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mercoledì 16 febbraio 2011

La Caduta? Berlusconi e l'Italia a"nudo".

Pare proprio che lo processeranno.
In un finale cinematografico, che ricorda un po' le vicende di Al Capone, anche lui "incastrato" per motivi più "futili" di ciò che gli sarebbe dovuto essere stato imputato, Silvio Berlusconi, pare davvero al capolinea.
I reati imputati, le accuse di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile in merito al caso "Ruby", sono infatti passibili di giudizio con rito immediato.
Che sia dunque la fine?
Il resto dell'arco parlamentare, oltre il Pdl, si leva in un'onda di polemiche, assai prevedibili, tra dichiarazioni che sembrano ormai, una sorta di disco rotto, viste le molteplici occasioni avute in questi anni per commentare una sorta di "deja-vu" politico, che si è più volte ripetuto.
Un Berlusconi così in difficoltà però, francamente, non si era mai visto.
Tanto che, anche i fedelissimi, o anche gli alleati (vedi Lega), non sono più così sicuri del sostegno alla sua figura istituzionale, ma anzi, oltre le solite frasi di circostanza, di fiducia e garantismo nei confronti del premier, si ha la sensazione, che ci possa essere un massiccio riposizionamento nell'arco politico.
Persi i"finiani", da poco fondatori di Futuro e Libertà, anche la Lega pare guardarsi attorno, più che altro, per l'imbarazzo di dover sostenere, sempre più sola, un personaggio impresentabile, alla propria base, da sempre intransigente.
Se da un lato a destra, si aprono scenari incredibili, a sinistra, pardon, nel centro-sinistra, c'è una certa fibrillazione, dovuta non tanto all'emozione di vedere il nemico di sempre collassare, ma invece perchè, in caso di un prematuro giudizio del premier, tutti i veli, cadrebbero a terra.
Le ambiguità, sempre messe in secondo piano, grazie alla "extrema ratio" dell'unità tra diversi, contro "l'arcinemico", vengono, dunque a dissolversi.
Il Pd, la giustizialista IdV, ma anche il leader di SeL Vendola, sono ora alle scelte decisive.
Come si posizioneranno in un'eventuale "dipartita" di Berlusconi?
Ci sarà l'esigenza di costruire le nuove "sante alleanze" su programmi chiari e non più contro qualcuno.
Difficile che ciò accada in tempi brevi e nel caso di elezioni anticipate,  si attendono dei veri e propri stravolgimenti giornalieri, tra indiscrezioni di vario tipo, seduzioni "centriste" per il Pd, aperture possibiliste a larghe intese per Vendola, silenzio per l'Idv, quasi orfana ormai, del nemico di sempre.
Se Berlusconi cadrà, lascerà un paese, che come più volte ho detto, non può più fare a meno di lui.
Il "berlusconismo", ben visibile, non solo, nel "leaderismo" politico dei partiti-personali, di questa ultima coda della "seconda Repubblica", si allarga anche alla società italiana tutta, permeata di quella "cultura dell'immagine" ormai inscindibile dai costumi degli italiani.
Sorge il dubbio quindi, del fatto che, debellata la radice del "male", gli "anticorpi" della società italiana siano oggi insufficienti per debellare la totalità del "male" stesso, ormai esteso, come un cancro, a tanta parte del corpo delle istituzioni italiane.
Berlusconi che anche Nichi Vendola, riesce comunque a vedere come "l'uomo nuovo della politica italiana negli anni post Tangentopoli", ha superato, forse inconsapevolmente se stesso, ha creato le premesse per un disegno reazionario più grande della sua figura stessa.
Nell'Italia in cui, c'è una situazione di estrema difficoltà economica e sociale, Berlusconi, ha eluso il conflitto, ha creato il consenso "fasullo" attraverso i media, ha introdotto una sub cultura (qualcuno l'avrebbe chiamata "rivoluzione passiva") che sì è sostituita agli ultimi baluardi che permanevano innestati nell'anima della costituente post bellica.
Berlusconi - e non sono un caso i suoi legami con la massoneria di Propaganda 2 - ha "rivoluzionato" il panorama politico italiano, cambiando tutto, anche i propri avversari.
Che sono oggi solo i rappresentanti, di una sovrastruttura, qual'è oggi la politica italiana, del tutto scollata ormai, dal favore dei potenziali elettori.
Berlusconi, com'è evidente, cadrà, prima o poi, se non il 6 aprile, lo farà per altre questioni, in altre occasioni, fossero anche i suoi - come quelli di tutti - limiti biologici.
L'eredità, il lascito però, rischia di essere più pesante della sua figura stessa.
Il "caimano" infatti ha cannibalizzato non solo se stesso, ma anche tutto il costume e la società italiana, del tutto "berlusconizzata", perchè incentrata sulla sua figura, seppur decadente, ma sempre indispensabile.
Tanto che, i suoi avversari politici, anche agli albori della sua dipartita politica, sono del tutto incapaci di pensarsi senza di lui, nessuna proposta, nessuno "scarto progressista", solo commenti, qualche futile raccolta di firme.
Come se con una semplice raccolta di firme si potesse cacciare un poltico, regolarmente eletto.
Occorrerebbe forse, domandarsi come sì è arrivati a questo punto.
La sensazione, spiacevole e che desta inquietudine, è quella che nell'Italia post Berlusconi non si sia compiuto, quel decisivo passo che portò dopo il fascismo alla nascita di uno Stato nuovo, innestato sulla Carta Costituzionale.
Gli anticorpi non sono, questa volta, stati prodotti, e l'Italia malata, rischia di essere come una paziente operata in ritardo, se non morta del tutto, destinata ad una serie di danni irreversibili...

sabato 9 gennaio 2010

Troppa tolleranza. Finalmente arriva la giustizia a Rosarno.


Era ora che si facesse qualcosa per risolvere il problema.
Il ministro Maroni, aveva già ammonito ieri dello spinoso problema con la solita pacatezza:

"In tutti questi anni - ha detto - è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un'immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazioni di forte degrado, come quella di Rosarno". "Stiamo intervenendo - ha aggiunto - intanto ponendo fine all'immigrazione clandestina, agli sbarchi che hanno alimentato il degrado, e a poco a poco porteremo la situazione alla normalità: questo è il nostro impegno".

In effetti, per pensare ci hanno pensato, anche se sul filo di lana di una situazione tesissima, tra abitanti del luogo e immigrati.
 E' di poche ore fa, infatti la notizia, che  durante la "deportazione" (probabilmente potrei anche togliere le virgolette), su alcuni di loro, sono arrivate anche le pallottole, questa volta, quelle vere.
Infatti, nonostante i fumosi servizi dei soliti telegiornali, utili più alla disinformazione che all'informazione, il motivo scatenante dello scontro è rimasto quasi in secondo piano.
Ad agitare una situazione resa pesante da enormi condizioni di disagio e degrado, oltre che probabilmente dallo sfruttamento lavorativo degli immigrati, è stato un episodio di provocazione, attuato tramite dei colpi sparati a salve, ieri su un gruppo di persone, immigrati appunto, della zona.
La situazione è di lì a poco degenerata, riproponendo un clima ormai tristemente caro al nostro paese, un clima d'odio e d'intolleranza che, è inutile nascondersi, si è acuito con il governo del centro-destra.
Un clima figlio di una serie di fattori facilmente individuabili, invisibili solo al "miope" Maroni, ma comuni sempre in situazioni di questo tipo.
Una rabbia che è figlia dello sfruttamento di persone che esistono solo nei campi dei lavori stagionali, invisibili allo Stato e alle istituzioni, schiavi in un mondo di servi della gleba, impauriti, scorati, da una povertà comune.
Terroni!
Una volta gridavano ai calabresi, emigrati nel "grande nord" alla fine degli anni cinquanta, in cerca di fortuna lavorativa.
Scappati dal "paese", dalla "miseria", dalla dura vita dei campi che erano ancorati ancora alla logica latifondista e padronale.
Oggi "terroni" e "padani", nonostante il federalismo, il "sud fannullone", si trovano accanto nella lotta allo "straniero".
La soluzione è semplice, ed è chiara e uguale indistintamente da sinistra a destra, già dai tempi del "governo D'Alema", governo che varò i mefitici Centri di Permanenza Temporanea, difatto dei lager legalizzati, fino ad arrivare ad oggi, allo stato di repressione perenne, al rimpatrio dei "clandestini" alla loro denuncia nel caso decidano di farsi curare, al rastrellamento per un "bianco Natale", fino al controllo delle masse dei piccoli "diversi" nelle classi delle nostre scuole con lo "sbarramento", varato proprio in questi giorni, del 30 per cento, per classe, dalla ministra Maria Stella Gelmini.
La soluzione unica, che farebbe invidia al prestigiatore più bravo, è quella di farli sparire.
Direzione, appunto, CPT di Crotone ora "ribattezzato" è proprio il caso di dirlo, "Centro d'accoglienza Sant'Anna".
Nel mezzo il pogrom abbattutosi su di loro.
Spari alle gambe, nella migliore tradizione mafiosa, bastonate e sprangate e addirittura tentativi d'investimento a mezzo auto.
Bilancio giornaliero, 37 feriti (19 tra gli immigrati e 18 tra le forze dell'ordine) di cui due gravi tra gli extracomunitari.
Situazioni di panico hanno investito poi tutto il circondario, con scontri, e disordini di ogni genere, addirittura spari da un balcone, sulla folla.
Questa sarebbe la cronaca.
L'unica cosa insomma, che sentirete dai soliti mezzi della "disinformazione", corredata da qualche dichiarazione inutile e scontata dei capi dello Stato pubblico e religioso del nostro paese, più il solito "ping pong" asfittico tra maggioranza e opposizione, fatto di scambi d'accuse (?).
Del perchè si sia verificato tutto ciò neanche l'ombra.
Perchè un gruppo di emarginati, invisibili, fino ad un minuto prima, sia esploso improvvisamente in un attacco di inaudita violenza, nessuno lo sa.
Che ci facessero lì, quelle 800 persone, dislocate in due ex fabbriche nessuno se lo domanda.
In realtà è assai semplice, sono numeri di quella manodopera a basso costo che compongono quei 20,000 immigrati, clandestini e regolari (stime CGIL, 2007) che gravitano nella zona e che la criminalità organizzata "disloca" nei vari settori, sopratutto dell'agricoltura stagionale.
Ora vengono "sgomberati", per adesso a Crotone, poi chissà.
Intervistati, alcuni di loro, fanno nomi di città come Milano, Roma, Firenze, Livorno, a chi gli chiede se lì troveranno lavoro, la risposta sempre la solita, no, niente lavoro, niente soldi.
Da una situazione di marginalità all'altra, senza nome, senza diritti.
La crisi colpisce anche loro, strato più basso della società, "sfrattati" dal loro ruolo di schiavi, ormai inutilizzati a libro paga probabilmente della "Ndrangheta", lavoratori anch'essi in esubero.
No problem, ci pensa Maroni, una mano di vernice e gli immigrati non ci sono più, a Rosarno.
In attesa che ritornino a spuntare come tante macchie nere, da qualche altra parte, in questo nostro disastrato e sempre più stupidamente razzista, paese.

lunedì 2 novembre 2009

Primo sondaggio concluso...Riflessioni.


Qualche mese fa ho deciso di fare, un po' per gioco e un po' per diversificare il contenuto del blog, una prova.
Ho deciso, grazie alla funzione che Blogger da agli utenti, di aggiungere un sondaggio.
Il tema del sondaggio era: quale formazione politica, nel caso ci fossero delle nuove elezioni politiche, i lettori avrebbero votato, attualmente.
Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso.
Innanzitutto, non avrei mai pensato che nonostante i pochi mesi di vita del blog e un traffico medio, d'utenza ancora basso, ci fossero comunque molte persone interessate ad esprimere una propria preferenza.
Inoltre, anche se ovviamente il sondaggio non ha nessun valore statistico, porta in dote, alcune interessanti considerazioni.
La prima è che, nonostante il blog sia orientato politicamente a sinistra, ha ricevuto nel sondaggio anche il voto di elettori del centro-destra, nella misura di 6 voti per il Popolo delle Libertà.
Altre chiavi di lettura interessanti che il sottoscritto ha tenuto d'occhio è il repentino aumento dei voti del PD, che si ferma a 13 voti, dopo l'elezione di Bersani, così come la costante crescita dell'Italia dei Valori, leader indiscussa di questo sondaggio, fin dai primi momenti, con 14 voti e il 33% totale.
La sinistra extraparlamentare, nonostante la nutrita presenza di "followers" di questo elettorato, rincorre con 8 voti e il 19% di voti totali.
Spicca però il dato da non sottovalutare, proprio perchè il blog è orientato a sinistra, della totale assenza di voti verso Sinistra e Libertà, con tutti i voti "sinistri" che pendono verso la Federazione della Sinistra d'Alternativa (ex lista anticapitalista di PRC-PDCI-Socialismo 2000), uno zero "pesante", per SeL, sopratutto perchè la dimestichezza di tanti utenti ed elettori con il web, ha sempre visto come protagonista questa lista nella rete.
Evidentemente, il congresso dei Verdi, gli scandali della giunta pugliese, del presidente Vendola, le molteplici gaffe, dell'ingombrante Sansonetti e un progetto un po' appannato, che a conti fatti si è rivelato solo un cartello elettorale, come dimostrano i tanti messaggi di disappunto degli elettori di SeL nei confronti della propria dirigenza politica, ha tarpato le ali al progetto.
 Zero, come i voti alla Lega Nord, che trovano giustificazione forse, in un elettorato sicuramente più attempato, meno scaltro quindi, quando si parla di nuove tecnologie.
In ultimo, un applauso all'unico "coraggioso" che in questi lidi ha dato il suo favore all'UDC, quando la difesa della laicità e gli attacchi al Vaticano, sono il pane quotidiano del blog.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti voi per la partecipazione ed il sostegno al blog e v'invito a votare ancora più numerosamente ai prossimi sondaggi.

domenica 13 settembre 2009

Berlusconi, è la fine?

In questi giorni l'uomo di Arcore è come al solito al centro dell'attenzione, ma non per qualche dichiarazione giornaliera al vetriolo contro le moltitudini di avversari o per qualche gaffe internazionale come suo solito.
Ma perchè, dopo una serie di polemiche sulla libertà di stampa, cominciate con gli attacchi ai quotidiani la Repubblica, l'Unità e l'Avvenire, alcuni dei suoi alleati politici stanno lentamente, ma nettamente, prendendo le distanze dal capo del governo.
Gianfranco Fini, attaccato duramente dal giornalista "a gettone" di Silvio Berlusconi, Vittorio Feltri, dopo alcune dichiarazioni riguardo la libertà di stampa, proprio contro i metodi antidemocratici del cavaliere, ha continuato in questi giorni a mettere in evidenza "un problema", così lui l'ha chiamato, che attualmente c'è all'interno del partito del PDL.
Un problema, che non è certo difficile immaginarselo, riguarda la leadership del partito stesso, oltre lo stesso Berlusconi, personaggio oramai impresentabile di fronte ai media e ai rappresentanti politici internazionali.
Berlusconi quindi, come hanno titolato alcuni giornali nei giorni scorsi, appare come una bestia ferita, che, viste le precarie condizioni di salute, si dibatte sempre più ferocemente contro l'aggressore, per paura di poter perire.
Se già alcuni fedelissimi del premier come Bonaiuti, si sono affannati a chiudere la breccia Fini-Berlusconi, altri però, stanno in attesa di ulteriori sviluppi, dato che non è chiaro ancora da che parte penderà la bilancia dello scontro e come sapete in Italia i nostri governanti sono maestri nel "riciclo politico".
Ma i movimenti tellurici non finiscono qui, tra gli alleati di maggior peso, anche per via di un pericoloso appoggio esterno, c'è la Lega.
Una Lega che ancora di più sa di avere un grosso potere decisionale nel governo e contro lo stesso Berlusconi; la storia d'Italia degli ultimi 15 anni ci insegna come il binomio Berlusconi-Bossi sia sempre stato labile e spesso frutto solo di ingenti finanziamenti da parte del presidente del consiglio all'amico-nemico "padano", atti a chiudere la bocca al focoso Umberto.
La richiesta di quattro o almeno tre presidenze regionali da parte del partito dei "verdi di Pontida" come controparte di un solido bacino di voti al Nord, pare ormai l'unica soluzione certa che ha il premier per non soccombere a una situazione che lo vede costretto in scacco da entrambe le parti dai suoi stessi alleati politici.
Gli attacchi degli scorsi giorni di Bossi contro Fini riguardo l'eventuale voto agli immigrati, sono l'ennesimo "tatticismo" in attesa di sviluppi concreti, di chi in questi anni è stato indubbiamente maestro (la Lega) nel far valere il proprio peso politico nel momento opportuno, nel momento in cui Berlusconi è stato sempre in evidente difficoltà e sopratutto dipendente dall'appoggio dei voti del "senatùr" padano.
Fini dal canto suo fa incetta di lodi sia da una parte che dall'altra dell'arco parlamentare, incassando consensi sia nel PD che tra le file dell'UDC, dove il presidente della camera dei deputati, ha addirittura ricevuto approvazioni entusiastiche intervenendo un paio di giorni fa al congresso degli Stati generali dell'Udc.
Congresso in cui, anche Rutelli in maniera sibillina, dichiara che auspicherebbe un nuovo partito di centro in cui riunire l'ala democratica dei fedelissimi di Fini, più l'UDC e la parte più moderata e cattolica del PD.
Più o meno l'idea del "grande centro" tanto decantata da Pierferdinando Casini in questi anni di esilio dalla casa delle libertà.
Ci sarebbe un orizzonte futuro tutto da scoprire, quindi, nella politica italiana, che assomiglia sempre più ad un terremoto se pensiamo che ad ottobre c'è anche il primo congresso del Partito Democratico.
Una situazione che potrebbe portare ad un rivoluzionamento pesante degli equilibri politici se il governo dovesse cadere, e che avrebbe pesanti ripercussioni sull'attuale capo di governo.
Che tornerebbe ad essere un politico come tanti e non più il leader indiscusso e il padre padrone della maggioranza.
Quel che è certo attualmente, oltre la cortina fumosa degli accordi possibili e fantascientifici tra forze di partito, è che il sistema elettivo maggioritario, così come l'idea di un bipolarismo all'americana, aldilà delle dichiarazioni di facciata, anche dello stesso Fini, è definitivamente stato bocciato, in un paese in cui il vecchio adagio "morto un Papa se ne fa un'altro" sembra ormai, non un proverbio popolare, ma un assodato teorema scientifico.

martedì 1 settembre 2009

Indovina chi l'ha detto? Soluzione e nuovo quesito!

"Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito partito fascista.
Questi sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo elettivo. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole dell Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano di potere il parlmento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore.
Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli:dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da ammortizzatore. Hanno usato le televisioni come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostruzione del partito fascista"
(Ansa, 12 febbraio 1995)

Ora il detentore del vero membro duro padano, è pappa e ciccia con Mister B.
Nonostante ne abbia dette di cotte e di crude, l'abbia insultato in tutte le maniere, e sopratutto, molto prima di Repubblica (se non ricordo male nel 1998) con il quotidiano del suo partito La Padania, ha addirittura fatto per primo le fatidiche "dieci domande" al Cavaliere, oggi ci va a braccetto; improvvisamente, sparate "velleitarie" sui clandestini, dialetti, inni nazionali, ma sullo psiconano...nulla più...
Però la Lega è cresciuta, si è addirittura ritrovata tra le mani un canale televisivo suo, ha un giornale proprio, addirittura un suo concorso di bellezza, circoli in tutta Italia...
Chissà chi le avrà dato tutti questi soldi in tempi in cui, le cose non andavano affatto bene come adesso...
Io un'idea ce l'avrei...

E ora, il nuovo capolavoro:

"Se vuol rifondarsi, la sinistra deve ripartire da vostro retroterra ideale.
La vera sinistra non nasce dal bolscevismo ma dalle cooperative bianche dell'ottocento.
Il partito Socialista è venuto dopo le cooperative, il partito comunista dopo ancora e i gruppi nati col '68 sono tutti spariti. Solo l'ideale lanciato dal CL (Comunione e Liberazione ndr) negli anni '70 è rimasto vivo perchè è quello più vicino alla base popolare.
E' lo stesso ideale che era anche nelle cooperative: un fare che è anche educare.
Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del PCI, per un po' penso di chiamrlo "Comunità e Libertà".
Perchè tra noi e voi le radici sono le stesse"
(Meeting di Rimini di CL, 23 agosto 2003)

Questo signore il prossimo autunno sarà certamente protagonista...non è nemmeno troppo difficile...che dire...evviva la laicità dello stato.

giovedì 12 marzo 2009

Il Mostro dentro ognuno di noi.


Eccoli qui, accanto alle righe del mio post le foto dei due indagati per stupro nel parco della Caffarella, nella periferia di Roma, accaduto il 14 febbraio scorso.
Il dibattito di questi giorni, su questo caso, si infiamma prevalentemente su due questioni, la prima sull'incompatibilità delle prove biologiche del DNA rispetto ai due aggressori e la seconda su come in realtà ci siano altre dinamiche diverse che porterebbero negli sviluppi ad altre persone e di conseguenza cambierebbero la posizione dei due imputati da carnefici a possibili complici.
Non che questo sia un "palliativo" rispetto ad un'accusa così grave ed infamante, ma sicuramente da lo spunto per una riflessione su come gli organi d'informazione propongano le proprie notizie.
Se dall'inizio, con il riconoscimento da parte della vittima di uno dei due complici, sembrava non esserci nessun dubbio sull'identità dei "mostri", informazione che tanto ha aiutato il sensazionalismo di molte delle testate giornalistiche e televisive, rimane il fatto che comunque nessuno o quasi ha fatto il suo dovere di giornalista, che è per l'appunto quello di farsi alcune domande.
E' incredibile come su certi casi di cronaca nera, ci sia un approccio così nettamente diverso a seconda se l'imputato di un caso criminoso, sia genericamente "straniero" o invece "semplicemente" italiano.
Già dagli strilli dei notiziari e dei quotidiani, si omettono nomi e cognomi e si parla di "rumeni", "rom", "tunisino", "marocchino", si parla cioè di nazionalità, etnie, appartenenze comunitarie o meno e non di persone, individui.
E se nei confronti di un crimine qualsiasi, anche il più efferato, fatto da un nostro connazionale, si costruiscono ad arte mille teorie e dinamiche, che in alcuni casi arrivano quasi a destabilizzare l'opinione pubblica e che analizzano meticolosamente la parte della vittima, ma anche dell'eventuale colpevole; nel caso di un crimine commesso da uno "straniero" (meglio se di un paese povero, immigrato, in condizioni precarie di stanzialità) l'analisi è molto meno approfondita e molto più perentoria.
E' colpevole.
Punto e basta.
Nessuno ha mai sentito una sola parola di Karol Racz o di Alexandru Loyos Isztoika, fino a qualche giorno fa, (fino a che il solito giornalista/presentatore avvoltoio, in seconda serata, svolazzando ha rilasciato il video della presunta confessione di Isztoika, di fronte alle forze dell'ordine), ma nessuno si è mai preoccupato di ciò, in fondo le bestie non parlano, al massimo grugniscono mentre compiono abietti atti, appunto "bestiali".
Chi voleva apprendere quindi qualche informazione sulla questione della Caffarella, doveva farlo solo ed esclusivamente attraverso la casta giornalistica.
Ora, se in Italia ci fosse un'informazione veramente di qualità e libera dai vincoli economici di vendita ed editoriali, non ci sarebbero problemi nell'affidarsi alla categoria che dovrebbe preoccuparsi proprio fare informazione.
Evidentemente ciò non è più possibile.
Sono sparite le famose cinque "W" (Who/Chi, What/Cosa, When/Quando,Where/Dove, Why/Perché), regole cardine del giornalismo anglosassone, sostituite dall'interesse di bandiera per le posizioni politico/economiche dell'editore.
Questo rientra pefettamente nella politica di "terrorismo psicologico" che oggi compie il governo italiano, puntando forte sulla paura del diverso, portatore di tutti i mali possibili, sporco, sleale, criminale, concorrente al lavoro, nel mercato globale dei poveri.
Così si tengono sotto controllo le masse, troppo occupate a tenersi strette quelle poche cose che hanno in mano per vedere chiaramente i problemi di una società che non saranno certo gli Alemanno, i Maroni o le ronde di quattro pensionati a risolvere.
Il problema dell'Italia di oggi è la periferia.
Quella periferia in cui si compiono atti criminosi perchè ognuno di noi vive nell'indifferenza dell'altro, sempre di corsa per arrivare al proprio "loculo" di cemento in cui rinchiudersi, davanti all'informazione scadente dei TG e ai programmi televisivi spazzatura, che ci danno la dimensione distorta di un mondo in cui noi viviamo e che sarebbe solo a pochi passi dalla porta di casa.
Una periferia culturale e sociale in cui il nostro paese è entrato, una periferia dell'informazione, della ragione.
Che si sa, quando dorme, genera per l'appunto, mostri.
Mostri dell'ignoranza.