Come sempre, con la solita cadenza annuale, anche quest'anno si è conclusa la manifestazione canora, tradizionalmente dagli anni '50 sempre su canali televisivi Rai, più famosa della nostra penisola, il Festival di Sanremo.
Normalmente non ne parlerei, se non che, insieme a tutto lo strascico mediatico di polemiche riguardo la composizione del podio, sono emersi alcuni interessanti spunti di riflessione.
Tra chi, nello stuolo dei fan dei vari artisti, grida allo scandalo, a chi sbeffeggia l'ex testa coronata (il principe Emanuele Filiberto di Savoia) piazzatosi incredibilmente secondo, per arrivare addirittura ai soliti intrecci della storia italiana dell'ultimo mezzo secolo che in questi casi si usa "tirare in ballo", intrecci di poteri forti, quali massoneria, mafia, lobby economiche.
Qualche dubbio, in effetti è lecito porselo, sopratutto vista la concomitanza sia l'anno scorso che quest'anno di una vittoria assegnata ad un protagonista della celebre serie del ramo televisivo denominato "talent show", chiamata Amici.
Una trasmissione, made in Mediaset che ha come padri putativi, Maria De Filippi, una sorta di simbolo della nuova televisione commerciale italiana e il marito, personaggio ancor più influente, quel Maurizio Costanzo. solida figura perenne delle reti di Segrate.
Due persone che stranamente hanno a turno, presenziato nella manifestazione sanremese in "appoggio" ai propri "eletti", che poi hanno, per due anni consecutivi appunto, vinto la manifestazione.
L'anno passato fu Marco Carta a vincere, quest'anno tale Valerio Scanu, con la "leggerissima" canzone "Per tutte le volte che".
A voler essere maliziosi si potrebbero tirare in ballo il potere monarchico sottotraccia o anche il numero della tessera di iscrizione alla loggia massonica P2 (se proprio vi interessa il numero, P2 1819), proprio di Costanzo, per giustificare "irregolarità nell'uso del televoto" e quindi il probabile "gioco di potere" che ha determinato il sorprendente risultato finale, risultato su cui, addirittura vuole "vederci chiaro" pure il Codacons (l'associazione italiana che tutela i consumatori).
Personalmente una chiave di lettura di questo tipo la ritengo poco interessante, così come poco interessante è la canzone vincitrice o la quasi totalità degli interpreti dell'inutile e ammuffito "Festival".
Quello che più sconcerta e che è passato un po' sottotraccia come tema e spunto di riflessione, ed è stato solo qualche quotidiano a parlarne, è "l'uso del concetto di democrazia partecipata" che abitualmente ormai, viene sdoganato con noncalanche in televisione.
Un uso distorto che parte dal concetto stesso di democrazia e "televoto", un televoto che è bene ricordarlo avviene tramite una telefonata a pagamento con costo alla risposta di un euro (nel caso del Festival).
Un voto che non solo non ha nessuna garanzia certa di essere rispettato (in fondo, nemmeno il voto vero), ma che è molto più facile da distorcere di quello reale "affittando" per esempio dei call center che in massa votano, anzi televotano, uno o l'altro candidato.
Un metodo che vedendo certi inaspettati "picchi di popolarità" non stupirebbero nel caso fossero la prassi per le case discografiche nell'atto di lanciare i proprio "prodotti" sul mercato.
La cosa peggiore è che si instilla nel pubblico l'illusione della "democrazia partecipata", iche prevalga cioè il "volere del popolo", l'unico "vero sovrano" attraverso il mezzo del televoto.
Nulla di più falso.
Inoltre, grazie a questo processo di "democratizzazione" si largo un altro processo, quello della sostituzione della cultura con la "cultura di massa" che forse, oggi, nemmeno sarebbe più corretto definire così.
Sì, perchè se nella cultura di massa c'è comunque un uso "iconografico" di certe figure note a tutti, ma di indubbio valore culturale, magari vuote, non approfondite, ma vere; nella "sub cultura commerciale" che oggi viene propinata indistintamente a tutti in televisione, dai nipoti, ai nonni, la cultura è sparita, non è più nemmeno un feticcio, nemmeno cultura popolare, ma mero esercizio di vendita.
Insomma, si crea un prodotto, si crea un'identità pseudo culturale, lo si "certifica" attraverso i soliti "esperti a gettone" e lo si porta al giudizio "insindacabile perchè democratico" della gente, che con il televoto ratifica.
Nasce così "l'artista" di oggi e non solo in campo musicale.
Un artista che paradossalmente può essere tale senza il giudizio di nessun vero esperto, senza nessuna vera qualità, ma sopratutto senza nessun vero sacrificio.
Ecco perchè questo messaggio è vincente.
In una generazione di videodipendenti, di persone perennemente in fase adolescenziale che ricercano l'approvazione del gruppo, la conformizzazione e l'approvazione dell'altro, non c'è ricetta migliore che quella della "scorciatoia per il successo" mediatico.
Se una volta la notorietà era un obbiettivo difficile a cui si arrivava (e non sempre) dopo anni di gavetta, esperienza e crescita formativa, oggi, il perfetto sconosciuto, con un paio di pseudo qualità può rapidamente arrivare al successo, sostenuto dai crismi e dal linguaggio di certe lobby mediatiche.
Un messaggio talmente ben metabolizzato per essere scambiato per la cultura vera, reale, popolare, tanto da indurre il canale televisivo web del Partito Democratico a ricreare nel proprio palinsesto un "Dopo festival", una sorta di processo ironico al festival sul modello Rai degli anni scorsi.
Evidentemente perchè, una cosa del genere, anche dai vertici politici che dovrebbero essere i più strenui oppositori di chi ha creato questa società italiana dell'immagine (Berlusconi ndr) è considerata "cosa popolare" e cosa non si fa dunque per "sedurre il popolino"?
Poco importa se il "popolino" attuale sia l'effetto di un peccato originale italiano, che il tuo avversario politico con intelligenza, potere e maestria mediatica ha saputo indirizzare verso di se.
Anche la politica, sgomentata della sua trasparenza agli occhi della gente, cerca il più possibile di assomigliare a ciò che alla gente piace per ottenere visibilità.
Anche se ciò che la gente vuole è il vuoto, il nulla più totale.
Sanremo diventa allora, con il suo palco, contestato dal pubblico, una buona cartina di tornasole del paese, un paese in cui una maggioranza (vera o presunta e se si, consapevole?) "silente" crede di decidere e valutare ciò che il Grande Fratello mediatico (e non parlo ovviamente del reality show) le da in pasto ogni giorno.
Con buona pace del concetto di democrazia, di voto oltre che dell'intelligenza e della capacità critica individuale.
L'unica cosa concessa come forma di ribellione, è quella di fare come gli orchestrali del programma che hanno lanciato in aria i loro spartiti, in forma di protesta.
Peccato che, a parte un po' di "folklore", il risultato rimarrà comunque modesto.
Ha senso, quindi, in fondo prendersela per il risultato "farlocco" del Festival?
Direi di no, perchè comunque le "lobby" e i centri di potere mediatico come al solito hanno ottenuto il loro risultato più ovvio, quello di far parlare di se.
Come diceva in 1984, il protagonista del romanzo, Winston Smith:
L'integrità mentale non ha alcun rapporto con la statistica.
Ne con l'intelligenza o il valore culturale aggiungo io.
Sarebbe il caso forse che gli italiani ne prendessero atto e che invece di protestare, si astenessero dal vedere, la finzione; quella sì, l'unica forma reale di protesta.
Visualizzazione post con etichetta mediaset. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mediaset. Mostra tutti i post
giovedì 25 febbraio 2010
giovedì 14 gennaio 2010
Bettino Craxi, grande statista, santo subito.
Et voilà.
Tra numeri circensi d'alta scuola e salti mortali degni di professionisti del trapezio acrobatico, in questi giorni si sprecano le parole sulla grandezza del defunto, ora "riveduto e corretto, Benedetto "Bettino" Craxi.
Tra i più attivi, sull'onda della polemica, nota ormai, riguardo l'istituzione di una via in suo nome a Milano, per bocca del sindaco Moratti; tanti personaggi della maggioranza berlusconiana, qualche giornalista a libro paga, come Minzolini, ma anche nomi noti della cosiddetta "opposizione".
Quell'opposizione delle "riforme", così in crisi di identità oggi.
La cosa clamorosa però (in realtà nemmeno più di tanto ormai) è che, le dichiarazioni che arrivano dai banchi della minoranza parlamentare, sono appunto, voli acrobatici di rara bellezza verbale, in cui si "revisiona" l'immagine dello statista italiano, che sarebbe ogni tanto giusto ricordare fu non solo politco capace, ma anche protagonista del più grande scandalo politico italiano di sempre, denominato "Mani Pulite".
Chi sarà colui che si è arrischiato a tanto?
Un'altro grande "predestinato" della politica italiana, uno che sottoscriverebbe di certo la battuta andreottiana "il potere logora..chi non ce l'ha..".
Che non si fa scrupolo quindi di aggiustare il tiro della contesa, a proprio comodo.
Chi è?
Chi se non lui, il "baffo di ferro" della sinistra italiana, Massimo D'Alema!
Le parole, confezionate come un ricamo nel TG1 dell "paggio" Minzolini fanno da introduzione appunto, ad uno dei tristi "editoriali" del mefitico direttore del TG pubblico nazionale.
''Sono contrario alle polemiche. In realta' bisognerebbe discutere di Craxi, che e' stato una figura importante della storia italiana, con maggiore distacco. Ormai fa parte della storia del Paese e credo che questo ci aiuterebbe a vederne le qualita' accanto a quelli che, a mio giudizio, furono gli errori''.
Questo ha detto Massimo D'Alema intervistato dal TG1.
Dichiarazione senza dubbio da inserire, nell'elenco delle migliori, tra cui quella su "Mediaset una risorsa per il paese" e altre "chicche".
Potrebbe però, il "lidermassimo", spiegarci quali sono per lui errori e qualità del defunto e se magari, secondo lui, c'è qualche attinenza tra queste sue "qualità" e colui che oggi domina la scena politica del nostro paese, un certo Silvio Berlusconi.
Oppure se certe leggi come ad esempio il "decreto Berlusconi", varato dopo la decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara di oscurare i canali televisivi della Fininvest di proprietà di Silvio Berlusconi, allora un semplice imprenditore con cui Craxi aveva una forte amicizia, da che parte si collochino esattamente secondo lui, se nell'insieme degli "errori" o delle "qualità"...
Ma anche perchè, certi politici "illuminati" del centro sinistra (sinistra?), siano ormai più avvezzi a citare e ricordare Craxi al posto di un certo Berlinguer...
Tra numeri circensi d'alta scuola e salti mortali degni di professionisti del trapezio acrobatico, in questi giorni si sprecano le parole sulla grandezza del defunto, ora "riveduto e corretto, Benedetto "Bettino" Craxi.
Tra i più attivi, sull'onda della polemica, nota ormai, riguardo l'istituzione di una via in suo nome a Milano, per bocca del sindaco Moratti; tanti personaggi della maggioranza berlusconiana, qualche giornalista a libro paga, come Minzolini, ma anche nomi noti della cosiddetta "opposizione".
Quell'opposizione delle "riforme", così in crisi di identità oggi.
La cosa clamorosa però (in realtà nemmeno più di tanto ormai) è che, le dichiarazioni che arrivano dai banchi della minoranza parlamentare, sono appunto, voli acrobatici di rara bellezza verbale, in cui si "revisiona" l'immagine dello statista italiano, che sarebbe ogni tanto giusto ricordare fu non solo politco capace, ma anche protagonista del più grande scandalo politico italiano di sempre, denominato "Mani Pulite".
Chi sarà colui che si è arrischiato a tanto?
Un'altro grande "predestinato" della politica italiana, uno che sottoscriverebbe di certo la battuta andreottiana "il potere logora..chi non ce l'ha..".
Che non si fa scrupolo quindi di aggiustare il tiro della contesa, a proprio comodo.
Chi è?
Chi se non lui, il "baffo di ferro" della sinistra italiana, Massimo D'Alema!
Le parole, confezionate come un ricamo nel TG1 dell "paggio" Minzolini fanno da introduzione appunto, ad uno dei tristi "editoriali" del mefitico direttore del TG pubblico nazionale.
''Sono contrario alle polemiche. In realta' bisognerebbe discutere di Craxi, che e' stato una figura importante della storia italiana, con maggiore distacco. Ormai fa parte della storia del Paese e credo che questo ci aiuterebbe a vederne le qualita' accanto a quelli che, a mio giudizio, furono gli errori''.
Questo ha detto Massimo D'Alema intervistato dal TG1.
Dichiarazione senza dubbio da inserire, nell'elenco delle migliori, tra cui quella su "Mediaset una risorsa per il paese" e altre "chicche".
Potrebbe però, il "lidermassimo", spiegarci quali sono per lui errori e qualità del defunto e se magari, secondo lui, c'è qualche attinenza tra queste sue "qualità" e colui che oggi domina la scena politica del nostro paese, un certo Silvio Berlusconi.
Oppure se certe leggi come ad esempio il "decreto Berlusconi", varato dopo la decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara di oscurare i canali televisivi della Fininvest di proprietà di Silvio Berlusconi, allora un semplice imprenditore con cui Craxi aveva una forte amicizia, da che parte si collochino esattamente secondo lui, se nell'insieme degli "errori" o delle "qualità"...
Ma anche perchè, certi politici "illuminati" del centro sinistra (sinistra?), siano ormai più avvezzi a citare e ricordare Craxi al posto di un certo Berlinguer...
Etichette:
berlinguer,
berlusconi,
craxi,
D'alema,
mediaset,
rai,
revisionismo
mercoledì 16 settembre 2009
Garko batte Berlusconi.
Povero Cavaliere, l'unico motivo che ormai gli resta per sorridere un po', è la vittoria di ieri sera, del Milan in Champions League.Si, perchè la tanto vociferata serata ad hoc, su Raiuno, a Porta a porta, per incensare la bravura del premier, e sventolare sotto il naso agli italiani le nuove casette di paglia di Onna, ricostruite dopo il terremoto, purtroppo è andata maluccio.
E se già la serata era cominciata malino, aldilà dei soliti ospiti a gettone, buoni solo per offrire "assist" (leggi finte domande/critiche) per le risposte lunghissime e dettagliate di Berlusconi, con una telefonata dell'on. Casini che mette subito di malumore il presidentissimo, il seguito non è stato certo migliore.
Impagabile vedere la faccia di Berlusconi all'inizio e poi il progressivo "trasfiguramento" quando capisce che Casini non telefona, per far da paggio e tornare con la coda tra le gambe all'ovile, ma anzi rincara la dose e quasi indirettamente insulta il premier, facendogli capire che sarà molto difficile un ricongiungimento sotto lo stesso tetto politico.
La risposta gelida del caro buon Silvio, un freddissimo e quasi minaccioso, "Auguri", fa capire che il nostro è stato punto sul vivo.
Come se non bastasse poi, stamattina la bastonata, i dati televisivi annunciano il flop per la trasmissione di Vespa annunciata da giorni in pompa magna.
Anche in mancanza di valide alternative di approfondimento, come Ballarò o Matrix, il povero Bruno insieme al suo feudatario Berlusconi, soccombono addirittura alla mediocre fiction di Canale 5 (ironia della sorte!) "L'Onore e il rispetto", con il bel Gabriel Garko.
Un netto 22. 61% di share con (5.750.000 di spettatori) contro il 13.47% (3.219.000 spettatori) della puntata di Porta a Porta.
Che non ci fossero dubbi sulla differenza di attributi tra Garko e Berlusconi era lampante, ma un flop così netto nessuno se lo aspettava in mancanza di concorrenza televisiva vera.
Che sia una rivolta delle donne italiane? O magari il fatto che ci fossero appunto le partite di Champions League?
Fatto sta che gli italiani l'hanno bocciato, quando c'è da farsi gli affari suoi, siamo maestri in questo, non c'è Berlusconi che tenga.
Certo è che in tutti casi, almeno economicamente ha vinto lui, dato che la fiction è andata in onda sulle sue reti, così come il calcio in parte, sul digitale terrestre è roba sua.
Peccato che in questo momento al presidente del consiglio, avrebbero fatto più comodo i plausi compatti della gente che qualche introito pubblicitario in più.
Insomma "Sua Emittenza" è perito proprio sui colpi delle due cose che l'hanno aiutato di più in assoluto a diventare grande e a monopolizzare tutto il panorama mediatico italiano, la televisione e il calcio.
Capita così, che alle volte nel monopolio dell'informazione, il grande Capo si cannibalizzi da solo.
Un bello smacco per chi ha fatto del suo narcisismo e della sua megalomania, un'arte.
Riprovaci ancora Silvio.
Magari la prossima volta, invece di chiudere i programmi, oscura proprio i canali televisivi, così sarai certo che la parata trionfale non te la rovinerà certo il primo Garko di turno.
Etichette:
berlusconi,
informazione,
italia,
mediaset
martedì 15 settembre 2009
Il cinegiornale Luce del Cavaliere.
Come se non bastassero le polemiche che già ci sono sulla carta stampata, in cui il buon Vittorio Feltri si dibatte con tutto se stesso per compiacere il padrone, nell'etere non si sta meglio.Lì il paggio ufficiale del Cavaliere non può che essere il mitologico Bruno Vespa, l'uomo per tutte le stagioni del potere politico.
Così non contenti dei vari "opinionisti" Facci, Liguori, pseudo giornalisti Fede, Brachino, Minzolini e chi più ne ha più ne metta, ci si potrà dilettare a fine serata, nel caso non se ne abbia abbastanza della propaganda pro Berlusconi, con la massima glorificazione possibile, sintonizzandosi sulla tribuna eloquiale preferita del nostro premier, Porta a Porta, su Raiuno.
Non contenti di vedere firmare il contratto, celeberrimo, con l'Italia e gli italiani, non paghi, di ascoltare le mirabolanti soluzioni a tutti i mali del nostro paese, stasera assisteremo in diretta al "carta canta", allo "scripta manent", il segno tangibile della concretezza del mago di Segrate, la consegna a tempo di record delle case ai terremotati della provincia aquilana.
Una prodezza che solo Berlusconi poteva fare.
Anche se, a onor del vero, solo ad Onna gli abitanti rientreranno alle proprie case, che non sono affatto quelle promesse dal governo, (infatti sono dono della provincia di Trento e della Croce Rossa tedesca) e comunque saranno i pochi fortunati, baciati non a caso dalla luce della propaganda, rispetto a una situazione che vede il resto delle altre 40.000 persone ancora fuori, spostate nell'entroterra e costrette a lasciare le loro abitazioni per lasciare spazio al palcoscenico luccicante del premier.
E se già da questa mattina l'esercito televisivo della servitù berlusconiana, sgomita per dare anche solo la più piccola anticipazione, colui che avrà l'esclusiva sarà solo Il Prescelto (non a caso abruzzese e aquilano) del presidentissimo, Bruno Vespa.
Poco importa se nella programmazione sia delle televisioni pubbliche (leggi Rai), sia di quelle private (Mediaset) ormai entrambe di un padrone solo, ci siano in palinsesto programmi a cadenza settimanale o giornaliera come Ballarò o Matrix, che potrebbero parlare di altro o sovrapporsi per orario con il "palco ufficiale", poco importa, l'imperatore Silvio, re di tutti gli italiani, parla alla nazione, tutti in piedi, tutti in ascolto, il resto (ammesso che esista "un resto" ormai) è solo brusio dei "soliti comunisti".
L'ennesima prova di forza del presidente del consiglio cade, per niente casualmente, in un periodo di aspre critiche dei suoi alleati più importanti, come ampiamente detto nel post precedente a questo.
Puntualmente Silvio Berlusconi, persona mediaticamente intelligente e sopratutto potentissima, sgombra i nuvoloni neri delle critiche dalla sua testa e cancella il resto dell'informazione, per parlare solo ed esclusivamente di se, in attesa dello scontato plebiscito di consensi e applausi che come al solito lo incoroneranno star assoluta.
Peccato che la storia insegni che anche i proclami più grandi della propaganda quasi sempre si scontrano prima o poi inetavilmente con la realtà, assai diversa dall'informazione monolitica e monotematica del potere del dittatore di turno.
Così è anche per Berlusconi, quest'ennesima pagliacciata dal vassallo Vespa, appare come il rozzo tentativo di cambiare ancora una volta il punto focale dai problemi reali del paese, uno su tutti la libertà di informazione, ormai flebile e ridotta a un piccolo coro di voci extratelevisive.
Ma le polemiche dei giorni scorsi, Gianfranco Fini intenzionato a far causa all'house organ per eccellenza del presidentissimo, Il Giornale, (per le dichiarazioni appunto del direttore Vittorio Feltri) ; oltre ad uno scenario di alleanze in divenire tra l'ex capo di AN e l'UDC e una Lega che parla di "secessionismo" tra Nord e Sud, rendono la situazione politica, estremamente instabile.
Con il centrosinistra che sta (fortunatamente, direi, dato che l'ultima volta che Berlusconi fu in difficoltà fu salvato proprio dall'allora leader del PD, Veltroni con il clamoroso autogol politico sulla legge elettorale) a guardare, pare proprio che i problemi più grandi, per Berlusconi, arrivino dai suoi alleati politici.
Basterà quindi, ancora una volta, il salotto del fido Vespa a placare tutte le turbolenze interne al PDL e a dare nuova linfa al progetto politico del Cavaliere?
Etichette:
berlusconi,
informazione,
libertà di stampa,
mediaset,
rai
giovedì 3 settembre 2009
VIDEOCRAZY. Il nuovo film su Silvio Berlusconi.
Ecco il trailer dell'atteso e quanto mai controverso Viderocrazy, di Erik Gandini.
Un film che Mediaset e (udite udite) anche Rai hanno rifiutato di promuovere nelle loro inserzioni pubblicitarie a pagamento.
Incredibile ma vero la televisione che non promuove la televisione, cioè se stessa al cinema.
Tutto vero, siamo in Italia.
L'uomo morde il cane.
Un film che Mediaset e (udite udite) anche Rai hanno rifiutato di promuovere nelle loro inserzioni pubblicitarie a pagamento.
Incredibile ma vero la televisione che non promuove la televisione, cioè se stessa al cinema.
Tutto vero, siamo in Italia.
L'uomo morde il cane.
Iscriviti a:
Post (Atom)


