattutosi su di loro.
Spari alle gambe, nella migliore tradizione mafiosa, bastonate e sprangate e addirittura tentativi d'investimento a mezzo auto.
Bilancio giornaliero, 37 feriti (19 tra gli immigrati e 18 tra le forze dell'ordine) di cui due gravi tra gli extracomunitari.
Situazioni di panico hanno investito poi tutto il circondario, con scontri, e disordini di ogni genere, addirittura spari da un balcone, sulla folla.
Questa sarebbe la cronaca.
L'unica cosa insomma, che sentirete dai soliti mezzi della "disinformazione", corredata da qualche dichiarazione inutile e scontata dei capi dello Stato pubblico e religioso del nostro paese, più il solito "ping pong" asfittico tra maggioranza e opposizione, fatto di scambi d'accuse (?).
Del perchè si sia verificato tutto ciò neanche l'ombra.
Perchè un gruppo di emarginati, invisibili, fino ad un minuto prima, sia esploso improvvisamente in un attacco di inaudita violenza, nessuno lo sa.
Che ci facessero lì, quelle 800 persone, dislocate in due ex fabbriche nessuno se lo domanda.
In realtà è assai semplice, sono numeri di quella manodopera a basso costo che compongono quei 20,000 immigrati, clandestini e regolari (stime CGIL, 2007) che gravitano nella zona e che la criminalità organizzata "disloca" nei vari settori, sopratutto dell'agricoltura stagionale.
Ora vengono "sgomberati", per adesso a Crotone, poi chissà.
Intervistati, alcuni di loro, fanno nomi di città come Milano, Roma, Firenze, Livorno, a chi gli chiede se lì troveranno lavoro, la risposta sempre la solita, no, niente lavoro, niente soldi.
Da una situazione di marginalità all'altra, senza nome, senza diritti.
La crisi colpisce anche loro, strato più basso della società, "sfrattati" dal loro ruolo di schiavi, ormai inutilizzati a libro paga probabilmente della "Ndrangheta", lavoratori anch'essi in esubero.
No problem, ci pensa Maroni, una mano di vernice e gli immigrati non ci sono più, a Rosarno.
In attesa che ritornino a spuntare come tante macchie nere, da qualche altra parte, in questo nostro disastrato e sempre più stupidamente razzista, paese.

domenica 19 aprile 2009

Il mio nome è "Nessuno". Il caso scandaloso della Pinar.

Finalmente si è sbloccato, alle ore 21 e 38 del 19 aprile, il caso, ormai estenuante del cargo di nazionalità turca, Pinar.
Venti immigrati e il cadavere di una donna incinta, sono finalmente sbarcati sul territorio italiano.
Erano quattro giorni che il cargo turco aveva preso a bordo un gruppo di 147 persone da due barconi che stazionavano, in condizioni già limite dell'emergenza sanitaria, tra i confini territoriali di Malta e dell'Italia.
Il Pinar è diventato suo malgrado, il simbolo di una contesa burocratica tra due paesi che hanno perso di vista fin da subito la gravità di una situazione in cui sono coinvolte un centinaio di persone considerate alla stregua di carico mercantile qualsiasi, come fossero un'ingombro di cui poter discutere in tutta calma.
Mi viene da pensare cosa sarebbe successo se le persone che sono a borgo della nave battente bandiera turca, fossero dei semplici turisti su una nave da crociera e non un gruppo di clandestini in cerca di fortuna nel continente.
Probabilmente il trattamento sarebbe stato molto diverso e tra Malta e Italia non ci sarebbe una corsa ad un contenzioso l'una contro l'altra con richiesta d'intervento dell'UE, ma ci sarebbe tutt'altra corsa, quella all'attribuzione dei meriti, della tempestività nell'intervento etc.
Per quattro giorni, su quella barca gli unici esseri umani sono stati i componenti dell'equipaggio turco, gli unici in possesso di un'identità, come se nel mondo di oggi anche il fatto di avere un corpo, una mente, una presenza fisica, non bastassero più, senza un foglio d'accompagnamento che definisce chi sei.
Sul Pinar ci sono 140 fantasmi, che hanno una vita, una storia, un nome, ma che per le autorità dei paesi coinvolti, non esistono.
Di fronte alla vita, vince nuovamente la burocrazia.
Poco importa, se su quella barca, vi sia il cadavere di una madre, ormai deceduta da giorni, con in grembo un figlio che non nascerà mai, insieme ad un gruppo di disperati di tutte le età, al limite delle proprie forze e in situazioni precarie di salute.
Una situazione che si risolve con la semplicità delle parole dell'armatore del cargo, Baris Erdogdu che dice: "Il Pinar è un cargo, non è attrezzato per questo tipo di circostanze e la situazione potrebbe solo peggiorare. Ci avevano detto che sarebbero intervenuti per rimuovere il cadavere, ma non è stato così. Che facciamo? Rimaniamo in attesa che qualcuno altro muore prima che si decidano ad intervenire? Sarebbe più logico far sbarcare prima gli immigrati e poi risolvere il contenzioso".
Invece pare proprio che sia più importante capire chi si dovrà "accollare" l'oneroso carico umano, un carico di esseri umani che nessuno vuole, che contano meno della misurazione territoriale delle acque, indispensabile per capire quali siano le acque più vicine, se quelle maltesi, o quelle italiane.
Con questo nuovo caso di emarginazione, simile a tanti altri, in questi anni in cui i governi di tutto il mondo rifiutano clandestini e immigrati, si ribadisce come, se si è poveri, non si abbia diritto a nulla, si riesca invisibili al mondo dei ricchi, l'unico possibile.
L'unica visibilità arriva solo con il pietismo, l'elemosina dei media, a un corpo straziato senza nome, come quello della ragazza nigeriana di 18 anni che nel lungo viaggio dalle coste della Libia, aveva sognato probabilmente un futuro migliore per lei e il figlio che portava in grembo.
Poco male, rimarrà per noi tutti cittadini dell'occidente ricco, solo un fantasma senza nome, compianto per qualche minuto, prima del servizio successivo di cronaca.
Un numero tra i tanti, tra i tanti morti che popolano i fondali di quella valle di lacrime che in questi anni, sta diventando, sempre più tristemente, il Mar Mediterraneo.

giovedì 12 marzo 2009

Il Mostro dentro ognuno di noi.


Eccoli qui, accanto alle righe del mio post le foto dei due indagati per stupro nel parco della Caffarella, nella periferia di Roma, accaduto il 14 febbraio scorso.
Il dibattito di questi giorni, su questo caso, si infiamma prevalentemente su due questioni, la prima sull'incompatibilità delle prove biologiche del DNA rispetto ai due aggressori e la seconda su come in realtà ci siano altre dinamiche diverse che porterebbero negli sviluppi ad altre persone e di conseguenza cambierebbero la posizione dei due imputati da carnefici a possibili complici.
Non che questo sia un "palliativo" rispetto ad un'accusa così grave ed infamante, ma sicuramente da lo spunto per una riflessione su come gli organi d'informazione propongano le proprie notizie.
Se dall'inizio, con il riconoscimento da parte della vittima di uno dei due complici, sembrava non esserci nessun dubbio sull'identità dei "mostri", informazione che tanto ha aiutato il sensazionalismo di molte delle testate giornalistiche e televisive, rimane il fatto che comunque nessuno o quasi ha fatto il suo dovere di giornalista, che è per l'appunto quello di farsi alcune domande.
E' incredibile come su certi casi di cronaca nera, ci sia un approccio così nettamente diverso a seconda se l'imputato di un caso criminoso, sia genericamente "straniero" o invece "semplicemente" italiano.
Già dagli strilli dei notiziari e dei quotidiani, si omettono nomi e cognomi e si parla di "rumeni", "rom", "tunisino", "marocchino", si parla cioè di nazionalità, etnie, appartenenze comunitarie o meno e non di persone, individui.
E se nei confronti di un crimine qualsiasi, anche il più efferato, fatto da un nostro connazionale, si costruiscono ad arte mille teorie e dinamiche, che in alcuni casi arrivano quasi a destabilizzare l'opinione pubblica e che analizzano meticolosamente la parte della vittima, ma anche dell'eventuale colpevole; nel caso di un crimine commesso da uno "straniero" (meglio se di un paese povero, immigrato, in condizioni precarie di stanzialità) l'analisi è molto meno approfondita e molto più perentoria.
E' colpevole.
Punto e basta.
Nessuno ha mai sentito una sola parola di Karol Racz o di Alexandru Loyos Isztoika, fino a qualche giorno fa, (fino a che il solito giornalista/presentatore avvoltoio, in seconda serata, svolazzando ha rilasciato il video della presunta confessione di Isztoika, di fronte alle forze dell'ordine), ma nessuno si è mai preoccupato di ciò, in fondo le bestie non parlano, al massimo grugniscono mentre compiono abietti atti, appunto "bestiali".
Chi voleva apprendere quindi qualche informazione sulla questione della Caffarella, doveva farlo solo ed esclusivamente attraverso la casta giornalistica.
Ora, se in Italia ci fosse un'informazione veramente di qualità e libera dai vincoli economici di vendita ed editoriali, non ci sarebbero problemi nell'affidarsi alla categoria che dovrebbe preoccuparsi proprio fare informazione.
Evidentemente ciò non è più possibile.
Sono sparite le famose cinque "W" (Who/Chi, What/Cosa, When/Quando,Where/Dove, Why/Perché), regole cardine del giornalismo anglosassone, sostituite dall'interesse di bandiera per le posizioni politico/economiche dell'editore.
Questo rientra pefettamente nella politica di "terrorismo psicologico" che oggi compie il governo italiano, puntando forte sulla paura del diverso, portatore di tutti i mali possibili, sporco, sleale, criminale, concorrente al lavoro, nel mercato globale dei poveri.
Così si tengono sotto controllo le masse, troppo occupate a tenersi strette quelle poche cose che hanno in mano per vedere chiaramente i problemi di una società che non saranno certo gli Alemanno, i Maroni o le ronde di quattro pensionati a risolvere.
Il problema dell'Italia di oggi è la periferia.
Quella periferia in cui si compiono atti criminosi perchè ognuno di noi vive nell'indifferenza dell'altro, sempre di corsa per arrivare al proprio "loculo" di cemento in cui rinchiudersi, davanti all'informazione scadente dei TG e ai programmi televisivi spazzatura, che ci danno la dimensione distorta di un mondo in cui noi viviamo e che sarebbe solo a pochi passi dalla porta di casa.
Una periferia culturale e sociale in cui il nostro paese è entrato, una periferia dell'informazione, della ragione.
Che si sa, quando dorme, genera per l'appunto, mostri.
Mostri dell'ignoranza.

lunedì 9 marzo 2009

Chi è senza peccato...

Lunedì, settembre 15, 2008



Abdul Guibre


GIOVANE UCCISO A MILANO, CHIESTA LA CONVALIDA DEI FERMI
MILANO - Il Pm di Milano Roberta Brera ha chiesto la convalida dei fermi di Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio accusati di concorso nell'omicidio di Abdul Guibre, il ragazzo di 19 anni colpito a sprangate a Milano e morto dopo alcune ore in ospedale. La contestazione formulata dalla Procura è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Ieri sera i due indagati erano stati interrogati fino a tardi dal Pm e, assistiti dall'avvocato Elisabetta Radici, hanno ammesso il pestaggio e si sono giustificati spiegando di essere stati vittima di un furto di alcune confezioni di biscotti e, credevano, anche di parte dell'incasso del loro bar. Il figlio é parso agli inquirenti particolarmente 'stravolto' per quanto accaduto. Sarà ora l'autopsia a stabilire come sia morto esattamente il giovane, definendo in particolare quanti colpi, in quali parti del corpo, e con quali oggetti li abbia subiti. Sicuramente almeno un colpo ha raggiunto la testa. 'E' un fatto gravissimo indipendentemente da chi sia la vittima e chi siano gli aggressori' commentano dalla Procura. Con tutta probabilità, i due fermati saranno interrogati tra domani e dopodomani dal Gip.



Da quella Milano 'da bere', quanto tempo è passato...
Oggi forse non conviene 'bere' e quindi fermarsi ad un chiosco, con gli amici, per ristorarsi e placare magari la sete.
Non conviene se tu e tuoi amici siete un gruppo multietnico e magari vi vestite secondo lo street style hip hop.
Qualcuno potrebbe pensare che uscendo dal suo negozio, visto che siete neri, e vestiti a quel modo la...beh...volete che non abbiate rubato qualcosa?
Sicuramente si.
Magari un preziosissimo pacco di biscotti.
Chissà, magari erano pure al cioccolato.
Ironia della sorte.
Ecco un buon motivo per inseguirvi, ripetutamente, e colpirvi a sprangate con il bastone della saracinesca...
Ma no, non si tratta di razzismo.
'Avrei fatto lo stesso con un ragazzo di un altro colore', dice il figlio del proprietario del chiosco, probabilmente, l'assassino.
Credo che questa frase si commenti inquietantemente da sola.
Quindi ne dovrei dedurre due cose; o ci si trova di fronte ad una persona con seri problemi mentali, o di gestione della rabbia, che appena vede un bambino che gli porta un pacchetto di patatine fuori dal negozio lo rincorre e lo prende a sprangate, oppure che chi ci sta di fronte, influenzato dall'ignoranza, dal clima di tensione e paura che tg,quotidiani e ministri, ogni giorno ci urlano, abbia, perso la testa dando sfogo ai suoi istinti più bassi.
Probabilmente i due gestori del chiosco erano davvero razzisti, o magari no.
Non è questo il punto.
Il punto è che oggi in Italia si è perso quel freno inibitorio che fino a qualche tempo fa, non solo la giustizia, ma anche la società ci 'imponeva'.
Nessun limite, si possono bruciare i campi rom, si possono aggredire due ragazzi, solo perchè sono rumeni, si può uccidere un coetaneo perchè 'con il codino' e forse 'di tendenze di sinistra', si può riempire di botte un ragazzo perchè è 'un finocchio'.
Oggi ci si sente autorizzati a fare tutto questo, senza pensare che, forse, 'il nemico', il diverso, il nero, lo zingaro, il rumeno, lo straniero, hanno una vita, una famiglia, dei figli, degli amici.
Come noi, magari.
Dobbiamo sfogare le nostre paure.
Domandiamoci tutti perchè, perchè 'dobbiamo' avere paura.
A quanti di noi hanno rubato in casa, quanti di noi hanno avuto problemi con 'lo straniero'.
Forse non tutti sanno che alla fine dell'800, a Roma, c'erano 1200 circa, omicidi all'anno e ora in tutta Italia non arrivano a 800, se cerchiamo poi quelli commessi solo da stranieri, la cifra scende vertiginosamente.
Vedrete anche che dal 1991, anno della prima vera ondata di immigrati in Italia, ad oggi, gli omicidi, sono addirittura diminuiti.
Eppure ci sono qualche milione di persone, immigrate, in più.
Sono addirittura di più i morti sul lavoro, dei morti per omicidio.
Ma noi abbiamo paura, tanta paura.
Dagli allo straniero, dagli al nero, al diverso!
Perchè non so che fare, perchè non so con chi prendermela.
Ecco che allora gli inviti dei ministri come Maroni, dei sindaci 'sceriffo' come Alemanno, degli assessori illuminati come Cioni a Firenze, che invece di occuparsi delle buche, si occupa di zingari ai semafori, ci sembrano la priorità...
Io non sono razzista però...
Però una bastonata, un calcio, o un pugno nel mucchio, ce lo tireremmo volentieri tutti.
L'importante è essere in maggioranza però.
Magari 13 contro uno.
Con la maggioranza e grazie alla maggioranza (se armata meglio) si sono digerite le epurazioni, i prigionieri politici, i morti assassinati, le leggi razziali, i lager e i gulag.
In Italia lo sappiamo bene, mascelle volitive, sorrisi, pulizia e spranghe ci hanno sempre convinto.
Peccato ci abbiano impedito di vedere altri problemi, forse veri sul serio quelli.
Tipo la disoccupazione, i contratti e i salari di lavoro, il nepostismo, le associazioni mafiose, le caste politiche, le leggi 'ad personam', i conflitti di interessi, le scalate bancarie, le bancarotte..
Le vere grandi diversità.
Tra chi prende 1000 euro al mese e chi candidamente dopo aver evaso qualche milione di euro di tasse, ci dice, 'mica lo sapevo'.
Di quelli che ci piace citare come i migliori in qualcosa tra l'orgoglio italiano di tutti (boia chi molla, vero Buffon?), ma che hanno la residenza a Monaco, in Liechtestein, o magari i conti bancari in Svizzera.
Forse sono loro gli stranieri.
Perchè estranei a tutte le cose, e i problemi del comuni mortali, della gente 'normale'.
Che si prende a sprangate, che prende a sprangate un ragazzo di 19 anni, che potrebbe (un luogo comune ogni tanto concedetemelo) essere il figlio di uno dei due aggressori.
Per un pacchetto (ad ora nemmeno trovato) di biscotti.
Maledetti biscotti, ma che ci metteranno dentro...