La notizia era nell'aria da molti mesi e si è palesata nei giorni scorsi attraverso l'investitura ufficiale del Partito Democratico nei confronti di Michele Emiliano, attuale sindaco di Bari candidato del PD alle prossime regionali di marzo in Puglia.
Una conferma che svela in maniera brusca la solita natura egemone del PD, un partito che appena può non indugia certo nel forzare i modi ed i toni, non appena ritiene di avere in mano il potere.
Una situazione senza dubbio delicata in Puglia, patria anche, dell'attuale governatore pugliese Nichi Vendola, ex dirigente del PRC e attuale leader in evidenza del "movimento" di Sinistra Ecologia e Libertà, neonato agglomerato, successivo a Sinistra e Libertà, vista la defezione del partito dei Verdi nell'alleanza di sinistra.
Vendola infatti è sempre molto ben visto, nonostante le varie vicissitudini riguardo lo scandalo della sanità pugliese, da un grande numero di elettori di sinistra sia in regione che fuori, sopratutto da molti elettori meridionali, che sedotti dall'indubbio fascino e carisma del dirigente di SEL, vedono incarnata in lui l'immagine dell'uomo nuovo oltre il PD.
In realtà, Vendola, da navigatissimo politico qual'è ha già capito la situazione e non tarda a correre ai ripari, ben sapendo che difficilmente servirà a qualcosa contro il fronte granitico del Partito Democratico.
Unica strada per il governatore pugliese appare quella delle primarie all'interno del centro sinistra pugliese in cui opporsi nella corsa, ad Emiliano.
Le invoca fin da subito quindi, come unica "strada democratica" per decidere il candidato alla regione.
Sappiamo bene però quanto spesso il PD abbia una visione "distorta" dell'uso di questo metodo spesso più populista che democratico.
Se ne fa largo uso quando si ha la certezza come ad esempio in Toscana, di far vincere i propri candidati a mani basse, se ne rivendica un po' meno (come ha già fatto capire Emiliano) l'uso quando invece la situazione potrebbe essere incerta come appunto in Puglia.
Quel che è sicuro, nel caso poi si ricorra veramente al metodo delle primarie, è il livello dello scontro, già duro e che pare abbia ben poco a che fare con la "democrazia dal basso" quanto invece con quella delle alte sfere e dei centri di potere.
Uno scontro dal punto di vista politico molto interessante, visto che i due contendenti sono entrambi forti e trasversali politicamente in diversi ambienti "decisivi" per la vittoria finale, come ad esempio quelli vicino all'area cattolica, in cui sopratutto Vendola è molto forte.
La decisione quindi di re-impastare la giunta con diversi nomi dell'UDC di Vendola, al posto di ex politici del PD, è stata senz'altro una chiave di volta che ha messo allo scoperto lo stesso governatore pugliese che evidentemente credeva di avere maggiore sostegno nel PD, dalla corrente D'Alema/Latorre, che invece lo ha repentinamente scaricato a fine novembre (inciucio con il PDL?), aprendo una "falla" nei confronti dei rapporti con il Partito Democratico ora quasi completamente interrotti.
Emiliano incassa il favore del suo partito e dell'IDV, Vendola mendica l'appoggio degli ex (?) fratelli coltelli del PRC di Ferrero e della Federazione della Sinistra e intanto guarda preoccupato all'UDC che sembra in questo caso il vero ago della bilancia, in grado di far pendere la tenzone dall'una o l'altra parte.
Un UDC che pericolosamente (per Vendola) guarda, non solo al PD, ma anche al PDL, in un ribaltone politico che avrebbe del clamoroso visti i rapporti tesi Casini-Berlusconi, ma si sa, territorialmente la politica è altra cosa rispetto alle "posizioni nazionali".
La sensazione è che le due forze maggiori, PD e PDL, stiano pian piano eliminando i "piccoli" dalla contesa e che il terreno pugliese sia semplicemente un'area di trattativa in cui discutere tra le due forze, che presumibilmente si confronteranno nei propri rapporti di forza.
Non stupirebbe quindi un nome di secondo piano nella corsa a governatore nell'atto di "aiutare" Emiliano a vincere la corsa alla presidenza, da parte del PDL, al posto dell'ovvio Raffaele Fitto.
Tutto dipenderà da come, a livello nazionale, si svolgerà l'intricata questione delle "riforme" che già fanno gridare all'"inciucio".
La sensazione è che l'unico a rimetterci davvero, sarà il governatore uscente Vendola, stritolato, dai rapporti di forza che in questi anni è stato incapace di gestire con il Partito Democratico, finendone fagocitato.
Una china discendente che nasce dallo strappo degli stessi vendoliani in fase di congresso nel PRC, un congresso che ha sparpagliato nuovemente le carte a sinistra del PD, ma non ha rafforzato nessuno dei partitini della sinistra ormai extraparlamentare, e l'isolamento attuale dello stesso governatore pugliese, aggiunge rammarico ad una scissione definita da alcuni degli attuali dirigenti di Rifondazione Comunista, "di troppo".
lunedì 28 dicembre 2009
giovedì 24 dicembre 2009
Merry Xmas. By Ignazio La Russa
Alla maniera degli anglosassoni e degli americani l'ha pare pure declinato con la sintetizzazione fonetica X-Mas.
Ovviamente ironizzo.
In realtà il buon Ignazio, tanto nostalgicamente innamorato dei "bei tempi che furono", fa intravedere sotto la giacca la camicetta nera da balilla e addirittura si spinge oltre ogni limite, magnificando a Livorno (sic), nella visita alla caserma Vannucci, uno dei corpi storici dei reparti speciali marini italiani, più controversi, già dai tempi della prima guerra mondiale famoso (X flottiglia Mas), non solo per "meriti" militari, la Decima X Mas.
"Siete eredi della non dimenticata Decima Mas" - ha detto il ministro della Difesa italiano, parole che già nell'opposizione hanno scatenato molte , giuste proteste.
Alla "decima" vengono imputati infatti diversi reati di "rappresaglia" contro i partigiani e la popolazione civile, tra cui saccheggi, torture, uccisioni, vessazioni sia fisiche che morali di ogni tipo.
Un gruppo oltre la legge anche per la stessa Repubblica Sociale Italiana dopo il 1943 e l'armistizio badogliano, un gruppo definito quasi alla stregua di una "compagnia di ventura".
Un gruppo, attraverso il tristemente noto Junio Valerio Borghese , che trattava con i nazisti direttamente per conto suo, un gruppo, più volte aggregato alle SS tedesche in rastrellamenti punitivi di rappresaglia.
Quasi un insieme di mercenari, fedelmente anticomunisti e restii a qualsiasi inquadramento d'ordine, autonomo e fermamente attaccato ai valori fascisti. del nazionalismo, della violenza, ma sgombro da ogni tipo di scala gerarchica, infatti nella decima vigeva solo il codice d'onore e il riconoscimento dei meriti sul campo.
Una compagine che fino alla fine non ha esitato ad essere vicina alle armate del Reich e che ha visto il suo principale rappresentante, il capo, Borghese, "salvato" in extremis dal processo solo dai servizi segreti americani, interessati alle capacità militari di quest'ultimo, forse, addirittura "grimaldello" di alcune delle peggiori pagine italiane, legate alle stragi di Stato, come fa intuire il tentato golpe "dell'Immacolata" dell'8 dicembre 1971, in cui sarebbe dovuta essere rovesciata la democrazia e "riportato l'ordine"..
Ci sarebbe insomma di che riflettere prima di pronunciare parole come quelle di La Russa, pensando poi ad ogni ambito, non solo politico, ma anche militare, vista la poca attenzione alle regole della Xmas, un esempio insomma, in nessun caso da seguire.
Come possa con tale leggerezza, un ministro della Difesa, citare a sproposito, un gruppo di aguzzini come quello della Xmas, dovrebbe far riflettere.
E anche il silenzio delle fila di tanti "liberali" del PDL, lascia spazio a pochi dubbi, riguardo le tendenze del governo Berlusconi, sempre più un esempio di "fascismo morbido in salsa mediatica" che spesso ci delizia con certi rigurgiti di stampo reazionario.
Dopo il "White Christmas" di stampo leghista, tanto simile ai rastrellamenti di ebrei dopo le leggi razziali, ci pensa La Russa a dipingere tutto "il bianco" di una coltre nera.
Una coltre che segna un solco sempre più netto tra le due "Italie" che ancora oggi vivono accanto nello stesso paese.
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giovedì 17 dicembre 2009
Una volta si chiamava Italia. Aperta la caccia all'untore.
Patatrac.
La frittata è fatta, il clima che da mesi si è instaurato in questo paese ha dato i suoi frutti.
I "signori Di Pietro e Ferrero" con il loro B-Day, Anno Zero, Travaglio e Santoro, hanno finalmente raggiunto il loro obbiettivo.
La levata di scudi è di quelle che fanno presagire un brutto clima.
A qualche giorno dall'attacco a Silvio Berlusconi, di Massimo Tartaglia, lo psicolabile che l'ha colpito con un souvenir di metallo, le polveri della contesa non si sono ancora schiarite.
Ovviamente il sostegno a Berlusconi, comunque un uomo di 72 anni, ingiustamente colpito, è unanime.
I dovuti distinguo nelle dichiarazioni dei leader dell'opposizione, stanno nell'ipocrisia o meno di certi personaggi, ma non sta a me in questo momento, dare un giudizio.
Il tema della questione è un'altro, e non è difficile intuirlo, vede come protagonista il futuro di questo bistrattato nostro paese.
Il sangue di Berlusconi è una ferita aperta che esemplifica bene come l'Italia, sia tutt'altro che una nazione, un'insieme coeso di cittadini, una ferita che si estende all'immaginario e alla memoria storica, collettiva, che trascende gli anni e rimette al centro dell'attenzione conflitti di fatto mai rimarginati.
L'Italia, paese vassallo, paese di capipopolo, totalitarismi da cortile, mode passeggere e "uomini qualunque".
Un paese spaccato a metà, appunto come una ferita.
Nel mezzo lo scontro politico, tutt'altro che feroce, assolutamente asfittico, appiattito, con i pochi personaggi in dissenso tacciati alla stregua di untori della peste.
E allora chi ha ancora il coraggio di ribadire che il premier, lavato del sangue di un'atto ignobile, è comunque la solita persona che centinaia di migliaia di persone hanno contestato in piazza il 5 dicembre a Roma, viene trattato come un pericoloso eversivo.
Persone che sarà difficile rivedere in piazza se il giro di vite, promesso dal ministro Maroni, su manifestazioni reali e virtuali di contestazione al governo, sarà attuato.
La sensazione di deja vù è forte, tornano in mente gli anni di piombo, in cui l'eversione era strumentale all'azione repressiva dello Stato, in cui la Repubblica era solo la parola messa come un cappello ad un'insieme di persone non coese, mai venute fuori dalla guerra civile.
Un'Italia che ancora oggi non è uscita dalla sua storia di frammentazione e asservimento al padrone di turno, che sogna sotto sotto, di prevalere sempre "sull'altra Italia", la propria nemesi.
Le parole di Maroni poi, invece che abbassare i toni dello scontro li alzano, si sente nell'aria il rumore dei manganelli e si intravedono i fumi dei lacrimogeni, pronti ad essere abbondantemente usati, per sedare "i contestatori".
Il sangue di Berlusconi, copre non solo il volto del premier, ma anche il diritto al dissenso, all'informazione, al confronto politico, alla satira, già minacciati da politiche repressive del governo in passato.
La campagna mediatica che si è scatenata contro "i mandanti" dell'attentato è di quelle impressionanti, dal TG1 di Minzolini al TG privato del premier su Rete 4 di Fede si alza un unico moto d'indignazione, si moltiplicano le manifestazioni di sostegno a Berlusconi, inondato da lettere, cartelli, fiori.
Nessuno che si chieda perchè, un gesto che in un'altro paese sarebbe apparso come un singolo episodio di una mente squilibrata, in Italia sia diventato un espediente politico per colpire l'opposizione al grande "caudillo".
Un'opposizione che farà bene a guardarsi le spalle da qui in avanti, perchè in un paese spaccato in due, c'è un'altra metà politica che grida vendetta e non vede l'ora di pareggiare i conti.
I nomi su cui rivalersi?
Li hanno già fatti i sostenitori di Berlusconi.
La frittata è fatta, il clima che da mesi si è instaurato in questo paese ha dato i suoi frutti.
I "signori Di Pietro e Ferrero" con il loro B-Day, Anno Zero, Travaglio e Santoro, hanno finalmente raggiunto il loro obbiettivo.
La levata di scudi è di quelle che fanno presagire un brutto clima.
A qualche giorno dall'attacco a Silvio Berlusconi, di Massimo Tartaglia, lo psicolabile che l'ha colpito con un souvenir di metallo, le polveri della contesa non si sono ancora schiarite.
Ovviamente il sostegno a Berlusconi, comunque un uomo di 72 anni, ingiustamente colpito, è unanime.
I dovuti distinguo nelle dichiarazioni dei leader dell'opposizione, stanno nell'ipocrisia o meno di certi personaggi, ma non sta a me in questo momento, dare un giudizio.
Il tema della questione è un'altro, e non è difficile intuirlo, vede come protagonista il futuro di questo bistrattato nostro paese.
Il sangue di Berlusconi è una ferita aperta che esemplifica bene come l'Italia, sia tutt'altro che una nazione, un'insieme coeso di cittadini, una ferita che si estende all'immaginario e alla memoria storica, collettiva, che trascende gli anni e rimette al centro dell'attenzione conflitti di fatto mai rimarginati.
L'Italia, paese vassallo, paese di capipopolo, totalitarismi da cortile, mode passeggere e "uomini qualunque".
Un paese spaccato a metà, appunto come una ferita.
Nel mezzo lo scontro politico, tutt'altro che feroce, assolutamente asfittico, appiattito, con i pochi personaggi in dissenso tacciati alla stregua di untori della peste.
E allora chi ha ancora il coraggio di ribadire che il premier, lavato del sangue di un'atto ignobile, è comunque la solita persona che centinaia di migliaia di persone hanno contestato in piazza il 5 dicembre a Roma, viene trattato come un pericoloso eversivo.
Persone che sarà difficile rivedere in piazza se il giro di vite, promesso dal ministro Maroni, su manifestazioni reali e virtuali di contestazione al governo, sarà attuato.
La sensazione di deja vù è forte, tornano in mente gli anni di piombo, in cui l'eversione era strumentale all'azione repressiva dello Stato, in cui la Repubblica era solo la parola messa come un cappello ad un'insieme di persone non coese, mai venute fuori dalla guerra civile.
Un'Italia che ancora oggi non è uscita dalla sua storia di frammentazione e asservimento al padrone di turno, che sogna sotto sotto, di prevalere sempre "sull'altra Italia", la propria nemesi.
Le parole di Maroni poi, invece che abbassare i toni dello scontro li alzano, si sente nell'aria il rumore dei manganelli e si intravedono i fumi dei lacrimogeni, pronti ad essere abbondantemente usati, per sedare "i contestatori".
Il sangue di Berlusconi, copre non solo il volto del premier, ma anche il diritto al dissenso, all'informazione, al confronto politico, alla satira, già minacciati da politiche repressive del governo in passato.
La campagna mediatica che si è scatenata contro "i mandanti" dell'attentato è di quelle impressionanti, dal TG1 di Minzolini al TG privato del premier su Rete 4 di Fede si alza un unico moto d'indignazione, si moltiplicano le manifestazioni di sostegno a Berlusconi, inondato da lettere, cartelli, fiori.
Nessuno che si chieda perchè, un gesto che in un'altro paese sarebbe apparso come un singolo episodio di una mente squilibrata, in Italia sia diventato un espediente politico per colpire l'opposizione al grande "caudillo".
Un'opposizione che farà bene a guardarsi le spalle da qui in avanti, perchè in un paese spaccato in due, c'è un'altra metà politica che grida vendetta e non vede l'ora di pareggiare i conti.
I nomi su cui rivalersi?
Li hanno già fatti i sostenitori di Berlusconi.
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venerdì 11 dicembre 2009
Italia Delirium Tremens
Scrivere oggi non è facile.
Prima di tutto perchè è davvero difficile concentrarsi su qualcosa e dare un senso all'articolo vista la mole enorme di notizie che circolano e si rincorrono in questi giorni, frenetiche.
Al centro sempre lui, l'unico protagonista vero dell'Italia degli ultimi 15 anni, l'unico vero personaggio sotto la luce dell'occhio di bue, l'unico in scena sul palcoscenico della politica italiana della seconda Repubblica.
Silvio Berlusconi è l'Italia.
E' il presidente del consiglio, il principale leader della "destra" italiana, ma è anche l'unico che ha il potere di fare anche opposizione.
Infatti, nel nulla opposto a lui, tra le macerie di progetti di sinistra più o meno moderati, tra leader leggeri come vapore acqueo, come Veltroni e Bersani, in teoria suoi principali avversari diretti, solo lui stesso è in grado di contrastare paradossalmente se stesso, con la sua vita d'imprenditore, showman, politco, vip, piena di luci e sopratutto ombre.
Ombre che spesso assumono contorni quasi carnali da quanto sono vere, concrete.
Non si può infatti rimanere indifferenti alle registrazioni telefoniche che ieri Anno Zero ha mandato in onda in cui, il premier, parlava con i suoi più fidi collaboratori, Dell'Utri e Confalonieri, del mafioso Vittorio Mangano, il famoso stalliere di Arcore.
Che tra un soggiorno in galera e l'altro, non aveva di meglio da fare all'uscita di una di queste, che "ricordare" al suo amico Berlusconi, come fosse pienamente a piede libero, in che maniera?
Con una bomba al cancello della sua villa.
Un'episodio che addirittura scatenò tra i tre giulivi, un mare di risa, sul modo gretto e verace del buon Mangano che - "siccome non sa scrivere mette una bomba!".
Parole di Dell'Utri.
Ora, ammesso e concesso che ognuno possa frequentare chi vuole, è senz'altro insolito che un personaggio dello spessore di Berlusconi si sia accompagnato a certi personaggi, pluri - pregiudicati, con alle spalle un curriculum mafioso di primo piano.
Che sia solo un caso?
Evidentemente no, dato che Dell'Utri definisce Mangano - "un eroe".
In altro paese, basterebbe e avanzerebbe per portare un personaggio politico, in maniera particolare il presidente del consiglio alle dimissioni.
Invece continua a passare il messaggio del complotto, del rovesciamento della "volontà dei cittadini" tramite l'uso distorto della giustizia da parte dei magistrati "comunisti".
Aggettivo che oggi fa quasi sorridere, vista la mollezza del Partito Democratico verso ogni tipo di iniziativa politca anche minimamente radicale.
Tralasciando, comunque, i processi, le connessioni mafiose i pentiti, i politici, che in qualche maniera hanno "nominato" Berlusconi, per la cui analisi, basta e avanza la presenza del bravo Travaglio, quello che permane è la figura di un presidente del consiglio, fumosa, poco trasparente, di cui il nostro paese oggi non avrebbe certo bisogno.
Non m'interessa personalmente sapere se Berlusconi, abbia avuto rapporti con la mafia, sia un'evasore fiscale o abbia riciclato fondi neri, a quello, come credo tutti, grazie ad una minima capacità deduttiva che ogni essere umano ha, ho già dato risposta.
Ma non credo sia possibile per un'uomo politico, continuare a fare il proprio lavoro indipendentemente dai processi che lo coinvolgono.
E' vero, Berlusconi non è mai stato condannato (anche se prescritto più volte...), è giusto sempre dare il beneficio del dubbio a tutti, ma intanto, per un presidente del consiglio, così profondamente invischiato in vicende così disgustose, l'unica strada sarebbe quella delle dimissioni, della sospensione del proprio mandato.
Invece si attaccano i magistrati, si grida al giacobinismo, alle ghigliottine mediatiche, sgomitando, urlando, in maniera del tutto inutile, anzi rafforzando l'idea che la democrazia in Italia non esista, che la giustizia sia uguale non proprio per tutti.
E facendo di tutto tranne che fugare i dubbi.
Lasciando a terra esangue, l'unica vera vittima della contesa, l'Italia.
Qui sotto il video delle registrazioni mandate in onda da Santoro, ieri sera.
A voi trarre le conclusioni.
Prima di tutto perchè è davvero difficile concentrarsi su qualcosa e dare un senso all'articolo vista la mole enorme di notizie che circolano e si rincorrono in questi giorni, frenetiche.
Al centro sempre lui, l'unico protagonista vero dell'Italia degli ultimi 15 anni, l'unico vero personaggio sotto la luce dell'occhio di bue, l'unico in scena sul palcoscenico della politica italiana della seconda Repubblica.
Silvio Berlusconi è l'Italia.
E' il presidente del consiglio, il principale leader della "destra" italiana, ma è anche l'unico che ha il potere di fare anche opposizione.
Infatti, nel nulla opposto a lui, tra le macerie di progetti di sinistra più o meno moderati, tra leader leggeri come vapore acqueo, come Veltroni e Bersani, in teoria suoi principali avversari diretti, solo lui stesso è in grado di contrastare paradossalmente se stesso, con la sua vita d'imprenditore, showman, politco, vip, piena di luci e sopratutto ombre.
Ombre che spesso assumono contorni quasi carnali da quanto sono vere, concrete.
Non si può infatti rimanere indifferenti alle registrazioni telefoniche che ieri Anno Zero ha mandato in onda in cui, il premier, parlava con i suoi più fidi collaboratori, Dell'Utri e Confalonieri, del mafioso Vittorio Mangano, il famoso stalliere di Arcore.
Che tra un soggiorno in galera e l'altro, non aveva di meglio da fare all'uscita di una di queste, che "ricordare" al suo amico Berlusconi, come fosse pienamente a piede libero, in che maniera?
Con una bomba al cancello della sua villa.
Un'episodio che addirittura scatenò tra i tre giulivi, un mare di risa, sul modo gretto e verace del buon Mangano che - "siccome non sa scrivere mette una bomba!".
Parole di Dell'Utri.
Ora, ammesso e concesso che ognuno possa frequentare chi vuole, è senz'altro insolito che un personaggio dello spessore di Berlusconi si sia accompagnato a certi personaggi, pluri - pregiudicati, con alle spalle un curriculum mafioso di primo piano.
Che sia solo un caso?
Evidentemente no, dato che Dell'Utri definisce Mangano - "un eroe".
In altro paese, basterebbe e avanzerebbe per portare un personaggio politico, in maniera particolare il presidente del consiglio alle dimissioni.
Invece continua a passare il messaggio del complotto, del rovesciamento della "volontà dei cittadini" tramite l'uso distorto della giustizia da parte dei magistrati "comunisti".
Aggettivo che oggi fa quasi sorridere, vista la mollezza del Partito Democratico verso ogni tipo di iniziativa politca anche minimamente radicale.
Tralasciando, comunque, i processi, le connessioni mafiose i pentiti, i politici, che in qualche maniera hanno "nominato" Berlusconi, per la cui analisi, basta e avanza la presenza del bravo Travaglio, quello che permane è la figura di un presidente del consiglio, fumosa, poco trasparente, di cui il nostro paese oggi non avrebbe certo bisogno.
Non m'interessa personalmente sapere se Berlusconi, abbia avuto rapporti con la mafia, sia un'evasore fiscale o abbia riciclato fondi neri, a quello, come credo tutti, grazie ad una minima capacità deduttiva che ogni essere umano ha, ho già dato risposta.
Ma non credo sia possibile per un'uomo politico, continuare a fare il proprio lavoro indipendentemente dai processi che lo coinvolgono.
E' vero, Berlusconi non è mai stato condannato (anche se prescritto più volte...), è giusto sempre dare il beneficio del dubbio a tutti, ma intanto, per un presidente del consiglio, così profondamente invischiato in vicende così disgustose, l'unica strada sarebbe quella delle dimissioni, della sospensione del proprio mandato.
Invece si attaccano i magistrati, si grida al giacobinismo, alle ghigliottine mediatiche, sgomitando, urlando, in maniera del tutto inutile, anzi rafforzando l'idea che la democrazia in Italia non esista, che la giustizia sia uguale non proprio per tutti.
E facendo di tutto tranne che fugare i dubbi.
Lasciando a terra esangue, l'unica vera vittima della contesa, l'Italia.
Qui sotto il video delle registrazioni mandate in onda da Santoro, ieri sera.
A voi trarre le conclusioni.
venerdì 4 dicembre 2009
No B Day. C'è vita a sinistra oltre il PD?
Eccoci, -1.
Domani, si spera affiancata dal bel tempo (difficile, se l'adagio è vero, piove governo ladro!) ci sarà la manifestazione del No Berlusconi-Day, la seconda cronologicamente, dopo quella del 7 luglio 2008.
La differenza sostanziale tra quella "prima edizione" e questa seconda, è la presenza politica.
Se infatti, "la prima" oltre alla presenza dell'Italia dei Valori e di Antonio di Pietro, vedeva una quasi totale assenza dei partiti del centro sinistra e della sinistra extraparlmentare, con in più la presenza di "guest star" come il giornalista Marco Travaglio, e i comici Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, oggi sul fronte politico qualcosa si è mosso.
Infatti la nuova manifestazione è stata annunciata insieme all'IDV anche dalla neonata Federazione della Sinistra (PRC-PDCI-Socialismo 2000) nella persona del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero.
Poi successivamente, alla spicciolata, ha coinvolto anche altri membri politici come nel caso del Partito Democratico, i cosiddetti "dissidenti" della "linea Bersani", ovvero i "trombati" del congresso PD, tra cui Franceschini e l'ex leader dimissionario Veltroni.
Tutti insieme contro lo "psiconano", tra un mal di pancia e l'altro, tra un progetto che nasce, come la federazione della sinistra, chi già lo affossa, vedi parte della base della "sinistra diffusa" interna agli stessi partiti, chi il progetto ce l'ha già in campo, come nel caso del PD, ma ognuno, da Bersani, a Veltroni, lo vede in maniera diversa, chi vivacchia allegramente su tutte e due le forze politiche sottraendogli voti come Di Pietro.
In Italia, abbiamo un enorme problema per la democrazia, con la presenza di Berlusconi.
Ma ne abbiamo ancora uno più grande, l'antiberlusconismo.
Quel "sentimento popolare" che giustifica tutto, il voto utile, governi rattoppati come l'Unione, la scomparsa di un'alternativa di sinistra dal parlamento, il bipolarismo, la mediazione con il "nemico" sul tema scottante delle riforme della giustizia, la rimozione anche di quanto di positivo fatto nella sinistra italiana.
Un'harakiri fatto di cecità, di mancanza di prospettive, progetti "calati dall'alto", il nulla insomma, oltre lui, il grande Capo.
Lo dico con tutto il cuore, lunga vita al governo Berlusconi!
Ad oggi una caduta del piccolo dittatore di Arcore, sarebbe la peggior cosa possibile, per la "sinistra" (termine abusatissimo, sempre più vuoto) tutta, da quella moderata, di governo o estremista; nessuno infatti, sia esso il PD o la sinistra extraparlmentare, passando per il fenomeno in ascesa (ma limitato all'esistenza di Berlusconi stesso e progetto in sostanza ben poco di sinistra) dell'Italia dei Valori, ha la minima idea di come affrontare un periodo politico "post Berlusconi", nell'immediato.
Un governo tecnico?
Una riforma del sistema elettorale?
Quali accordi politici? Quali alleanze di governo? Che ripercussioni sull'elettorato?
Ad oggi la caduta del gigante (lì si) mediatico del premier, potrebbe essere il colpo definitivo che schiaccerebbe non tanto i partiti ma il concetto di "opposizione" stesso nel nostro, ahimè, sempre più moderato ed ecclesiastico paese..
Continuerebbe quindi un processo ormai irreversibile di rimozione delle lotte, per i diritti civili, i diritti del lavoro, i diritti della persona, iniziato con la svolta (pessima e frettolosa) della "Bolognina" di occhettiana memoria da cui la sinistra post PCI si porta sempre pesanti fardelli sulle spalle, concretizzati da purosi vuoti di voti.
Si è dissolto l'elettorato di sinistra, il movimento operaio, l'egemonia culturale?
No, semplicemente non è mai stato così disilluso come adesso.
Come dargli torto guardando quel garbuglio indistricabile, quel paesaggio confusionario e nebuloso che è la "sinistra" in Italia?
La manifestazione di domani quindi, assume sì toni importanti, per contarsi, per far vedere che ancora la democrazia esiste in Italia, ma assolutamente non risolve niente, ne tanto meno aggrega.
Ai dirigenti dei partiti coinvolti, in primis quelli della sinistra "radicale" il compito di non disperdere e non illudere ancora un elettorato sfiduciato.
Pena l'inesistenza anche dopo la caduta, del grande nemico, Silvio Berlusconi.
Domani, si spera affiancata dal bel tempo (difficile, se l'adagio è vero, piove governo ladro!) ci sarà la manifestazione del No Berlusconi-Day, la seconda cronologicamente, dopo quella del 7 luglio 2008.
La differenza sostanziale tra quella "prima edizione" e questa seconda, è la presenza politica.
Se infatti, "la prima" oltre alla presenza dell'Italia dei Valori e di Antonio di Pietro, vedeva una quasi totale assenza dei partiti del centro sinistra e della sinistra extraparlmentare, con in più la presenza di "guest star" come il giornalista Marco Travaglio, e i comici Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, oggi sul fronte politico qualcosa si è mosso.
Infatti la nuova manifestazione è stata annunciata insieme all'IDV anche dalla neonata Federazione della Sinistra (PRC-PDCI-Socialismo 2000) nella persona del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero.
Poi successivamente, alla spicciolata, ha coinvolto anche altri membri politici come nel caso del Partito Democratico, i cosiddetti "dissidenti" della "linea Bersani", ovvero i "trombati" del congresso PD, tra cui Franceschini e l'ex leader dimissionario Veltroni.
Tutti insieme contro lo "psiconano", tra un mal di pancia e l'altro, tra un progetto che nasce, come la federazione della sinistra, chi già lo affossa, vedi parte della base della "sinistra diffusa" interna agli stessi partiti, chi il progetto ce l'ha già in campo, come nel caso del PD, ma ognuno, da Bersani, a Veltroni, lo vede in maniera diversa, chi vivacchia allegramente su tutte e due le forze politiche sottraendogli voti come Di Pietro.
In Italia, abbiamo un enorme problema per la democrazia, con la presenza di Berlusconi.
Ma ne abbiamo ancora uno più grande, l'antiberlusconismo.
Quel "sentimento popolare" che giustifica tutto, il voto utile, governi rattoppati come l'Unione, la scomparsa di un'alternativa di sinistra dal parlamento, il bipolarismo, la mediazione con il "nemico" sul tema scottante delle riforme della giustizia, la rimozione anche di quanto di positivo fatto nella sinistra italiana.
Un'harakiri fatto di cecità, di mancanza di prospettive, progetti "calati dall'alto", il nulla insomma, oltre lui, il grande Capo.
Lo dico con tutto il cuore, lunga vita al governo Berlusconi!
Ad oggi una caduta del piccolo dittatore di Arcore, sarebbe la peggior cosa possibile, per la "sinistra" (termine abusatissimo, sempre più vuoto) tutta, da quella moderata, di governo o estremista; nessuno infatti, sia esso il PD o la sinistra extraparlmentare, passando per il fenomeno in ascesa (ma limitato all'esistenza di Berlusconi stesso e progetto in sostanza ben poco di sinistra) dell'Italia dei Valori, ha la minima idea di come affrontare un periodo politico "post Berlusconi", nell'immediato.
Un governo tecnico?
Una riforma del sistema elettorale?
Quali accordi politici? Quali alleanze di governo? Che ripercussioni sull'elettorato?
Ad oggi la caduta del gigante (lì si) mediatico del premier, potrebbe essere il colpo definitivo che schiaccerebbe non tanto i partiti ma il concetto di "opposizione" stesso nel nostro, ahimè, sempre più moderato ed ecclesiastico paese..
Continuerebbe quindi un processo ormai irreversibile di rimozione delle lotte, per i diritti civili, i diritti del lavoro, i diritti della persona, iniziato con la svolta (pessima e frettolosa) della "Bolognina" di occhettiana memoria da cui la sinistra post PCI si porta sempre pesanti fardelli sulle spalle, concretizzati da purosi vuoti di voti.
Si è dissolto l'elettorato di sinistra, il movimento operaio, l'egemonia culturale?
No, semplicemente non è mai stato così disilluso come adesso.
Come dargli torto guardando quel garbuglio indistricabile, quel paesaggio confusionario e nebuloso che è la "sinistra" in Italia?
La manifestazione di domani quindi, assume sì toni importanti, per contarsi, per far vedere che ancora la democrazia esiste in Italia, ma assolutamente non risolve niente, ne tanto meno aggrega.
Ai dirigenti dei partiti coinvolti, in primis quelli della sinistra "radicale" il compito di non disperdere e non illudere ancora un elettorato sfiduciato.
Pena l'inesistenza anche dopo la caduta, del grande nemico, Silvio Berlusconi.
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