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sabato 7 maggio 2011

Osama Bin Laden è morto. Oppure no.

La notizia, che si è rincorsa più volte in questi giorni, è finalmente arrivata.
Con l'ufficialità del Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama.
Il nemico dei nemici, il primo della lista nera degli USA, il terrorista superpericoloso, è finalmente morto.
Come e quando, è difficile stabilirlo.
Sul web, come spesso accade, una rete intricata di informazioni, stringe sui legacci, rendendo difficile dipanare la matassa della Verità.
Foto del presunto cadavere prima pubblicate, poi smentite, poi "superate" da altre più recenti, confondono ancora di più la scena.
Sullo sfondo a fare da eco le dichiarazioni dei "leaders" mondiali ed italiani che commentano l'accaduto.
E' un coro di retorica e frasi ridondanti, dove l'enfasi funge da cosmesi per le parole - tanto banali quanto agghiaccianti - a commento dell'accaduto.
Ha dichiarato a caldo Berlusconi, è "un grande risultato nella lotta contro il Male"; "E’ una vittoria del Bene contro il Male", ha esultato Frattini
Bersani, che non si è distinto dagli avversari politici, per "profondità" di dichiarazioni, si è congratulato con il governo e il popolo americano per la fine del "Principe della barbarie e della guerra fra civiltà". Barack Obama, si è limitato a dire, più semplicemente "giustizia è fatta".
Ciò che sfugge a tutti è il modo a cui si è arrivati all'uccisione del Nemico numero uno, ovvero senza un regolare processo, in cui giudicare "l'imputato".
La maniera, molto "yankee", di vendicare il torto subito attraverso l'uso della forza e col ricorso all'uccisione tramite arma da fuoco, fa a pugni con il ruolo che da sempre è assegnato agli USA; quello di "arbitro" dello "schacchiere" geopolitico mondiale.
Insomma "i Buoni", non hanno bisogno di spiegare perchè e come hanno distrutto "i Cattivi".
L'Asse del Male è crollato finalmente, sotto i colpi della democrazia in salsa americana, manco fosse il finale di un film di John Wayne.
Il "blitz", però, in cui sarebbe avvenuto il tutto, ha ben poco di scenografico e molto in comune con la squallida vita reale, seppure di un terrorista milionario.
Niente grotte, ne inseguimenti tra le montagne di Pakistan o Afghanistan, ma soltanto un'incursione in una villa-fortino, alla presenza della numerosa famiglia del defunto.
Il resto, la colluttazione, il numero dei morti, il corpo, l'identificazione o quant'altro, è tutto avvolto nel più assoluto mistero.
"Omissis", riserbo, silenzio, come la scia di un pennarello nero, sui tanti documenti desecretati, in questi anni dalla nazione a stelle e strisce.
Si parla di un cadavere, ma senza nessuna foto, come di altri morti nella probabile colluttazione, così come si parla di una frettolosa rimozione del corpo, addirittura "seppellito" in fondo all'oceano onde evitare un possibile luogo di culto su una eventuale tomba sulla terraferma.
Eppure di altri pericolosi nemici si è visto tutto e di più, come in una sorta di insano reality, basti pensare alla morte di Saddam Hussein, accompagnato dalle telecamere fin sul patibolo e poi, rilanciato nell'etere, dai media di tutto il mondo.
Perchè?
Perchè il fantasma di tutti i fantasmi, l'ombra più nera, il personaggio più criptico, nemmeno in punto di morte, nemmeno quando, scovato dai suoi inseguitori, senza scampo, è divenuto segno tangibile?
Perchè proprio gli USA che da sempre hanno avuto il piacere di esporre i propri "trofei" di guerra, loro che hanno enfatizzato attraverso le immagini i valichi storici più importanti, perchè proprio la nazione che si premurò di mostrare il rivoluzionario Ernesto "Che" Guevara morto, in una sorta di macabro avvertimento, hanno deciso di stendere una sorta di "velo pietoso" su un così tanto odiato nemico?
Probabilmente questa domanda non troverà mai risposta, così come non sapremo mai esattamente come si è svolto il blitz, quante persone vi hanno preso parte, se e come i familiari dello sceicco sono stati coinvolti, dove sia stato realmente seppellito (o inabissato?) il corpo.
Ma non è l'unica domanda che rimarrà disattesa.
Ancora oggi risultano nascosti i motivi per cui lo "sceicco del Terrore", figlio di una delle famiglie più ricche in assoluto della Terra, presenti attraverso partecipazioni azionarie e holding, nelle società multinazionali più potenti e importanti del mondo avrebbe dovuto attaccare gli Stati Uniti in nome della "Guerra Santa".
Così come non si capiscono gli intrecci tra due famiglie di potenti del petrolio, la famiglia Bush e quella appunto dei Bin Laden, da sempre partner e poi ad inizio millennio curiosamente contrapposte in opposti estremismi.
Così come rimane difficile capire perchè, siano stati accomunati due leader diversi, se non proprio opposti, come il "laico" Saddam Hussein e il "fondamentalista" Osama Bin Laden agli occhi degli Stati Uniti, tanto da proseguire la "lotta contro l'Asse del Male" anche in Iraq, quando in realtà non c'è mai stata nessuna connessione politica o ideologica tra i due capi.
Quello che invece si palesa, in tutta la sua ipocrita carica contraddittoria è il giudizio perentorio dell'Occidente contro l'Oriente islamico.
In uno scontro di "fondamentalismi" ideologico religiosi, come maschere, si intravedono evidenti secondi fini di natura economica.
Allora, la battaglia degli USA e dei loro alleati contro il medio oriente, non può che essere la lotta tra il Bene ed il Male, dei Buoni contro i Cattivi, della Giustizia e della Libertà, contro la chiusura mentale del mondo islamico.
Non può esserci risposta dunque, che violenta, per l'attacco dell'undici settembre 2001, anche se questa - nella stessa maniera in cui gli attacchi terroristici hanno coinvolto persone innocenti - ha portato a "danni collaterali" tra i civili di Afghanistan ed Iraq causando centinaia di migliaia di morti, distruzione e povertà in maniera ugualmente distruttiva e barbarica.
Quale "ratio" dunque a dividere i Buoni dai Cattivi?
Quale differenza tra opposti estremismi?

Se Bin Laden è morto veramente, se fosse un terrorista, o un pazzo squilibrato o una agente della CIA, come vorrebbero le teorie della "cospirazione", non lo sapremo probabilmente mai.
Ciò che rimane, sullo sfondo, è il campo, quello sì, reale e concreto, di uno scontro tra civiltà, che non può che acuire profondamente le differenze e le rivalse, così come l'odio tra il mondo occidentale, cristiano, in mano ai "falchi" USA e quello medio-orientale, islamico, degli sceicchi del petrolio e della "Sharia" integralista.
Un confronto tra versioni diverse, diametralmente opposte, in apparenza del mondo.
La sensazione invece è che al vertice dei "due mondi", vi siano le stesse persone, il solito modo di pensare, i medesimi interessi, che hanno l'unico fine di creare uno "scontro tra civiltà", come apparente motivo di giustificazione per una base popolare, come al solito all'oscuro di trame ordite sopra le proprie teste.
Osama Bin Laden è morto, sì, forse, probabilmente.
Sicuramente non è morto il "fondamentalismo", espediente classico per il raggiungimento dei propri fini (spesso economici) delle plutocrazie.

domenica 24 aprile 2011

La democrazia diversa di Vittorio Arrigoni.

Questo, è il blog di Vittorio Arrigoni:

http://guerrillaradio.iobloggo.com/ 

Uno spazio vuoto semplicemente perchè, il suo creatore è stato ucciso, da dei "sedicenti terroristi" islamici la notte del 14 o 15 aprile.
Fa molta impressione vedere che, lo spazio, regolarmente aggiornato da Vittorio, rechi impressa nel counter dei post, la data proprio del 14 aprile.
Pare una sorta di macabro epitaffio, un pezzo interrotto di vita, un anello di catena spezzato tra un "prima" e un "dopo" che non ci sarà mai, sperso in quell'infinito fiume di informazioni che è la rete di Internet.
Vittorio Arrigoni, pacifista italiano di trentacinque anni, collaboratore de Il Manifesto e di Peacereporter, noto per essere diventato tristemente famoso - in relazione all'operazione Piombo Fuso, di Israele - nel 2004 proprio grazie alla nascita del suo blog, era diventato, proprio perchè puntiglioso e puntuale, nel riferire quanto accadeva nella "striscia" di Gaza, "persona non gradita" in Israele e inserito nella "lista nera" dello stato ebraico.
Uno stato che attraverso le proprie forze militari, si era più volte "scontrato" con Arrigoni, "complice" di denunciare le brutali repressioni di Israele nei confronti dei palestinesi, arrivando addirittura a ridurlo in fin di vita nel 2008, quando dopo l'incarcerazione e le torture fu selvaggiamente picchiato e "rilasciato" oltre il confine giordano, prima di essere salvato da un gruppo di militari giordani.
La morte di Arrigoni ancora avvolta nel mistero, arriva in un momento in cui, l'opinone pubblica mondiale è concentrata da mesi sulle "rivoluzioni del medio-oriente", sui "ribelli" egiziani, tunisini, sui movimenti anti-Gheddafi, sul tumulto giovanile che sta spazzando le coste del sud del Mediterraneo.
Peccato che da anni, sempre in medio-oriente, sempre nel Mediterraneo, ci sia un popolo che lotta per la sua legittimazione, per esistere e non contro un despota o tiranno, impersonificato da un leader un po' paludato, ma contro uno stato in cui, i politici e i governanti sono democraticamente eletti e verso cui, nessuna forza esterna si permetterebbe mai d'intervenire militarmente.
Questo stato è Israele.
Questo è il concetto di "democrazia" attraverso l'epoca del pensiero unico, momento storico in cui, dittatori e governanti "democratici" si confondono, a seconda dell'appoggio e della considerazione degli organi di potere internazionali.
Allora grazie ad Arrigoni si scopre che la repressione brutale può accadere anche se non è Gheddafi o Saddam Hussein ad infierire sulla popolazione civile inerme, o ancora, si scopre che i muri, i ghetti non sono stati solo scenari della DDR o dell'est europeo yiddish; le deportazioni non sono solo opera dei nazisti nei confronti del popolo ebraico; si scopre che mezzo secolo dopo l'Olocausto, proprio il popolo di Sion non ha imparato niente dalla propria tragedia e ha la memoria terribilmente corta.
Tutto questo nel quasi totale silenzio dei media occidentali.
Un silenzio che Vittorio aveva osato squarciare, attraverso la rete, attraverso i video su Youtube, anche se, ahimè, non aveva mai avuto la "notorietà" sui grandi media, allo stesso modo di alcuni "giovani ribelli" libici, quegli stessi giovani verso cui, Vittorio, non aveva mancato di  esprimere, da subito la propria solidarietà.
Le labili informazioni di questi giorni, che si sono intensificate solo dopo la morte, confermano ancora una volta come esista, anche nel "libero" mondo occidentale, un restrittivo "filtro" alle notizie scomode e alle personalità non gradite, come era Vittorio.
Quello stesso mondo occidentale che mobilità le star di Hollywood per la liberazione del Tibet, o che si scaglia contro la Cina antidemocratica, o contro la mefitica Cuba, si guarda bene di fare lo stesso con Israele, lo stato del Mossad e delle frangie politiche più estremiste di tutta la destra politica mondiale.
Qui, il silenzio cala come una coltre nera, come una benda, una benda simile a quella che aveva Vittorio Arrigoni nel video in cui si chiedeva il prezzo della sua liberazione.
Quasi uno sgarbo, simbolico a chi, gli occhi, lì ha sempre avuti ben aperti.
Vi lascio riflettere, su questo video, pubblicato proprio da Arrigoni, in riposta ad un "certo" Roberto Saviano, personalità intellettuale (?) del nostro paese e  incensato "vate" dei giorni nostri.
Se sui casalesi il nostro ci vede bene, su Israele e libertà nello stato ebraico, la vista gli si offusca un pochino...

http://www.youtube.com/watch?v=NBgI_QWgXaI

Un saluto a Vittorio Arrigoni, che come unica colpa ha avuto quella di pensare all'umanità, in maniera diversa.
Il quotidiano "Libero" ha titolato "Lasciatelò là", in risposta al veto imposto dalla famiglia Arrigoni di far passare la salma attraverso lo stato d'Israele.
Ma sì, lasciamolo là, dove è stato amato, dove, l'ipocrisia del mondo occidentale si scontra con la brutale realtà giornaliera di un pulizia etnica permanente, dove cadono tutti i veli mediatici e la vita vera si rivela cruda, in tutta la sua terribile e bellissima umanità.
Se nonostante tutto, Restiamo umani, caro Vittorio,  è anche grazie a te.

giovedì 24 febbraio 2011

Caro Nichi, perchè ignori la sinistra? di A.Burgio


di Alberto Burgio su il manifesto – 22 febbraio 2011
"Come siamo messi a sinistra? Siamo messi male. Non è una novità, certo. Ma, visto che le cose precipitano e ci potremmo trovare in campagna elettorale dall’oggi al domani, vale la pena di dirsi le cose come stanno, senza troppa diplomazia.
Sul manifesto si sono susseguiti in questi mesi gli appelli all’unità delle forze di alternativa. Appelli dettati dalla ragionevolezza e dalla responsabilità, non dall’ingenuità. A nessuno sfuggono le difficoltà del mettere insieme gli spezzoni di una sinistra andata in frantumi. Se si sostiene che, ciò nonostante, ci si dovrebbe sforzare di trasmettere al “popolo della sinistra” un senso di condivisione e di reciproco ascolto, è perché si ritiene che lo spettacolo delle divisioni (per non dire del settarismo e della litigiosità) rischia di respingere potenziali elettori (l’astensionismo è oggi il secondo partito italiano e recluta anche a sinistra) giocando a favore delle forze moderate.
Tutti questi appelli – nessuno escluso – sono sin qui caduti nel vuoto. Chi li ha lanciati ha svolto il frustrante ruolo della voce che urla in un deserto. La cosa appare particolarmente incresciosa adesso, alla luce delle ultime evoluzioni dello scenario politico. Sembra che alle elezioni si presenteranno tre poli. Con la destra berlusconiana e leghista competeranno un centro moderato a dominante destrorsa (Fli, Udc, Api, Mpa) e un centrosinistra a dominante moderata (Pd, Idv, Psi, Sel, Fds, Partito radicale, Verdi). La tripartizione della rappresentanza è un salutare congedo dal bipolarismo che ha prodotto guasti giganteschi negli oltre quindici anni della cosiddetta Seconda Repubblica. Ma la somma algebrica tra i partiti resta favorevole alle forze moderate. C’è da augurarsi che la prossima maggioranza nasca dalla convergenza tra centro e centrosinistra. Ma anche in questa eventualità si tratterà comunque di un governo assai più conservatore di quelli guidati da Romano Prodi (il che è tutto dire). In questa situazione davvero poco entusiasmante (dimostrazione che le condizioni sfavorevoli tendono a riprodursi e che assai raramente si verificano rimbalzi spontanei) chi si augura che il Paese volti pagina e cominci un nuovo cammino auspica che la sinistra aumenti quanto possibile il proprio peso relativo, e questo difficilmente potrebbe accadere qualora andassero dispersi consensi potenzialmente diretti verso Sel o verso la Fds.
Questa è la ratio degli appelli unitari susseguitisi con scarso successo su queste pagine. Ma a questo punto è giusto dire con chiarezza che le responsabilità dell’indifferenza che essi hanno sin qui incontrato non si ripartiscono in parti uguali tra i destinatari. La responsabilità è anche in questo caso proporzionale alla forza. È quindi in primo luogo su Nichi Vendola che incombe, se non altro, l’onere di chiarire il proprio pensiero in tema di unità della sinistra. Ciò, peraltro, lo aiuterebbe a definire con maggior nettezza e coerenza la linea strategica di Sel, evitando gli eccessi tattici che in questi giorni lo hanno portato ad avanzare proposte poco opportune.
Non stupisce che il meritato e travolgente successo della sua figura possa indurre Vendola in tentazione. Ma la troppa spregiudicatezza sul terreno della politica politicante è cattiva consigliera. E le sirene dell’autosufficienza non dovrebbero sedurre un politico navigato, consapevole della volatilità e dell’ambivalenza di un consenso raccolto in una società atomizzata e post-democratica (queste cose non valgono solo per la destra), pervasa (anche a sinistra) dalla subcultura del leaderismo carismatico.
Sta di fatto che l’ostentato silenzio di Vendola per ciò che riguarda le altre forze della sinistra – a cominciare da quella Fds che comprende un partito da lui stesso fondato – rischia di apparire agli occhi di tanti un’incomprensibile manifestazione di chiusura, se non di ostilità. E rischia di alienargli molte simpatie, tanto più che sulle persistenti divisioni a sinistra potrebbero far leva altri partiti (a cominciare dal Pd) giocando l’una contro l’altra le forze di alternativa e sfruttando a danno di tutte il noto meccanismo del «voto utile». Sarebbe davvero un peccato che anche questa speranza di un nuovo inizio venga ostacolata da comportamenti che poco sembrano avere a che fare con la «buona politica» che Vendola con forza invoca."


Il mio commento personale, è che  - oltre al sempre ottimo Burgio - non si può che condividere gran parte della sostanza dell'articolo.
Gli ultimi scivoloni verbali di Nichi (che meritano una riflessione, a presto un articolo su InControcorrente), possibilista verso addirittura il polo dei "finiani", con poi il successivo investimento a premier di Rosy Bindi (quanto c'è di vero e quanto di tattica?) hanno infatti creato più di un'inquietudine a sinistra.
I commenti pieni di perplessità per questa operazione, di Alfonso Gianni (su Liberazione), di Rinaldini, di Ferrero o anche di indignazione (sacrosanta) dei coniugi Guliano e Heidi Giuliani (genitori di Carlo Giuliani, per non confondersi), sono un buon metro di misura per capire come sia netto il dissenso di larghissima parte della sinistra alternativa.
Il problema è che, personalmente ritengo impossibile quanto auspica giustamente, Burgio.
Vendola non calcola minimamente chi è alla sua sinistra, ne tantomeno può permettersi di fare a meno del PD.
A presto un commento approfondito.

InControcorrente

mercoledì 16 febbraio 2011

La Caduta? Berlusconi e l'Italia a"nudo".

Pare proprio che lo processeranno.
In un finale cinematografico, che ricorda un po' le vicende di Al Capone, anche lui "incastrato" per motivi più "futili" di ciò che gli sarebbe dovuto essere stato imputato, Silvio Berlusconi, pare davvero al capolinea.
I reati imputati, le accuse di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile in merito al caso "Ruby", sono infatti passibili di giudizio con rito immediato.
Che sia dunque la fine?
Il resto dell'arco parlamentare, oltre il Pdl, si leva in un'onda di polemiche, assai prevedibili, tra dichiarazioni che sembrano ormai, una sorta di disco rotto, viste le molteplici occasioni avute in questi anni per commentare una sorta di "deja-vu" politico, che si è più volte ripetuto.
Un Berlusconi così in difficoltà però, francamente, non si era mai visto.
Tanto che, anche i fedelissimi, o anche gli alleati (vedi Lega), non sono più così sicuri del sostegno alla sua figura istituzionale, ma anzi, oltre le solite frasi di circostanza, di fiducia e garantismo nei confronti del premier, si ha la sensazione, che ci possa essere un massiccio riposizionamento nell'arco politico.
Persi i"finiani", da poco fondatori di Futuro e Libertà, anche la Lega pare guardarsi attorno, più che altro, per l'imbarazzo di dover sostenere, sempre più sola, un personaggio impresentabile, alla propria base, da sempre intransigente.
Se da un lato a destra, si aprono scenari incredibili, a sinistra, pardon, nel centro-sinistra, c'è una certa fibrillazione, dovuta non tanto all'emozione di vedere il nemico di sempre collassare, ma invece perchè, in caso di un prematuro giudizio del premier, tutti i veli, cadrebbero a terra.
Le ambiguità, sempre messe in secondo piano, grazie alla "extrema ratio" dell'unità tra diversi, contro "l'arcinemico", vengono, dunque a dissolversi.
Il Pd, la giustizialista IdV, ma anche il leader di SeL Vendola, sono ora alle scelte decisive.
Come si posizioneranno in un'eventuale "dipartita" di Berlusconi?
Ci sarà l'esigenza di costruire le nuove "sante alleanze" su programmi chiari e non più contro qualcuno.
Difficile che ciò accada in tempi brevi e nel caso di elezioni anticipate,  si attendono dei veri e propri stravolgimenti giornalieri, tra indiscrezioni di vario tipo, seduzioni "centriste" per il Pd, aperture possibiliste a larghe intese per Vendola, silenzio per l'Idv, quasi orfana ormai, del nemico di sempre.
Se Berlusconi cadrà, lascerà un paese, che come più volte ho detto, non può più fare a meno di lui.
Il "berlusconismo", ben visibile, non solo, nel "leaderismo" politico dei partiti-personali, di questa ultima coda della "seconda Repubblica", si allarga anche alla società italiana tutta, permeata di quella "cultura dell'immagine" ormai inscindibile dai costumi degli italiani.
Sorge il dubbio quindi, del fatto che, debellata la radice del "male", gli "anticorpi" della società italiana siano oggi insufficienti per debellare la totalità del "male" stesso, ormai esteso, come un cancro, a tanta parte del corpo delle istituzioni italiane.
Berlusconi che anche Nichi Vendola, riesce comunque a vedere come "l'uomo nuovo della politica italiana negli anni post Tangentopoli", ha superato, forse inconsapevolmente se stesso, ha creato le premesse per un disegno reazionario più grande della sua figura stessa.
Nell'Italia in cui, c'è una situazione di estrema difficoltà economica e sociale, Berlusconi, ha eluso il conflitto, ha creato il consenso "fasullo" attraverso i media, ha introdotto una sub cultura (qualcuno l'avrebbe chiamata "rivoluzione passiva") che sì è sostituita agli ultimi baluardi che permanevano innestati nell'anima della costituente post bellica.
Berlusconi - e non sono un caso i suoi legami con la massoneria di Propaganda 2 - ha "rivoluzionato" il panorama politico italiano, cambiando tutto, anche i propri avversari.
Che sono oggi solo i rappresentanti, di una sovrastruttura, qual'è oggi la politica italiana, del tutto scollata ormai, dal favore dei potenziali elettori.
Berlusconi, com'è evidente, cadrà, prima o poi, se non il 6 aprile, lo farà per altre questioni, in altre occasioni, fossero anche i suoi - come quelli di tutti - limiti biologici.
L'eredità, il lascito però, rischia di essere più pesante della sua figura stessa.
Il "caimano" infatti ha cannibalizzato non solo se stesso, ma anche tutto il costume e la società italiana, del tutto "berlusconizzata", perchè incentrata sulla sua figura, seppur decadente, ma sempre indispensabile.
Tanto che, i suoi avversari politici, anche agli albori della sua dipartita politica, sono del tutto incapaci di pensarsi senza di lui, nessuna proposta, nessuno "scarto progressista", solo commenti, qualche futile raccolta di firme.
Come se con una semplice raccolta di firme si potesse cacciare un poltico, regolarmente eletto.
Occorrerebbe forse, domandarsi come sì è arrivati a questo punto.
La sensazione, spiacevole e che desta inquietudine, è quella che nell'Italia post Berlusconi non si sia compiuto, quel decisivo passo che portò dopo il fascismo alla nascita di uno Stato nuovo, innestato sulla Carta Costituzionale.
Gli anticorpi non sono, questa volta, stati prodotti, e l'Italia malata, rischia di essere come una paziente operata in ritardo, se non morta del tutto, destinata ad una serie di danni irreversibili...

mercoledì 9 febbraio 2011

Il mio diritto alla Noia. Storia di un paese diviso, un nano e qualche ballerina.

La notizia, ed è sicuramente importante, è quella di una richiesta, da parte dei Pm di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi, di rito immediato, riguardo il tristemente famoso "caso Ruby", che non mi dilungo nemmeno a spiegare cos'è, tanto se n'è parlato.
Ciò significherebbe che Berlusconi, costretto a processo, potrebbe essere giudicato subito e nel caso fosse ritenuto colpevole dell'accusa di "concussione e prostituzione minorile", rischierebbe il carcere, come previsto per legge riguardo il seguente reato.
Senza possibilità d'appello ne di spostamento dei tempi di giudizio.
Non potrebbe dunque avvalersi di quella che è sempre stata la sua fortuna, la prescrizione.
Una notizia così, che giustamente rimbalza su tutti i media internazionali e potrebbe essere uno spartiacque della nostra politica nostrana, dovrebbe far balzare sulla sedia un qualsiasi medio e attento cittadino.
Invece no.
Io personalmente, trovo tutto ciò tristemente noioso.
Almeno quanto il finale già scritto, di un fim mediocre.
La realtà dei fatti, incomincia pericolosamente ad assomigliare ad una fiction tv, con sceneggiatura e sceneggiatore mediocri, attori e comparse che si barcamenano in parti e recite viste e riviste.
Il protagonista poi, inflazionatissimo, è la brutta copia di tanti potentati "italioti" succedutisi negli anni, che non solo non fanno più ridere, ma nemmeno piangere.
Questo sentimento d'indifferenza, che forse indignerà qualche "benpensante", credo che sia condiviso con me, da tanti italiani.
La noia di vivere in questo paese, in cui tutto pare un diorama muffito, uno scenario di mummie imbalsamate è amplificata, se possibile, dalla totale mancanza di alternativa rispetto al governo esistente.
Nel paese del "celodurismo", dove settantenni s'illudono di correre dietro a prorompenti nullità a pagamento, dove c'è una "miss" per ogni cosa, da "miss Italia" a "miss Padania", dove il nepotismo regna imperante, dove dei secessionisti sono "Ministri della Repubblica Italiana", dove nell'orgia dei talk show si può scoprire che due deputati della maggioranza di governo (Bocchino e Castelli a Annozero giovedì scorso ndr.) si scannano l'uno con l'altro perchè manca "l'opposizione", dove gli ex condannati di "Vallettopoli" scrivono libri o si candidano in politica, dove cristiano cattolici democratici (leggi democristiani) sguazzano tra le file dell'arco palamentare con la stessa disinvoltura con cui divorziano e prendono i sacramenti, in questo stesso paese, dove il segretario del principale partito d'opposizione sembra il presidente di una Cooperativa qualsiasi, dove l'unica proposta politica è il - si "raccolgono firme" (sic!) per "cacciare il Presidente del Consiglio" - in questo stesso paese dove sono tutti "nuovi" salvo essere eletti da almeno 25 anni in una delle due camere, dove destra e sinistra si mescolano tra interpreti che sembrano la stessa cosa, in questo paese pieno di religiosi che si astengono dal far politica ma poi commentano su tutto, in questo paese di laici, che corrono al "family day" o ai meeting di Cl, in questo paese dove sono in via d'estinzione gli atei e i comunisti, salvo "richiamarli" come spauracchi alla bisogna; in questo triste, tristissimo paese dove anche il Presidente della Repubblica dice cose banali di fronte a l'immagine di questo squallore, di quest'immenso "Circo Barnum", pieno di nani e ballerine, cocotte e macchiette, io invoco -  il mio diritto alla Noia.
Sono annoiato!
Che si fottano tutti, per primi coloro che urlano il cambiamento  da pulpiti privilegiati, si fottano i nani, ma anche i "grilli parlanti", i "nuovi poeti" e le vecchie "balene bianche", si fottano gli intellettuali di sinistra e di destra (incredibile nel nulla di oggi, esistono anche loro), i giornalisti a pagamento, gli opinionisti, le soubrette, le prostitute, (non necessariamente in quest'ordine), si fottano i "falsi giovani" della politica, replicanti dei vecchi, si fotta la cosmesi delle cose, la rimozione della memoria storica, il Festival di Sanremo alle porte, con il suo stuolo di trombe e tromboni, si fotta il servizio pubblico, "i capitani coraggiosi" dell'Industria, si fottano i rottamatori, si fottano i diplomatici incapaci di una posizione netta, si fotta la "destra moderna ed europeista" e il "centro-sinistra riformista", si fottano i movimenti che durano pochi mesi, si fotta la politica, ma anche l'antipolitica, si fottano i testimonial tv, i consigli per gli acquisti, le fasce "pro-tette" e il perbenismo, sia quello falso che quello vero, si fotta la "reazione" tutta, sopratutto quella religiosa.

Rivendico il mio diritto ad indignarmi, io ti odio, italiano medio!

Disgrazia di questo miserabile paese!
Nella ricorrenza dei 150 anni dalla nascita di questa nazione divisa, talmente debole da essere nata tra i sotterfugi della casta politica del tempo, in una sorta di destino già scritto, faccio leva sul sentimento d'indignazione comune.
Lasciamoli soli nella loro mediocrità.
Lasciamoli soli a contemplare la fine di loro stessi.
Il 17 marzo che nessuno innalzi un moto d'orgoglio.
Non è difficile, in fondo, la Nazionale di calcio, quel giorno, non gioca...