Ha vinto il sì.
Nel "gioco delle tre carte" che ha proposto alla platea mediatica Marchionne, sono stati decisivi, i 400 voti circa degli impiegati e dei "quadri" di Mirafiori.
Un gioco che io definirei di prestigio, perchè, nella contesa proprio gli impiegati sono coloro che non saranno toccati dall'accordo.
Un numero di persone che però, sarebbero state toccate nel caso di uno spostamento produttivo di Fiat da Mirafiori all'estero.
E' dunque bastato il ricatto padronale di Marchionne per "smuovere" ed avere la certezza del voto, massiccio e quasi uninime di una parte della fabbrica, assicurandosi così un cospicuo vantaggio iniziale.
Un vantaggio che si è rilevato insufficiente, dato che, per chi si aspettava in risultato simile a Pomigliano, le cose sono andate diversamente e la vittoria del sì, è arrivata solo ed esclusivamente per quel centinaio di voti.
Tanto che, se si prendono in esame solo i voti dei vari settori della linea di montaggio si vede come il risultato si ribalti.
La vittoria di Marchionne e dell'esercito dei "responsabili, moderni e non ideologizzati", (CISL, UIL, UGL) è mediaticamente, una vittoria di Pirro.
Un risultato che rafforza la FIOM, che vede raddoppiare i consensi rispetto ai voti previsti dei soli tesserati, coinvolgendo dunque anche una parte di lavoratori, nel diniego all'accordo, provenienti anche da altre sigle.
Nessun plebiscito per Marchionne dunque, che per forza adesso dovrà investire, ma sopratutto un confronto che si protrae nel futuro, dato che, indipendentemente da ciò che l'accordo stesso dice (nessuna rappresentanza per chi non firma), dovrà comunque confrontarsi con con un ampio fronte di disaccordo.
Una situazione quella di Mirafiori, tutta in divenire anche in prospettiva dello sciopero del 28 gennaio.
Gli "strascichi" però non si fermano qui, anzi, travalicano il solo ambito lavorativo e d'azienda e investono pesantemente anche il mondo politico, in particolare nel "centro-sinistra".
Se sono chiare le posizioni di Fassino e Chiamparino, così come di Veltroni o del "rottamatore" Renzi, tutti esposti verso il sì, molto meno chiara è la posizione, attendista e quasi imbarazzata, dei vicini all'attuale segretario Bersani e di quella larga parte del Partito Democratico legata ad ampi settori del sindacato CGIL.
L'imbarazzo e la difficoltà sono palpabili, così come la sensazione di trovarsi in posizione scomoda, rispetto ad un valico, che rischia di essere esiziale, per lo stesso PD.
Con le dichiarazioni di alcuni degli esponenti del Partito Democratico infatti, si definisce finalmente l'identità di partito interclassista di quest'ultimo, in maniera chiara, c'è uno scarto quindi tra la base militante, proveniente dal vecchio PCI ed ancorata ad un concetto di partito classista; e un vertice che oggi, rischia di non rappresentarla più correndo dietro ad una "modernità" di posizioni, quasi sovrapposta a quelle che si possono trovare nel PDL.
Il rischio è quello di uno svuotamento del Partito Democratico, dal senso del suo esistere, (ha senso votare un partito che non ti rappresenta?) dalla propria base elettorale, uno svuotamento che rischia di creare una "frattura" tra la parte politica del partito e quella militante, due parti non più aderenti l'una all'altra, ma scollate e in alcuni casi addirittura pericolosamente opposte.
Non serve a niente inoltre, ripetere il solito "mantra" del partito "con più posizioni" quando, su questioni così importanti e dirimenti, come quella dell'accordo di Mirafiori, ci si spacca mediaticamente in un clima d'incertezza totale, tra dichiarazioni antitetiche l'una all'altra; l'effetto prodotto rimane comunque profondamente negativo di fronte ad una base elettorale spaesata, muta nella propria delusione, irrigidita da dichiarazioni e posizioni poco chiare, sempre diverse.
Se prendiamo per buoni i sondaggi, (per quello che contano), il PD è in caduta libera rispetto all'ultimo dato uscito e andato in onda su La7 il 9 gennaio con un risultato che si attesta al 26,2 per cento, con una perdita del 1,7 rispetto ad un sondaggio precedente.
Un risultato disastroso in una fase in cui Berlusconi dovrebbe essere in netta difficoltà.
Considerando inoltre la crescita dei partiti minori (IDV, SEL, Fed. Sinistra) ma la decrescita globale del centro-sinistra (che perde lo 0,4) si vede come i voti che ingrossano altre fila, sopratutto dei partiti che partecipano alla "coalizione" (IDV e SEL), siano erosi direttamente al Partito Democratico, in una "trasmigrazione" di voti di area da una sigla all'altra.
Segno evidente che il PD, suscita sempre meno "simpatie", ma segno altrettanto evidente di come, la gran massa di elettori potenziali che non votano non sia attratta dal centro sinistra come progetto politico.
Un progetto politico, che si riduce alle tanto decantate "primarie di coalizione", invocate da Vendola e al leaderismo dei personaggi di spicco dei partiti in questione, delle piccole "polis" elettorali innestate sul volto telegenico dell'uno o dell'altro personaggio di spicco.
Un po' poco in una fase come questa.
Anche Nichi Vendola, vero fenomeno mediatico del momento, non esce bene da questa "fase", le primarie infatti, sono scivolate in secondo piano, il PD guarda sempre più al centro e i propositi egemoni del politico di Terlizzi alla guida del centro sinistra paiono sfumare.
Quale sarà la sua posizione, lui sempre sordo alle richieste di "un terzo polo di sinistra" oltre (e senza) il PD?
L'impressione è che sia arrivato il momento della decisione definitiva e che il referendum FIOM sia lo spartiacque di nuove, eventuali, coalizioni politiche.
Arriva il momento in cui non ci portà più nascondere ed occorrerà dare risposta alle migliaia di operai che hanno votato no, suscitando una miriade di appelli, sostegno, interessi della società civile.
Una società civile che si è coalizzata dietro una battaglia simbolica, come quella di Mirafiori, ma che si trova da sempre, divisa alle urne.
Basterà "insufflare", "sparigliare le carte" nel PD per ridare vigore a un qualcosa che appare celebralmente morto, come la vecchia forma di coalizione del centro sinistra?
Io, personalmente non credo.
lunedì 17 gennaio 2011
venerdì 14 gennaio 2011
Mirafiori ore 22.00. Referendum sulla dignità.
Ore 22.00.
Sarà il primo turno di fabbrica, a Mirafiori, che stasera si cimenterà, suo malgrado in un referendum farsa, in cui nonostante il voto, favorevole e contrario, l'esito pare scontato.
Si tratterà comunque vada di una sconfitta per il diritto lavorativo nel nostro paese.
Una sconfitta figlia della cultura della "moderazione&modernizzazione", della rimozione forzata di valori scambiati per muffite ideologie, di un arretramento perpetuo delle forze politiche che dovrebbero rappresentare, nelle istituzioni, gli stessi uomini e donne che stasera voteranno nelle urne della fabbrica torinese.
La tensione che graverà sulle spalle degli operai di Mirafiori, sarà una tensione autentica, uno stato d'animo che purtroppo, non verrà alleggerito da nessun sostegno decisivo, delle forze politche.
Sono lontani anni luce i giorni del sostegno dell'allora segretario del PCI, Enrico Berlinguer, sempre a Mirafiori, il 26 settembre 1980 e non solo per il tempo, cronologico, passato.
Sono distanze incolmabili di due mondi politici, profondamente diversi.
Gli eredi diretti di quel grande partito, li vedreste forse oggi, fuori dai cancelli, nella persona del loro segretario, Bersani, con lo stesso numero di persone intorno, appassionatamente accalcate?
Ne dubito e se anche qualche "leader" politico davanti ai cancelli c'è stato, ad onor del vero, ad esempio Nichi Vendola (seppur contestato, prima di sfilare via dentro l'edificio) oppure il segretario del Prc Paolo Ferrero, la sensazione che si ha, è che comunque la politica oggi, viene vista come una sovrastruttura, poco più che un sostegno amicale a battaglie in cui, non si è più in grado d'incidere.
Ce lo conferma il grado di arroganza dell'ad. FIAT Marchionne, un tono padronale che non ha trovato argini mediatici, tra l'empasse imbarazzato delle multiple posizioni del Partito Democratico e l'oscurantismo televisivo, perpetrato nei confronti delle forze extraparlamentari dell'estrema sinistra.
In questa battaglia in cui FIOM, addirittura riesce (e questo da seriamente da pensare...) ad oscurare CGIL, con la figura di Landini che batte nettamente quella della neo segretaria, Camusso, nell'indice di gradimento, ciò che sfugge, sono le dinamiche che vanno oltre il semplice accordo.
L'accordo di per se, è più o meno quanto già visto a Pomigliano, forse pure peggiorato, riduzione delle pause durante il lavoro, divieto di sciopero, rappresentanza sindacale "pilotata" all'interno della fabbrica, minima autonomia dei lavoratori, in tutti i sensi; senza niente, a fare da contropartita.
Un accordo "capestro", in cui il ricatto è palese.
Ma c'è di più.
C'è un aspetto, solo in parte preso in considerazione dai media e dagli opinionisti.
Ed è quello della crisi che investe il mercato automobilistico.
Motivo principale per cui, Sergio Marchionne invoca il senso di responsabilità e minaccia uno spostamento in Canada, della produzione, in caso di bocciatura del referendum.
La produzione è in crisi, perchè la domanda di auto è in flessione e senza gli inncentivi, spremuti fino all'impossibile, il mercato è paurosamente fermo.
Allora perchè chiedere condizioni straordinarie di produzione?
L'allargamento del prodotto, pardon, del "brand" FIAT, oltreoceano in cerca di nuovi mercati, così come la produzione di nuovi modelli (SUV?) non sono risposte sufficienti a spiegare, quest'ansia di "produrre" dell'ad. di FIAT.
Dunque a che serve il piglio deciso di Marchionne?
Serve essenzialmente ad una cosa sola, a fare cioè, ciò che il capitale fa nei momenti in cui, dopo un'espansione economica, si arriva inevitabilmente ad un periodo critico di sovrapproduzione, si ristruttura.
Marchionne, colpisce e batte i suoi colpi nel ramo industriale, nella produzione, sulle schiene dei lavoratori, per lanciare messaggi all'unico "mercato" ancora fertile, quello volatile, della finanza.
Infatti il titolo FIAT cresce negli indici di borsa e la casa torinese non perde tempo, aumentando la sua presenza nell'azionariato Chrysler negli Stati Uniti, passando, nei giorni scorsi dal 20, al 25% delle azioni, con un prospetto di acquisire, nel 2011 fino al 35%.
Con quali soldi lo fa, con quali garanzie?
Non vedere che la politica di Marchionne è una politica ristrutturativa, atta a demolire la contrattazione collettiva e ad avvantaggiarsi di un momento critico delle forze di opposizione, è un errore esiziale.
L'argine che si prepara a sfondare Marchionne, sarà un passaggio in cui la deriva dei diritti del lavoro in Italia, filtrerà fino a contaminare tutti gli strati del lavoro salariato, demolendo, di fatto, gli ultimi bastioni statutari rimasti in piedi dopo l'ondata di precarizzazioni dei contratti di fine anni 90.
Mancare l'appello alla chiamata in difesa di questa battaglia, rischia di essere per il centro-sinistra l'ennesimo passo falso verso una metamorfosi moderata, irreversibile, in un'ansia, irragionevole - visti anche i sondaggi in caduta libera del Partito Democratico, ad esempio - di "sovrapposizione" con l'avversario.
Le parole di Fassino, Veltroni e Chiamparino, in favore del "sì", sembrano pietre tombali, sulle ormai minime speranze di ripresa del Partito Democratico ad un ruolo di rappresentanza e conflitto delle masse lavoratrici, orfane di un partito, appunto, di massa.
Rimangono, purtroppo da soli, fuori e dentro i cancelli di Mirafiori, i metalmeccanici, in lotta per qualcosa di più di un contratto, di uno stipendio, in lotta contro un pauroso ritorno al passato, in lotta per la propria dignità.
Sarà il primo turno di fabbrica, a Mirafiori, che stasera si cimenterà, suo malgrado in un referendum farsa, in cui nonostante il voto, favorevole e contrario, l'esito pare scontato.
Si tratterà comunque vada di una sconfitta per il diritto lavorativo nel nostro paese.
Una sconfitta figlia della cultura della "moderazione&modernizzazione", della rimozione forzata di valori scambiati per muffite ideologie, di un arretramento perpetuo delle forze politiche che dovrebbero rappresentare, nelle istituzioni, gli stessi uomini e donne che stasera voteranno nelle urne della fabbrica torinese.
La tensione che graverà sulle spalle degli operai di Mirafiori, sarà una tensione autentica, uno stato d'animo che purtroppo, non verrà alleggerito da nessun sostegno decisivo, delle forze politche.
Sono lontani anni luce i giorni del sostegno dell'allora segretario del PCI, Enrico Berlinguer, sempre a Mirafiori, il 26 settembre 1980 e non solo per il tempo, cronologico, passato.
Sono distanze incolmabili di due mondi politici, profondamente diversi.
Gli eredi diretti di quel grande partito, li vedreste forse oggi, fuori dai cancelli, nella persona del loro segretario, Bersani, con lo stesso numero di persone intorno, appassionatamente accalcate?
Ne dubito e se anche qualche "leader" politico davanti ai cancelli c'è stato, ad onor del vero, ad esempio Nichi Vendola (seppur contestato, prima di sfilare via dentro l'edificio) oppure il segretario del Prc Paolo Ferrero, la sensazione che si ha, è che comunque la politica oggi, viene vista come una sovrastruttura, poco più che un sostegno amicale a battaglie in cui, non si è più in grado d'incidere.
Ce lo conferma il grado di arroganza dell'ad. FIAT Marchionne, un tono padronale che non ha trovato argini mediatici, tra l'empasse imbarazzato delle multiple posizioni del Partito Democratico e l'oscurantismo televisivo, perpetrato nei confronti delle forze extraparlamentari dell'estrema sinistra.
In questa battaglia in cui FIOM, addirittura riesce (e questo da seriamente da pensare...) ad oscurare CGIL, con la figura di Landini che batte nettamente quella della neo segretaria, Camusso, nell'indice di gradimento, ciò che sfugge, sono le dinamiche che vanno oltre il semplice accordo.
L'accordo di per se, è più o meno quanto già visto a Pomigliano, forse pure peggiorato, riduzione delle pause durante il lavoro, divieto di sciopero, rappresentanza sindacale "pilotata" all'interno della fabbrica, minima autonomia dei lavoratori, in tutti i sensi; senza niente, a fare da contropartita.
Un accordo "capestro", in cui il ricatto è palese.
Ma c'è di più.
C'è un aspetto, solo in parte preso in considerazione dai media e dagli opinionisti.
Ed è quello della crisi che investe il mercato automobilistico.
Motivo principale per cui, Sergio Marchionne invoca il senso di responsabilità e minaccia uno spostamento in Canada, della produzione, in caso di bocciatura del referendum.
La produzione è in crisi, perchè la domanda di auto è in flessione e senza gli inncentivi, spremuti fino all'impossibile, il mercato è paurosamente fermo.
Allora perchè chiedere condizioni straordinarie di produzione?
L'allargamento del prodotto, pardon, del "brand" FIAT, oltreoceano in cerca di nuovi mercati, così come la produzione di nuovi modelli (SUV?) non sono risposte sufficienti a spiegare, quest'ansia di "produrre" dell'ad. di FIAT.
Dunque a che serve il piglio deciso di Marchionne?
Serve essenzialmente ad una cosa sola, a fare cioè, ciò che il capitale fa nei momenti in cui, dopo un'espansione economica, si arriva inevitabilmente ad un periodo critico di sovrapproduzione, si ristruttura.
Marchionne, colpisce e batte i suoi colpi nel ramo industriale, nella produzione, sulle schiene dei lavoratori, per lanciare messaggi all'unico "mercato" ancora fertile, quello volatile, della finanza.
Infatti il titolo FIAT cresce negli indici di borsa e la casa torinese non perde tempo, aumentando la sua presenza nell'azionariato Chrysler negli Stati Uniti, passando, nei giorni scorsi dal 20, al 25% delle azioni, con un prospetto di acquisire, nel 2011 fino al 35%.
Con quali soldi lo fa, con quali garanzie?
Non vedere che la politica di Marchionne è una politica ristrutturativa, atta a demolire la contrattazione collettiva e ad avvantaggiarsi di un momento critico delle forze di opposizione, è un errore esiziale.
L'argine che si prepara a sfondare Marchionne, sarà un passaggio in cui la deriva dei diritti del lavoro in Italia, filtrerà fino a contaminare tutti gli strati del lavoro salariato, demolendo, di fatto, gli ultimi bastioni statutari rimasti in piedi dopo l'ondata di precarizzazioni dei contratti di fine anni 90.
Mancare l'appello alla chiamata in difesa di questa battaglia, rischia di essere per il centro-sinistra l'ennesimo passo falso verso una metamorfosi moderata, irreversibile, in un'ansia, irragionevole - visti anche i sondaggi in caduta libera del Partito Democratico, ad esempio - di "sovrapposizione" con l'avversario.
Le parole di Fassino, Veltroni e Chiamparino, in favore del "sì", sembrano pietre tombali, sulle ormai minime speranze di ripresa del Partito Democratico ad un ruolo di rappresentanza e conflitto delle masse lavoratrici, orfane di un partito, appunto, di massa.
Rimangono, purtroppo da soli, fuori e dentro i cancelli di Mirafiori, i metalmeccanici, in lotta per qualcosa di più di un contratto, di uno stipendio, in lotta contro un pauroso ritorno al passato, in lotta per la propria dignità.
domenica 19 dicembre 2010
In risposta a Bella Ciao.
Dopo nemmeno un giorno e un blocco temporaneo da parte di Facebook (così presumo, visto che per mezza giornata la pagina sul sito non esisteva più), i creatori di Bella Ciao, hanno "potuto", rispondere al sottoscritto.
In uno sproloquio di frasi ridondanti, si sono difesi, accusandomi di dichiarazioni non mie, ribadendo la loro libertà e indipendenza rispetto a ogni partito politico.
Eppure come già appreso da altre fonti, linkate nel mio post precedente, proprio loro hanno detto di avere una certa preferenza verso un politico piuttosto che un altro.
Ma non è questo il punto.
La mia colpa, il motivo per cui, il mio link è stato rimosso e io sono stato bloccato dal poter pubblicare qualsivoglia testo sulla loro pagina; è che all'interno del link stesso ci sarebbe stata una foto del Duce e alcuni commenti offensivi.
Tutto vero.
Il problema è che l'evento del link e i commenti offensivi non sono miei.
L'unico motivo per cui l'evento è stato pubbblicato da me, è perchè al suo interno ci sono documenti, articoli, video e addirittura i contatti della persona che sarebbe (uso il condizionale) stata vittima dell'atto antidemocratico.
Nel pubblicare una cosa del genere, personalmente, il sottoscritto non vede niente di offensivo, anche perchè, chi avesse voluto era libero di leggere l'evento e farsi una propria opinione in merito.
Inoltre i commenti offensivi dietro cui si trincera la decisione della mia esclusione, non erano visibili sulla pagina di "Bella Ciao", essendo all'interno di un link.
Quindi non vi era nulla di offensivo, postato.
Quello che invece molti si sono persi, tra i tanti melensi attestati di stima, per "i portatori della Verità democratica", è il fatto che ancora il sottoscritto, non può dire la sua e se non si fosse attrezzato per farlo in altra maniera non lo avrebbe mai potuto fare.
Mentre loro hanno potuto scrivere (a pro proprio, inventandosi anche alcune cose, la prima che io sarei stato offensivo, falso) sulla loro bacheca ai propri iscritti il motivo della mia "giusta" esclusione.
Perchè?
Non sono sufficientemente intelligenti i lettori della pagina in questione da farsi una propria idea senza nessun filtro?
Inoltre il sottoscritto non è l'unico che è stato bloccato per il medesimo motivo.
Perchè?
Perchè, cari liberi amministratori di Bella Ciao, cancellate i commenti (anche inoffensivi e magari scherzosi) contro un determinato leader politico mentre altri (anche della stessa parte politica del personaggio in questione), li lasciate eccome?
Dite che alcuni commenti, che ripeto, mai hanno infangato la pagina, essendo interni ad un link, sono offensivi, ma alcuni sulla vostra bacheca seppur per la parte politica avversa non sono, quelli sì, veramente offensivi?
Oppure link come:
"Nostronzo (parodia di una celebre marca di tonno) 180 grammi di Fascismo, in olio di ricino" -
o anche - "Letterina per Babbo Natale, per Natale toglimi da coglioni questo stronzone"
- oppure -breve storia politica di Mara Carfagna: Nata a Salerno il 18 dicembre 1975, dopo una prestigiosa carriera da zoccola, Cicciolina docet...
- non sono forse da ritenersi offensivi?
Peccato che certi link mirino agli "avversari politici" e non alla parte politica gradita...
Taccio sui commenti delle persone a certi link, c'è di tutto e di più, altro che offese...mancano solo i messaggi minatori.
Ma quelle offese, evidentemente vanno bene, per gli amministratori di Bella Ciao, giovani virgulti, difensori della Democrazia con la "D" maiuscola e dell'Italia, quella vera, loro, i veri "resistenti"!
E allora cari amici libertari di Bella Ciao, perchè non date anche a me, la possibilità di dire sulla vostra pagina in maniera civile e verificabile, la mia, modesta, opinione?
Attendo, fiducioso la vostra risposta.
In uno sproloquio di frasi ridondanti, si sono difesi, accusandomi di dichiarazioni non mie, ribadendo la loro libertà e indipendenza rispetto a ogni partito politico.
Eppure come già appreso da altre fonti, linkate nel mio post precedente, proprio loro hanno detto di avere una certa preferenza verso un politico piuttosto che un altro.
Ma non è questo il punto.
La mia colpa, il motivo per cui, il mio link è stato rimosso e io sono stato bloccato dal poter pubblicare qualsivoglia testo sulla loro pagina; è che all'interno del link stesso ci sarebbe stata una foto del Duce e alcuni commenti offensivi.
Tutto vero.
Il problema è che l'evento del link e i commenti offensivi non sono miei.
L'unico motivo per cui l'evento è stato pubbblicato da me, è perchè al suo interno ci sono documenti, articoli, video e addirittura i contatti della persona che sarebbe (uso il condizionale) stata vittima dell'atto antidemocratico.
Nel pubblicare una cosa del genere, personalmente, il sottoscritto non vede niente di offensivo, anche perchè, chi avesse voluto era libero di leggere l'evento e farsi una propria opinione in merito.
Inoltre i commenti offensivi dietro cui si trincera la decisione della mia esclusione, non erano visibili sulla pagina di "Bella Ciao", essendo all'interno di un link.
Quindi non vi era nulla di offensivo, postato.
Quello che invece molti si sono persi, tra i tanti melensi attestati di stima, per "i portatori della Verità democratica", è il fatto che ancora il sottoscritto, non può dire la sua e se non si fosse attrezzato per farlo in altra maniera non lo avrebbe mai potuto fare.
Mentre loro hanno potuto scrivere (a pro proprio, inventandosi anche alcune cose, la prima che io sarei stato offensivo, falso) sulla loro bacheca ai propri iscritti il motivo della mia "giusta" esclusione.
Perchè?
Non sono sufficientemente intelligenti i lettori della pagina in questione da farsi una propria idea senza nessun filtro?
Inoltre il sottoscritto non è l'unico che è stato bloccato per il medesimo motivo.
Perchè?
Perchè, cari liberi amministratori di Bella Ciao, cancellate i commenti (anche inoffensivi e magari scherzosi) contro un determinato leader politico mentre altri (anche della stessa parte politica del personaggio in questione), li lasciate eccome?
Dite che alcuni commenti, che ripeto, mai hanno infangato la pagina, essendo interni ad un link, sono offensivi, ma alcuni sulla vostra bacheca seppur per la parte politica avversa non sono, quelli sì, veramente offensivi?
Oppure link come:
"Nostronzo (parodia di una celebre marca di tonno) 180 grammi di Fascismo, in olio di ricino" -
o anche - "Letterina per Babbo Natale, per Natale toglimi da coglioni questo stronzone"
- oppure -breve storia politica di Mara Carfagna: Nata a Salerno il 18 dicembre 1975, dopo una prestigiosa carriera da zoccola, Cicciolina docet...
- non sono forse da ritenersi offensivi?
Peccato che certi link mirino agli "avversari politici" e non alla parte politica gradita...
Taccio sui commenti delle persone a certi link, c'è di tutto e di più, altro che offese...mancano solo i messaggi minatori.
Ma quelle offese, evidentemente vanno bene, per gli amministratori di Bella Ciao, giovani virgulti, difensori della Democrazia con la "D" maiuscola e dell'Italia, quella vera, loro, i veri "resistenti"!
E allora cari amici libertari di Bella Ciao, perchè non date anche a me, la possibilità di dire sulla vostra pagina in maniera civile e verificabile, la mia, modesta, opinione?
Attendo, fiducioso la vostra risposta.
sabato 18 dicembre 2010
Democrazia? CIAO BELLA.
Il dibattito, riguardo i canali di comunicazione in rete è da sempre assai ampio, tra chi, ritiene che l'utilizzo del sistema informatico, dei social networking e della diffusione massima di informazioni sul W.W.W. sia deleterio e facilmente manipolabile e chi, ne elogia di contro, la grande possibilità comunicativa e di diffusione appunto, impedendo quasi sempre il filtraggio di notizie scomode ai governi o ai centri di potere.
Se vediamo ad esempio il caso del sito di Julian Assange, Wikileaks, non possiamo che essere sedotti da questa seconda ipotesi.
In fondo, che c'è di male nel veder tremare un po' "i potenti" sotto i colpi implacabili di un qualche hacker sconosciuto?
Ne guadagna sicuramente la verità dei fatti e la libertà d'informazione.
Ma questa libertà, (su cui ci sarebbe ampiamente da discutere, in maniera approfondita) alle volte, nasconde pericolosi coni d'ombra e rende paurosamente simile, la partecipazione democratica, al marketing, o peggio alla pubblicità subliminale.
Il caso di cui vi voglio parlare, da queste pagine (non è casuale che anch'io esprima, la mia opinione attraverso il medesimo canale che attacco, ciò rende bene l'idea di questa doppia faccia dell'informazione digitale) è una mia esperienza personale.
Su uno dei maggiori siti di socialnetworking (diciamolo va, c'è pure nella screenshot, Facebook), mi sono imbattuto come tanti di voi, in una pagina, di chiara tendenza politica, ma apartitica, che tra qualche sfottò e vignetta, aveva il merito di offrire numerosi post, e link ad articoli di qualità, offrendo un servizio, devo dire, di buona "controinformazione".
La forza di questo "gruppo" era proprio il connotato si politicizzato, ma apartitico e "democratico" delle notizie e dei contenuti, tanto che, come potete vedere dall'innumerevole (per non dire notevole) numero di "fan", in breve la pagina, sempre aggiornata, con relativo invio di mail ai membri a cadenza quasi giornaliera, ha avuto un enorme successo.
Ho fatto anch'io parte di questa pagina/gruppo per lungo tempo, discutendo e linkando ciò che mi pareva più opportuno, sui principali casi di attualità politica.
Fino a quando, non ho cominciato a criticare un certo politico, che, vista la grande esposizione mediatica di questi ultimi mesi, ha anch'esso, come il gruppo, grande successo.
Le mie critiche in effetti erano molto pesanti, ma mai gratuite e sopratutto vere e inconfutabili, con tanto di fonti consultabili, su cui magari dibattere seppur aspramente, ma comunque in piena libertà d'opinione.
Purtroppo, dopo l'ennesimo link, (vedi qui) il sottoscritto è stato elegantemente bloccato...è rimasto cioè membro del gruppo, salvo, non poter commentare, ne linkare o condividere nessun tipo di file nel "club".
La pagina in questione, ormai l'avrete visto e capito si chiama "Bella Ciao" e dovrebbe ispirarsi (anche dal nome) ai valori di libertà e uguaglianza democratica, figli della Resistenza.
Evidentemente anche alla discussione democratica c'è un limite.
Da qui qualche lecito dubbio...
In fondo, non sarebbe poi la fine del mondo essere "bannati" da una pagina o gruppo di Facebook, se non fosse che questa pagina conta, "solo" 128.640 persone che la seguono e che quindi, come è capitato al sottoscritto ricevono la mailing list della pagina stessa.
Ora, se la tendenza interna al gruppo e alla pagina e cara agli amministratori fosse super partes, andrebbe tutto bene, il problema è che - parole degli amministratori stessi (vedi qui) - c'è in effetti un "debole" politico nei confronti di un leader piuttosto che di un altro.
Se ci fate caso infatti, gli altri partiti, se non proprio oscurati, sono comunque in qualche maniera lasciati ad ampia libertà di critica da parte dei partecipanti.
Non è un caso che quindi, io come altri, che hanno avuto l'ardire di criticare un certo politico e non altri, siano stati bloccati...
In questa maniera purtroppo nascono legittimi dubbi sul lavoro degli amministratori.
Una pagina con 128.000 e più contatti, lo sanno bene i web master, non è certo una cosa che si fa, si mantiene e sopratutto si costruisce attraverso la casualità o nel tempo libero.
Se volete, provateci, aprite un qualsiasi sito, gruppo, blog o altro spazio in rete e guardate con gli appositi strumenti di analisi quante visite avete.
Vedrete dunque che, se siete comuni mortali e non personaggi famosi o persone del mestiere, avere 100.000 contatti è un vero è proprio lavoro a tempo pieno e forse, nemmeno una costante applicazione basta per raggiungere certe "vette".
Crediamo per un attimo alla buona fede, a nessun fine di lucro e ad un incredibile combine di tempo libero+fortuna.
Rimane il potere di condizionare, in maniera strisciante un numero così grande di persone.
Ecco il boomerang della "libertà digitale", ciò che in superficie pare l'unica "verità" ha purtroppo altri risvolti ed ha ben poche possibilità di riscontro e di controreplica.
Sopratutto se sei bloccato!
Se poi la tendenza è esplicitamente a favore di un personaggio politico che di comunicazione ne sa (e no, non è Silvio Berlusconi) eccome (celebre una sua campagna elettorale nel 2005) e che è contornato di varie persone del mestiere, nascono cattivi pensieri.
Qui mi fermo, ovviamente per non diffamare gratuitamente nessuno.
A voi trarre le opportune conclusioni e provare (dato che in molti siete iscritti a quel gruppo/pagina) a chiedere spiegazioni, dato che io non potrò farlo.
Con buona pace della "democrazia digitale" e della libertà d'espressione individuale...
E' proprio il caso di dirlo, democrazia digitale bella...CIAO!
Se vediamo ad esempio il caso del sito di Julian Assange, Wikileaks, non possiamo che essere sedotti da questa seconda ipotesi.
In fondo, che c'è di male nel veder tremare un po' "i potenti" sotto i colpi implacabili di un qualche hacker sconosciuto?
Ne guadagna sicuramente la verità dei fatti e la libertà d'informazione.
Ma questa libertà, (su cui ci sarebbe ampiamente da discutere, in maniera approfondita) alle volte, nasconde pericolosi coni d'ombra e rende paurosamente simile, la partecipazione democratica, al marketing, o peggio alla pubblicità subliminale.
Il caso di cui vi voglio parlare, da queste pagine (non è casuale che anch'io esprima, la mia opinione attraverso il medesimo canale che attacco, ciò rende bene l'idea di questa doppia faccia dell'informazione digitale) è una mia esperienza personale.
Su uno dei maggiori siti di socialnetworking (diciamolo va, c'è pure nella screenshot, Facebook), mi sono imbattuto come tanti di voi, in una pagina, di chiara tendenza politica, ma apartitica, che tra qualche sfottò e vignetta, aveva il merito di offrire numerosi post, e link ad articoli di qualità, offrendo un servizio, devo dire, di buona "controinformazione".
La forza di questo "gruppo" era proprio il connotato si politicizzato, ma apartitico e "democratico" delle notizie e dei contenuti, tanto che, come potete vedere dall'innumerevole (per non dire notevole) numero di "fan", in breve la pagina, sempre aggiornata, con relativo invio di mail ai membri a cadenza quasi giornaliera, ha avuto un enorme successo.
Ho fatto anch'io parte di questa pagina/gruppo per lungo tempo, discutendo e linkando ciò che mi pareva più opportuno, sui principali casi di attualità politica.
Fino a quando, non ho cominciato a criticare un certo politico, che, vista la grande esposizione mediatica di questi ultimi mesi, ha anch'esso, come il gruppo, grande successo.
Le mie critiche in effetti erano molto pesanti, ma mai gratuite e sopratutto vere e inconfutabili, con tanto di fonti consultabili, su cui magari dibattere seppur aspramente, ma comunque in piena libertà d'opinione.
Purtroppo, dopo l'ennesimo link, (vedi qui) il sottoscritto è stato elegantemente bloccato...è rimasto cioè membro del gruppo, salvo, non poter commentare, ne linkare o condividere nessun tipo di file nel "club".
La pagina in questione, ormai l'avrete visto e capito si chiama "Bella Ciao" e dovrebbe ispirarsi (anche dal nome) ai valori di libertà e uguaglianza democratica, figli della Resistenza.
Evidentemente anche alla discussione democratica c'è un limite.
Da qui qualche lecito dubbio...
In fondo, non sarebbe poi la fine del mondo essere "bannati" da una pagina o gruppo di Facebook, se non fosse che questa pagina conta, "solo" 128.640 persone che la seguono e che quindi, come è capitato al sottoscritto ricevono la mailing list della pagina stessa.
Ora, se la tendenza interna al gruppo e alla pagina e cara agli amministratori fosse super partes, andrebbe tutto bene, il problema è che - parole degli amministratori stessi (vedi qui) - c'è in effetti un "debole" politico nei confronti di un leader piuttosto che di un altro.
Se ci fate caso infatti, gli altri partiti, se non proprio oscurati, sono comunque in qualche maniera lasciati ad ampia libertà di critica da parte dei partecipanti.
Non è un caso che quindi, io come altri, che hanno avuto l'ardire di criticare un certo politico e non altri, siano stati bloccati...
In questa maniera purtroppo nascono legittimi dubbi sul lavoro degli amministratori.
Una pagina con 128.000 e più contatti, lo sanno bene i web master, non è certo una cosa che si fa, si mantiene e sopratutto si costruisce attraverso la casualità o nel tempo libero.
Se volete, provateci, aprite un qualsiasi sito, gruppo, blog o altro spazio in rete e guardate con gli appositi strumenti di analisi quante visite avete.
Vedrete dunque che, se siete comuni mortali e non personaggi famosi o persone del mestiere, avere 100.000 contatti è un vero è proprio lavoro a tempo pieno e forse, nemmeno una costante applicazione basta per raggiungere certe "vette".
Crediamo per un attimo alla buona fede, a nessun fine di lucro e ad un incredibile combine di tempo libero+fortuna.
Rimane il potere di condizionare, in maniera strisciante un numero così grande di persone.
Ecco il boomerang della "libertà digitale", ciò che in superficie pare l'unica "verità" ha purtroppo altri risvolti ed ha ben poche possibilità di riscontro e di controreplica.
Sopratutto se sei bloccato!
Se poi la tendenza è esplicitamente a favore di un personaggio politico che di comunicazione ne sa (e no, non è Silvio Berlusconi) eccome (celebre una sua campagna elettorale nel 2005) e che è contornato di varie persone del mestiere, nascono cattivi pensieri.
Qui mi fermo, ovviamente per non diffamare gratuitamente nessuno.
A voi trarre le opportune conclusioni e provare (dato che in molti siete iscritti a quel gruppo/pagina) a chiedere spiegazioni, dato che io non potrò farlo.
Con buona pace della "democrazia digitale" e della libertà d'espressione individuale...
E' proprio il caso di dirlo, democrazia digitale bella...CIAO!
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venerdì 17 dicembre 2010
Tutti hanno bisogno di Silvio Berlusconi.
Ebbene, seppur per un pelo (e mi astengo dal fare facili e scurrili battute) il premier ce l'ha fatta.
Con buona pace delle fibrillazioni degli ex alleati e dell'opposizione parlamentare.
Ma aldilà dei numeri, risicati, che ci riconsegnano ancora un Berlusconi, se non in forma, almeno più vitale, quello che si nota, ancora una volta, è che l'unico vero protagonista della politica italiana è uno solo, lui.
Tutti in questo paese dipendono da Berlusconi e non solo perchè molti sono proprio "suoi dipendenti", ma proprio perchè tanti, senza di lui, non esisterebbero.
Pensate a cosa sarebbe l'arco parlamentare senza mister B. ad esempio.
Tralasciando ovviamente i "fedelissimi" del PDL, lautamente pagati; anche all'opposizione, non si starebbe meglio senza l'ometto di Arcore.
Pensate ora al PD, un partito che, in caduta libera nei sondaggi, con una miriade di correnti e spifferi e ormai palesemente diviso al suo interno - come si vede anche dalle ultime primarie del centrosinistra a Trieste, dove il partito rischia la disfatta addirittura nei confronti del candidato della Federazione della Sinistra - in preda all'emorragia di voti, cosa farebbe se perdesse anche il suo unico e vero collante, l'arcinemico Berlusconi?
Oppure, contro chi urlerebbe il bravo Tonino Di Pietro (nemmeno lui esente dalla sindrome del berlusconismo, visto i due transfughi dell'IDV) senza il pluri-indagato Silvio?
E il Fini, leader, di una "destra moderna", di "stampo europeo", reggerà alla prematura rottura di una luna di miele conclusasi dopo 15 anni? Ma sopratutto, riusciranno a vederlo credibile gli elettori del centro-destra, dopo le accuse di "tradimento" che gli rimbalzano addosso dai giornali e i canali mediatici in mano al Cavaliere?
O anche Casini, leader "dell'Italia di mezzo", l'Italia che non si espone mai, senza un guado in cui stare a metà, che posizione sarebbe costretto a prendere?
La sensazione è che alla caduta di Berlusconi, che prima o poi, anche solo anagraficamente per forza di cose dovrà accadere, il risveglio - di quella tanta parte dell'Italia che per venti anni non ha potuto fare volente o nolente a meno di lui - sarà brusco.
In un paese in cui, l'unico sgambetto al premier viene addirittura dalla sua stessa parte politica, dopo un biennio di opposizione inesistente o peggio complice, senza Berlusconi tutti sarebbero costretti a fare per una volta ciò che non fanno da anni, ovvero, politica.
Allora cadrebbero tutti i veli, che nascondono i vari "Re Mida" della politica italiana e si scoprirebbe che nella dissoluzione della sinistra, c'è un sovraffollamento di forze centriste, destrorse e moderate a contendersi il risultato elettorale.
Con buona pace dell'elettorato della sinistra che, in questo deserto rappresentativo si astiene dal votare o si dibatte nell'ansiosa ricerca dell'illusoria figura di un leader carismatico, da scoprire attraverso il sistema ambiguo, solo apparentemente democratico, delle primarie.
La situazione politica odierna insomma è indissolubile da Silvio Berlusconi.
Pensiamo solo alla sua nemesi politica, Antonio Di Pietro; uomo di destra, che ha fatto dell'opposizione a Berlusconi la sua principale proposta programmatica, in caso di dipartita dalla scena dell'avversario, il suo bacino di voti, in gran parte figlio dello scontento dell'elettorato del centro sinistra, sarebbe messo a dura prova.
Si scoprirebbe dunque che il leader dell'Italia dei Valori, ha posizioni molto diverse in ambito lavoro, rispetto a ciò che canonicamente ci si aspetterebbe da un rappresentante dell'opposizione, non in contrasto ad una personalità come Berlusconi che non è sicuramente un difensore delle classi subalterne.
Su certi temi infatti, del mercato del lavoro e della sua regolamentazione ad esempio, si assiste ad una pesante sovrapposizione di idee da destra a sinistra, tanto che quasi tutti i politici di spicco, si affannano nel rincorrere le posizioni "responsabili" (leggi, nessuna regola, nessun diritto con la scusa della "crisi") dei vari "guru" dell'industria, del "made in Italy" e della "bella Italia", come Montezemolo o l'Ad di FIAT, Marchionne.
Addirittura si colma, in questo momento così drammatico per chi vive nel mondo reale, la distanza che da sempre c'era tra piattaforma sindacale e imprenditoria, se anche un segretario nazionale come Bonanni, segretario CISL, trova il tempo di scrivere un libro, con tanto di presentazione di chi?
Di Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria.
Quello che invece non si ferma, è il disagio, per un'ondata repressiva senza precedenti dopo gli "anni di piombo" (in un deja vu del governo Tambroni), che investe i "contestatori", i precari della scuola, del lavoro, gli immigrati, tutte categorie unite dal filo invisibile della difesa dei propri diritti.
Si ricorre a vecchi metodi repressivi, si strumentalizza la manifestazione pacifica con i soliti metodi dell'infiltraggio, si stigmatizza poi la violenza degli "estremisti".
Pure il "chierico" Saviano, si diletta a scrivere ai ragazzi della manifestazione di Roma (del 14 dicembre scorso ndr), con toni "pasoliniani" (con le dovute proporzioni, d'intuito e intelligenza) senza aggiungere nulla di nuovo, senza domandarsi perchè - lui fine intellettuale - si tenda quando si commentano fatti del genere, sempre a focalizzarsi, su uno sparuto gruppo di ingenui che sono caduti nella solita trappola della "violenza pilotata", piuttosto che metterne in evidenza il mandante; uno Stato, che spesso nella storia del nostro paese si è rivelato antidemocratico, clericale e repressivo e autoconservativo delle proprie "elite" politicamente trasversali.
Acquietarsi alla corrente del buon senso, alle volte non si può, pena la perdita di contatto con la realtà che è appunto ciò che è successo ai partiti e ai leaders del "centro-sinistra".
Con i risultati che tutti bene conosciamo.
Uno dei motivi per cui, tanti leader politici - senza una direzione chiara verso cui muoversi e con l'incognita delle elezioni anticipate - alla riconferma del Cavaliere sullo scranno più alto di Montecitorio, avranno, ne sono sicuro, tirato un sospiro di sollievo.
Con buona pace delle fibrillazioni degli ex alleati e dell'opposizione parlamentare.
Ma aldilà dei numeri, risicati, che ci riconsegnano ancora un Berlusconi, se non in forma, almeno più vitale, quello che si nota, ancora una volta, è che l'unico vero protagonista della politica italiana è uno solo, lui.
Tutti in questo paese dipendono da Berlusconi e non solo perchè molti sono proprio "suoi dipendenti", ma proprio perchè tanti, senza di lui, non esisterebbero.
Pensate a cosa sarebbe l'arco parlamentare senza mister B. ad esempio.
Tralasciando ovviamente i "fedelissimi" del PDL, lautamente pagati; anche all'opposizione, non si starebbe meglio senza l'ometto di Arcore.
Pensate ora al PD, un partito che, in caduta libera nei sondaggi, con una miriade di correnti e spifferi e ormai palesemente diviso al suo interno - come si vede anche dalle ultime primarie del centrosinistra a Trieste, dove il partito rischia la disfatta addirittura nei confronti del candidato della Federazione della Sinistra - in preda all'emorragia di voti, cosa farebbe se perdesse anche il suo unico e vero collante, l'arcinemico Berlusconi?
Oppure, contro chi urlerebbe il bravo Tonino Di Pietro (nemmeno lui esente dalla sindrome del berlusconismo, visto i due transfughi dell'IDV) senza il pluri-indagato Silvio?
E il Fini, leader, di una "destra moderna", di "stampo europeo", reggerà alla prematura rottura di una luna di miele conclusasi dopo 15 anni? Ma sopratutto, riusciranno a vederlo credibile gli elettori del centro-destra, dopo le accuse di "tradimento" che gli rimbalzano addosso dai giornali e i canali mediatici in mano al Cavaliere?
O anche Casini, leader "dell'Italia di mezzo", l'Italia che non si espone mai, senza un guado in cui stare a metà, che posizione sarebbe costretto a prendere?
La sensazione è che alla caduta di Berlusconi, che prima o poi, anche solo anagraficamente per forza di cose dovrà accadere, il risveglio - di quella tanta parte dell'Italia che per venti anni non ha potuto fare volente o nolente a meno di lui - sarà brusco.
In un paese in cui, l'unico sgambetto al premier viene addirittura dalla sua stessa parte politica, dopo un biennio di opposizione inesistente o peggio complice, senza Berlusconi tutti sarebbero costretti a fare per una volta ciò che non fanno da anni, ovvero, politica.
Allora cadrebbero tutti i veli, che nascondono i vari "Re Mida" della politica italiana e si scoprirebbe che nella dissoluzione della sinistra, c'è un sovraffollamento di forze centriste, destrorse e moderate a contendersi il risultato elettorale.
Con buona pace dell'elettorato della sinistra che, in questo deserto rappresentativo si astiene dal votare o si dibatte nell'ansiosa ricerca dell'illusoria figura di un leader carismatico, da scoprire attraverso il sistema ambiguo, solo apparentemente democratico, delle primarie.
La situazione politica odierna insomma è indissolubile da Silvio Berlusconi.
Pensiamo solo alla sua nemesi politica, Antonio Di Pietro; uomo di destra, che ha fatto dell'opposizione a Berlusconi la sua principale proposta programmatica, in caso di dipartita dalla scena dell'avversario, il suo bacino di voti, in gran parte figlio dello scontento dell'elettorato del centro sinistra, sarebbe messo a dura prova.
Si scoprirebbe dunque che il leader dell'Italia dei Valori, ha posizioni molto diverse in ambito lavoro, rispetto a ciò che canonicamente ci si aspetterebbe da un rappresentante dell'opposizione, non in contrasto ad una personalità come Berlusconi che non è sicuramente un difensore delle classi subalterne.
Su certi temi infatti, del mercato del lavoro e della sua regolamentazione ad esempio, si assiste ad una pesante sovrapposizione di idee da destra a sinistra, tanto che quasi tutti i politici di spicco, si affannano nel rincorrere le posizioni "responsabili" (leggi, nessuna regola, nessun diritto con la scusa della "crisi") dei vari "guru" dell'industria, del "made in Italy" e della "bella Italia", come Montezemolo o l'Ad di FIAT, Marchionne.
Addirittura si colma, in questo momento così drammatico per chi vive nel mondo reale, la distanza che da sempre c'era tra piattaforma sindacale e imprenditoria, se anche un segretario nazionale come Bonanni, segretario CISL, trova il tempo di scrivere un libro, con tanto di presentazione di chi?
Di Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria.
Quello che invece non si ferma, è il disagio, per un'ondata repressiva senza precedenti dopo gli "anni di piombo" (in un deja vu del governo Tambroni), che investe i "contestatori", i precari della scuola, del lavoro, gli immigrati, tutte categorie unite dal filo invisibile della difesa dei propri diritti.
Si ricorre a vecchi metodi repressivi, si strumentalizza la manifestazione pacifica con i soliti metodi dell'infiltraggio, si stigmatizza poi la violenza degli "estremisti".
Pure il "chierico" Saviano, si diletta a scrivere ai ragazzi della manifestazione di Roma (del 14 dicembre scorso ndr), con toni "pasoliniani" (con le dovute proporzioni, d'intuito e intelligenza) senza aggiungere nulla di nuovo, senza domandarsi perchè - lui fine intellettuale - si tenda quando si commentano fatti del genere, sempre a focalizzarsi, su uno sparuto gruppo di ingenui che sono caduti nella solita trappola della "violenza pilotata", piuttosto che metterne in evidenza il mandante; uno Stato, che spesso nella storia del nostro paese si è rivelato antidemocratico, clericale e repressivo e autoconservativo delle proprie "elite" politicamente trasversali.
Acquietarsi alla corrente del buon senso, alle volte non si può, pena la perdita di contatto con la realtà che è appunto ciò che è successo ai partiti e ai leaders del "centro-sinistra".
Con i risultati che tutti bene conosciamo.
Uno dei motivi per cui, tanti leader politici - senza una direzione chiara verso cui muoversi e con l'incognita delle elezioni anticipate - alla riconferma del Cavaliere sullo scranno più alto di Montecitorio, avranno, ne sono sicuro, tirato un sospiro di sollievo.
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