Scrivere oggi non è facile.
Prima di tutto perchè è davvero difficile concentrarsi su qualcosa e dare un senso all'articolo vista la mole enorme di notizie che circolano e si rincorrono in questi giorni, frenetiche.
Al centro sempre lui, l'unico protagonista vero dell'Italia degli ultimi 15 anni, l'unico vero personaggio sotto la luce dell'occhio di bue, l'unico in scena sul palcoscenico della politica italiana della seconda Repubblica.
Silvio Berlusconi è l'Italia.
E' il presidente del consiglio, il principale leader della "destra" italiana, ma è anche l'unico che ha il potere di fare anche opposizione.
Infatti, nel nulla opposto a lui, tra le macerie di progetti di sinistra più o meno moderati, tra leader leggeri come vapore acqueo, come Veltroni e Bersani, in teoria suoi principali avversari diretti, solo lui stesso è in grado di contrastare paradossalmente se stesso, con la sua vita d'imprenditore, showman, politco, vip, piena di luci e sopratutto ombre.
Ombre che spesso assumono contorni quasi carnali da quanto sono vere, concrete.
Non si può infatti rimanere indifferenti alle registrazioni telefoniche che ieri Anno Zero ha mandato in onda in cui, il premier, parlava con i suoi più fidi collaboratori, Dell'Utri e Confalonieri, del mafioso Vittorio Mangano, il famoso stalliere di Arcore.
Che tra un soggiorno in galera e l'altro, non aveva di meglio da fare all'uscita di una di queste, che "ricordare" al suo amico Berlusconi, come fosse pienamente a piede libero, in che maniera?
Con una bomba al cancello della sua villa.
Un'episodio che addirittura scatenò tra i tre giulivi, un mare di risa, sul modo gretto e verace del buon Mangano che - "siccome non sa scrivere mette una bomba!".
Parole di Dell'Utri.
Ora, ammesso e concesso che ognuno possa frequentare chi vuole, è senz'altro insolito che un personaggio dello spessore di Berlusconi si sia accompagnato a certi personaggi, pluri - pregiudicati, con alle spalle un curriculum mafioso di primo piano.
Che sia solo un caso?
Evidentemente no, dato che Dell'Utri definisce Mangano - "un eroe".
In altro paese, basterebbe e avanzerebbe per portare un personaggio politico, in maniera particolare il presidente del consiglio alle dimissioni.
Invece continua a passare il messaggio del complotto, del rovesciamento della "volontà dei cittadini" tramite l'uso distorto della giustizia da parte dei magistrati "comunisti".
Aggettivo che oggi fa quasi sorridere, vista la mollezza del Partito Democratico verso ogni tipo di iniziativa politca anche minimamente radicale.
Tralasciando, comunque, i processi, le connessioni mafiose i pentiti, i politici, che in qualche maniera hanno "nominato" Berlusconi, per la cui analisi, basta e avanza la presenza del bravo Travaglio, quello che permane è la figura di un presidente del consiglio, fumosa, poco trasparente, di cui il nostro paese oggi non avrebbe certo bisogno.
Non m'interessa personalmente sapere se Berlusconi, abbia avuto rapporti con la mafia, sia un'evasore fiscale o abbia riciclato fondi neri, a quello, come credo tutti, grazie ad una minima capacità deduttiva che ogni essere umano ha, ho già dato risposta.
Ma non credo sia possibile per un'uomo politico, continuare a fare il proprio lavoro indipendentemente dai processi che lo coinvolgono.
E' vero, Berlusconi non è mai stato condannato (anche se prescritto più volte...), è giusto sempre dare il beneficio del dubbio a tutti, ma intanto, per un presidente del consiglio, così profondamente invischiato in vicende così disgustose, l'unica strada sarebbe quella delle dimissioni, della sospensione del proprio mandato.
Invece si attaccano i magistrati, si grida al giacobinismo, alle ghigliottine mediatiche, sgomitando, urlando, in maniera del tutto inutile, anzi rafforzando l'idea che la democrazia in Italia non esista, che la giustizia sia uguale non proprio per tutti.
E facendo di tutto tranne che fugare i dubbi.
Lasciando a terra esangue, l'unica vera vittima della contesa, l'Italia.
Qui sotto il video delle registrazioni mandate in onda da Santoro, ieri sera.
A voi trarre le conclusioni.
venerdì 11 dicembre 2009
venerdì 4 dicembre 2009
No B Day. C'è vita a sinistra oltre il PD?
Eccoci, -1.
Domani, si spera affiancata dal bel tempo (difficile, se l'adagio è vero, piove governo ladro!) ci sarà la manifestazione del No Berlusconi-Day, la seconda cronologicamente, dopo quella del 7 luglio 2008.
La differenza sostanziale tra quella "prima edizione" e questa seconda, è la presenza politica.
Se infatti, "la prima" oltre alla presenza dell'Italia dei Valori e di Antonio di Pietro, vedeva una quasi totale assenza dei partiti del centro sinistra e della sinistra extraparlmentare, con in più la presenza di "guest star" come il giornalista Marco Travaglio, e i comici Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, oggi sul fronte politico qualcosa si è mosso.
Infatti la nuova manifestazione è stata annunciata insieme all'IDV anche dalla neonata Federazione della Sinistra (PRC-PDCI-Socialismo 2000) nella persona del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero.
Poi successivamente, alla spicciolata, ha coinvolto anche altri membri politici come nel caso del Partito Democratico, i cosiddetti "dissidenti" della "linea Bersani", ovvero i "trombati" del congresso PD, tra cui Franceschini e l'ex leader dimissionario Veltroni.
Tutti insieme contro lo "psiconano", tra un mal di pancia e l'altro, tra un progetto che nasce, come la federazione della sinistra, chi già lo affossa, vedi parte della base della "sinistra diffusa" interna agli stessi partiti, chi il progetto ce l'ha già in campo, come nel caso del PD, ma ognuno, da Bersani, a Veltroni, lo vede in maniera diversa, chi vivacchia allegramente su tutte e due le forze politiche sottraendogli voti come Di Pietro.
In Italia, abbiamo un enorme problema per la democrazia, con la presenza di Berlusconi.
Ma ne abbiamo ancora uno più grande, l'antiberlusconismo.
Quel "sentimento popolare" che giustifica tutto, il voto utile, governi rattoppati come l'Unione, la scomparsa di un'alternativa di sinistra dal parlamento, il bipolarismo, la mediazione con il "nemico" sul tema scottante delle riforme della giustizia, la rimozione anche di quanto di positivo fatto nella sinistra italiana.
Un'harakiri fatto di cecità, di mancanza di prospettive, progetti "calati dall'alto", il nulla insomma, oltre lui, il grande Capo.
Lo dico con tutto il cuore, lunga vita al governo Berlusconi!
Ad oggi una caduta del piccolo dittatore di Arcore, sarebbe la peggior cosa possibile, per la "sinistra" (termine abusatissimo, sempre più vuoto) tutta, da quella moderata, di governo o estremista; nessuno infatti, sia esso il PD o la sinistra extraparlmentare, passando per il fenomeno in ascesa (ma limitato all'esistenza di Berlusconi stesso e progetto in sostanza ben poco di sinistra) dell'Italia dei Valori, ha la minima idea di come affrontare un periodo politico "post Berlusconi", nell'immediato.
Un governo tecnico?
Una riforma del sistema elettorale?
Quali accordi politici? Quali alleanze di governo? Che ripercussioni sull'elettorato?
Ad oggi la caduta del gigante (lì si) mediatico del premier, potrebbe essere il colpo definitivo che schiaccerebbe non tanto i partiti ma il concetto di "opposizione" stesso nel nostro, ahimè, sempre più moderato ed ecclesiastico paese..
Continuerebbe quindi un processo ormai irreversibile di rimozione delle lotte, per i diritti civili, i diritti del lavoro, i diritti della persona, iniziato con la svolta (pessima e frettolosa) della "Bolognina" di occhettiana memoria da cui la sinistra post PCI si porta sempre pesanti fardelli sulle spalle, concretizzati da purosi vuoti di voti.
Si è dissolto l'elettorato di sinistra, il movimento operaio, l'egemonia culturale?
No, semplicemente non è mai stato così disilluso come adesso.
Come dargli torto guardando quel garbuglio indistricabile, quel paesaggio confusionario e nebuloso che è la "sinistra" in Italia?
La manifestazione di domani quindi, assume sì toni importanti, per contarsi, per far vedere che ancora la democrazia esiste in Italia, ma assolutamente non risolve niente, ne tanto meno aggrega.
Ai dirigenti dei partiti coinvolti, in primis quelli della sinistra "radicale" il compito di non disperdere e non illudere ancora un elettorato sfiduciato.
Pena l'inesistenza anche dopo la caduta, del grande nemico, Silvio Berlusconi.
Domani, si spera affiancata dal bel tempo (difficile, se l'adagio è vero, piove governo ladro!) ci sarà la manifestazione del No Berlusconi-Day, la seconda cronologicamente, dopo quella del 7 luglio 2008.
La differenza sostanziale tra quella "prima edizione" e questa seconda, è la presenza politica.
Se infatti, "la prima" oltre alla presenza dell'Italia dei Valori e di Antonio di Pietro, vedeva una quasi totale assenza dei partiti del centro sinistra e della sinistra extraparlmentare, con in più la presenza di "guest star" come il giornalista Marco Travaglio, e i comici Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, oggi sul fronte politico qualcosa si è mosso.
Infatti la nuova manifestazione è stata annunciata insieme all'IDV anche dalla neonata Federazione della Sinistra (PRC-PDCI-Socialismo 2000) nella persona del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero.
Poi successivamente, alla spicciolata, ha coinvolto anche altri membri politici come nel caso del Partito Democratico, i cosiddetti "dissidenti" della "linea Bersani", ovvero i "trombati" del congresso PD, tra cui Franceschini e l'ex leader dimissionario Veltroni.
Tutti insieme contro lo "psiconano", tra un mal di pancia e l'altro, tra un progetto che nasce, come la federazione della sinistra, chi già lo affossa, vedi parte della base della "sinistra diffusa" interna agli stessi partiti, chi il progetto ce l'ha già in campo, come nel caso del PD, ma ognuno, da Bersani, a Veltroni, lo vede in maniera diversa, chi vivacchia allegramente su tutte e due le forze politiche sottraendogli voti come Di Pietro.
In Italia, abbiamo un enorme problema per la democrazia, con la presenza di Berlusconi.
Ma ne abbiamo ancora uno più grande, l'antiberlusconismo.
Quel "sentimento popolare" che giustifica tutto, il voto utile, governi rattoppati come l'Unione, la scomparsa di un'alternativa di sinistra dal parlamento, il bipolarismo, la mediazione con il "nemico" sul tema scottante delle riforme della giustizia, la rimozione anche di quanto di positivo fatto nella sinistra italiana.
Un'harakiri fatto di cecità, di mancanza di prospettive, progetti "calati dall'alto", il nulla insomma, oltre lui, il grande Capo.
Lo dico con tutto il cuore, lunga vita al governo Berlusconi!
Ad oggi una caduta del piccolo dittatore di Arcore, sarebbe la peggior cosa possibile, per la "sinistra" (termine abusatissimo, sempre più vuoto) tutta, da quella moderata, di governo o estremista; nessuno infatti, sia esso il PD o la sinistra extraparlmentare, passando per il fenomeno in ascesa (ma limitato all'esistenza di Berlusconi stesso e progetto in sostanza ben poco di sinistra) dell'Italia dei Valori, ha la minima idea di come affrontare un periodo politico "post Berlusconi", nell'immediato.
Un governo tecnico?
Una riforma del sistema elettorale?
Quali accordi politici? Quali alleanze di governo? Che ripercussioni sull'elettorato?
Ad oggi la caduta del gigante (lì si) mediatico del premier, potrebbe essere il colpo definitivo che schiaccerebbe non tanto i partiti ma il concetto di "opposizione" stesso nel nostro, ahimè, sempre più moderato ed ecclesiastico paese..
Continuerebbe quindi un processo ormai irreversibile di rimozione delle lotte, per i diritti civili, i diritti del lavoro, i diritti della persona, iniziato con la svolta (pessima e frettolosa) della "Bolognina" di occhettiana memoria da cui la sinistra post PCI si porta sempre pesanti fardelli sulle spalle, concretizzati da purosi vuoti di voti.
Si è dissolto l'elettorato di sinistra, il movimento operaio, l'egemonia culturale?
No, semplicemente non è mai stato così disilluso come adesso.
Come dargli torto guardando quel garbuglio indistricabile, quel paesaggio confusionario e nebuloso che è la "sinistra" in Italia?
La manifestazione di domani quindi, assume sì toni importanti, per contarsi, per far vedere che ancora la democrazia esiste in Italia, ma assolutamente non risolve niente, ne tanto meno aggrega.
Ai dirigenti dei partiti coinvolti, in primis quelli della sinistra "radicale" il compito di non disperdere e non illudere ancora un elettorato sfiduciato.
Pena l'inesistenza anche dopo la caduta, del grande nemico, Silvio Berlusconi.
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mercoledì 2 dicembre 2009
Saturno entra in bilancia. Berlusconi se ne accorge.
Saturno dal 29 ottobre è entrato nel segno della Bilancia.
Astrologi, maghi e pseudo veggenti, fanno a gara, nel rivendicare l'esclusività di questa nefasta previsione che pare aleggiare sulla testa del premier.
Infatti il premier Silvio Berlusconi, del segno zodiacale, appunto della Bilancia, pare proprio vicino all'orlo del baratro, un precipizio che come conclusione potrebbe avere la crisi del suo governo.
Un'evento, paventato da molti, più volte, in questi mesi, ma sempre rientrato.
Se infatti i "fedelissimi" del cavaliere di Arcore, tra cui ogni tanto se ne scoprono di nuovi, vedi gli "esuli" di AN (La Russa etc), serrano le fila attorno al capo ogni qualvolta nasce un problema, appare ormai sempre più chiara e netta la scollatura tra premier e vicepremier, cioè tra Berlusconi e "il suo" numero due Gianfranco Fini.
Mai come in questo caso il fato c'ha messo del suo, tanto dunque, da scomodare facili paralleli astrologici.
Il "microfono aperto" tra Fini e Nicola Trifuoggi, procuratore capo di Pescara, dei giorni scorsi in cui il presidente della camera si lasciava "sfuggire" un laconico commento su Berlusconi e sui modi di trattare di quest'ultimo, la costituzione e le cariche statali, ha lasciato non pochi strascichi.
"Confonde il consenso con la monarchia assoluta"- pare che siano state più o meno queste le parole di Fini a proposito del premier che hanno fatto da apripista ad altre dichiarazioni anche sul caso Spatuzza e ai presunti coinvolgimenti di Berlusconi con la mafia ed alcune stragi mafiose, terminate pare, alla Fine con una trattativa stato/mafia.
Una gaffe che Fini, ha semplicemente accettato ed ha addirittura confermato in diretta ieri sera durante il programma televisivo di Raitre, Ballarò.
Un'intervento in cui ha sì chiarito la sua posizione di sostegno al governo, ma in cui ha ribadito la propria posizione su certi atteggiamenti irriguardosi del premier nei confronti delle alte cariche statali e della magistratura.
Dichiarazioni prese positivamente da Sandro Bondi, anch'esso presente al programma, un po' meno da uno dei tanti cani da guardia di Berlusconi, Scajola.
Che stamane, ribadiva come - "le dichiarazioni di ieri (di Fini, ndr) dimostrano qualcosa, dimostrano una volontà e un'azione che è diversa dalla considerazione e dalla linea del Popolo della Libertà".
Parole dure, che mettono in evidenza un problema all'interno del PDL.
Altro materiale per la manifestazione del "No Cav Day" di questo sabato, 5 dicembre, a Roma, evento in cui Rifondazione Comunista e Italia dei Valori, per bocca dei loro leader, Ferrero e Di Pietro, lanciano una manifestazione di protesta proprio contro il cavaliere di Arcore e le sue prese di posizione monocratiche e anticostituzionali.
Un cavaliere sempre più accerchiato, sempre più sotto pressione.
Saturno in astrologia, nel momento in cui entra in un segno, porta drastici cambiamenti, tagli con il passato, rinnovamento, raziocinio.
Per una volta ci fa comodo credere all'astrologia se ciò comportasse la caduta di Berlusconi e magari, perchè no, la sua fine politica.
Noi, in tal caso, non potremo che fare il tifo per il pianeta con l'anello.
Astrologi, maghi e pseudo veggenti, fanno a gara, nel rivendicare l'esclusività di questa nefasta previsione che pare aleggiare sulla testa del premier.
Infatti il premier Silvio Berlusconi, del segno zodiacale, appunto della Bilancia, pare proprio vicino all'orlo del baratro, un precipizio che come conclusione potrebbe avere la crisi del suo governo.
Un'evento, paventato da molti, più volte, in questi mesi, ma sempre rientrato.
Se infatti i "fedelissimi" del cavaliere di Arcore, tra cui ogni tanto se ne scoprono di nuovi, vedi gli "esuli" di AN (La Russa etc), serrano le fila attorno al capo ogni qualvolta nasce un problema, appare ormai sempre più chiara e netta la scollatura tra premier e vicepremier, cioè tra Berlusconi e "il suo" numero due Gianfranco Fini.
Mai come in questo caso il fato c'ha messo del suo, tanto dunque, da scomodare facili paralleli astrologici.
Il "microfono aperto" tra Fini e Nicola Trifuoggi, procuratore capo di Pescara, dei giorni scorsi in cui il presidente della camera si lasciava "sfuggire" un laconico commento su Berlusconi e sui modi di trattare di quest'ultimo, la costituzione e le cariche statali, ha lasciato non pochi strascichi.
"Confonde il consenso con la monarchia assoluta"- pare che siano state più o meno queste le parole di Fini a proposito del premier che hanno fatto da apripista ad altre dichiarazioni anche sul caso Spatuzza e ai presunti coinvolgimenti di Berlusconi con la mafia ed alcune stragi mafiose, terminate pare, alla Fine con una trattativa stato/mafia.
Una gaffe che Fini, ha semplicemente accettato ed ha addirittura confermato in diretta ieri sera durante il programma televisivo di Raitre, Ballarò.
Un'intervento in cui ha sì chiarito la sua posizione di sostegno al governo, ma in cui ha ribadito la propria posizione su certi atteggiamenti irriguardosi del premier nei confronti delle alte cariche statali e della magistratura.
Dichiarazioni prese positivamente da Sandro Bondi, anch'esso presente al programma, un po' meno da uno dei tanti cani da guardia di Berlusconi, Scajola.
Che stamane, ribadiva come - "le dichiarazioni di ieri (di Fini, ndr) dimostrano qualcosa, dimostrano una volontà e un'azione che è diversa dalla considerazione e dalla linea del Popolo della Libertà".
Parole dure, che mettono in evidenza un problema all'interno del PDL.
Altro materiale per la manifestazione del "No Cav Day" di questo sabato, 5 dicembre, a Roma, evento in cui Rifondazione Comunista e Italia dei Valori, per bocca dei loro leader, Ferrero e Di Pietro, lanciano una manifestazione di protesta proprio contro il cavaliere di Arcore e le sue prese di posizione monocratiche e anticostituzionali.
Un cavaliere sempre più accerchiato, sempre più sotto pressione.
Saturno in astrologia, nel momento in cui entra in un segno, porta drastici cambiamenti, tagli con il passato, rinnovamento, raziocinio.
Per una volta ci fa comodo credere all'astrologia se ciò comportasse la caduta di Berlusconi e magari, perchè no, la sua fine politica.
Noi, in tal caso, non potremo che fare il tifo per il pianeta con l'anello.
martedì 1 dicembre 2009
Chi era Milton Friedman?
Who is Milton Friedman?Forse, oltreoceano, negli States, questo signore è un personaggio celebre per una buona fetta di persone, ma se pronunciamo questo nome nella vecchia Europa, Milton Friedman, almeno ai più, esclusi politici, studiosi e laureati in economia, è quasi sconosciuto.
Questo signore dalla faccia mansueta, prima della sua morte il 16 novembre 2006 è stato l'artefice di quasi tutti gli eventi più importanti nell'ambito dell'economia mondiale, da circa quarant'anni a questa parte.
Pare anche difficile crederlo.
Ma è così, un teorico di una scuola di pensiero economico, quella di Chicago (i cosiddetti Chicago boys), ha insieme ad altri pochi eletti, condizionato le nostre vite e quelle di quasi tutti gli esseri umani, sopratutto dei paesi del terzo mondo, per tutti questi anni.
Questo signore è uno degli assertori più convinti della teoria economica liberista denominata anche "laissez faire", (del lasciar stare), ovvero di una politica in cui l'economia e il libero mercato siano completamente liberi da ogni vincolo statale o governativo (e etico, aggiungo io) che possa anche lontanamente intralciare il loro corso all'interno del mercato stesso.
In parole povere un sistema economico liberale al massimo in cui, lo stato, non debba intervenire in nessuna maniera.
L'economia e il mercato, secondo Friedman, "si governano da se".
Ogni tentativo di limitazione è iniquo e frena il processo di avvicinamento all'ideale perfetto di libero mercato.
Friedman è stato da molti considerato l'anti Keynes, (altro economista di opposte visioni padre del cosiddetto New Deal roosveltiano), un personaggio che da molti è stato indirettamente (e non a torto) definito "socialista", nonostante egli abbia sempre avversato le teorie di Karl Marx e sia stato anch'esso seppur in maniera del tutto diversa, liberista.
Detto ciò molti di voi, ammesso che siano riusciti ad arrivare fino a queste righe e non siano morti dalla noia, si domanderanno, e allora?
Che ci frega?
In effetti l'economia di mercato è un argomento assai complesso e noioso e sicuramente nemmeno chi ne scrive è in grado di parlarne con la dovuta professionalità, ma quel che è certo, è che le nostre vite ne sono pesantemente condizionate, nessuno escluso.
Molti odiano la tanto vilipesa classe politica, corrotta, arraffona, autoreferenziale.
Ebbene rispetto a personaggi di questo tipo, anche gli stessi politici, (o almeno i politici europei) sono ben poca cosa.
Friedman, fin dagli inizi della carriera, dopo la scuola e successivamente con i suoi "discepoli" è stato uno dei maggiori consulenti del governo statunitense riguardo la politica economica interna ed estera.
Così come ha condizionato con i suoi consigli le politiche di paesi come Cile, Cina, Polonia, Russia, Sudafrica, Argentina.
Tutti questi paesi in comune hanno avuto in dote dalla "gestione" Friedman due cose, la prima è una pesante crisi del mercato e dell'economia interna, la seconda l'avvento di organi restrittivi e repressivi che limitassero le libertà individuali e sociali dei cittadini per prevenirne un'eventuale ribellione.
La cosidetta, citando Naomi Klein, "Shockterapy".
In comune inoltre, quasi tutte queste nazioni, hanno avuto un brusco cambio di governo, avvenuto spesso purtoppo, in maniera del tutto violenta ed antidemocratica.
Il Cile di Pinochet, l'Argentina di Varela, la nuova Russia, prima di Eltsin, poi di Putin, la Cina della famosa protesta di piazza Tiananmen (vedi post precedente di marzo 2009), sono il frutto della politica economica friedmaniana.
Ma ciò che è incredibile è che questo signore, visto dai più, in economia, alla stregua di un guru, ha metodicamente pianificato ciò, insieme ai governi che lo hanno assoldato per "rinnovare" la loro economia.
Un rinnovamento che spesso è costato migliaia di vite.
In alcuni casi milioni.
Un rinnovamento addirittura premiato con il premio Nobel per l'economia nel 1976.
Ma come è possibile allora che un tale personaggio abbia continuato indisturbato a portare avanti la sua visione del mondo, una visione primordiale, predatoria, spietatamente lucida?
Semplicemente perchè era la visione che molti dei governi occidentali (due su tutti quelli di U.S.A e Gran Bretagna) avallarono, dopo la stagnazione (stagflazione) economica degli anni finali della guerra fredda e che videro le vittorie dei partiti conservatori, portando per lungo tempo al governo i propri deputati.
Due su tutti?
Ronald Reagan e Margaret Thatcher, rispettivamente presidente USA e primo ministro inglese.
Dalla metà degli anni '70 alla fine degli 80, questi due paesi furono fedeli fautori della scuola friedmaniana e i risultati non tardarono ad arrivare, una disoccupazione dilagante, tra le più alte di sempre (in Gran Bretagna sopratutto), un'aumento vertiginoso delle tasse, la riduzione del costo della moneta; tutte conseguenze di politiche fatte per ridurre l'inflazione, grazie all'aumento dei tassi d'interesse.
Il problema fondamentale è che purtroppo le persone non sono numeri, ne curve o fenomeni economici e che sopratutto gli strati più bassi della società, grazie a questo modo d'intendere l'economia, sono sempre stati pesantemente colpiti.
Allora perchè continuare a proporre modelli di questo tipo?
Semplice, per rafforzare un concetto tutto individualista di creazione di un'elite; sia essa economica, culturale, politica o militare.
Questo emerge anche dalla teoria del cosiddetto "trickle-down" (dall'inglese filtrare, gocciolare sotto) ovvero quella teoria che vuole dimostrare come, se gli strati più alti di una piramide economica facciano lauti guadagni, prima o poi questi, in forma minore, passino agli strati più bassi della società che alla fine del processo ne trarrebbero benficio.
Da qui anche l'idea che il mercato debba essere deregolamentato (la famosa "deregulation", tanto invocata da Bossi in Italia ad esempio, seppur in maniera diversa), in modo da permettere alle grandi aziende di poter investire come e dove gli pare, senza o quasi importanti tassazioni e restrizioni.
Il problema è che molte delle multinazionali che hanno usufruito di questo beneficio sono diventate come dei grandi "reami di potere economico", che decidono dove investire i loro immensi capitali, fregandosene di chi lasciano per strada (ad esempio con le numerose "esternalizzazioni" degli anni '90), vedi milioni di lavoratori, per sfruttarne altri in paesi dove la manodopera e le materie prime sono più a basso costo, creando in questi ultimi, si lavoro (più che sottopagato), ma anche sfruttamento, inquinamento, conflitti armati, terrorismo, rivolte, fame, malattie.
Inutile dire che il tanto vituperato e atteso "gocciolamento" c'è stato eccome, ma non per i poveri disgraziati alla base della piramide, che hanno continuato ad esserlo, ma per i soliti pochi eletti che hanno immensamente aumentato le proprie già enormi fortune.
Un gocciolare oltre la forza di gravità, univoco e verso la punta della piramide.
Si calcola infatti che la parte più ricca dell'umanità del pianeta, in questi anni di governo "friedmaniano" abbia accresciuto la sua fortuna aumentando il divario tra ricchi e poveri.
Un esempio?
Gli abitanti dei venti paesi più ricchi nel 1962 guadagnavano cinquantaquattro volte il reddito degli abitanti dei venti paesi più poveri, nel 2002 il reddito dei paesi ricchi superava quello dei paesi poveri di ben centoventuno volte.
In compenso sono morte milioni di persone, anche grazie a conflitti ad hoc destabilizzanti (Falkland, Cecenia) o di puro bisogno economico (vedi l'Iraq e l'Afghanistan dell'ultima era Bush jr.) che hanno permesso immensi guadagni con opere di distruzione e poi ricostruzione.
Ovviamente in appalto alle solite multinazionali che prima vendono armi per distruggere e poi si occupano di ricostruire ciò che hanno raso al suolo, senza minimamente condividere gli introiti con la forza lavoro o le aziende del paese occupante.
Friedman è stato più o meno l'artefice consapevole di tutto ciò, insieme ai governi conservatori di tutto il mondo.
Forse converrebbe prendere coscienza che ciò che vediamo nei media è frutto di una realtà "parallela" foraggiata da governi e centri di potere di lobby economiche, sempre più intoccabili e al di sopra della legislazione delle società democratiche.
Ma sopratutto prendere coscienza che l'unica arma possibile che abbiamo, noi, piccole formiche di fronte agli elefanti che sono le multinazionali, è quella del boicottaggio di marche e prodotti, che in qualche maniera sono causa delle sofferenze del terzo mondo e dell'inquinamento dell'ambiente.
Tutto questo potrebbe sembrare risibile o infantilmente ingenuo, ma la crisi economica in cui oggi ci troviamo, per colpa di un errato e dissennato modello di sviluppo rischia di riportarci duramente alla realtà delle cose.
Il capitalismo ha fallito, semplicemente, così come ha fallito una sua applicazione democratica.
Chi detiene il potere economico nella quasi totalità dei casi detiene anche il potere politico ed è ovvio che, quando gli interessi privati si intrecciano con quelli pubblici, non ne nasce nulla di buono.
Per quale motivo infatti una società privata, nata per fare utile e per "portare a casa il risultato economico" prima di tutto, dovrebbe avere interesse a condividere il proprio guadagno con la totalità dei contribuenti?
Ecco che allora la statalizzazione di alcuni enti pubblici di primaria importanza, fino a pochi mesi fa, considerata alla stregua di una misura comunista delle più radicali, torna di moda.
Se poi, anche nella liberalissima America di Obama, si pensa ad un sistema sanitario anche solo in parte pubblico, si può facilmente capire come i tempi siano cambiati, ma anche, vista l'agguerrita risposta repubblicana, nei confronti del primo presidente nero, di come i centri di potere e le lobbies, abbiano ancora ben chiara in mente la lezione di Friedman.
Analizzare oggi il peso del pensiero di Friedman e della scuola di Chicago nella storia recente ci può forse aiutare a capire le cause di una crisi economica dilagante, che in molti ci vogliono presentare come un male inevitabile, ma che invece al contrario era la prevedibile conclusione di una gestione capitalistica dei mercati, una gestione che in maniera forse addirittura peggiore dei vecchi totalitarismi, ha provocato e continua a provocare una scia di povertà, cataclismi ambientali e morte.
venerdì 27 novembre 2009
Consigli per gli acquisti. "La Questua" - Di C.Maltese.
Il consiglio, anche per questo mese è un libro.
Non è assolutamente uno dei tanti, ma a mia modestissima opinione, è un libro che tutti gli italiani, anche alla luce delle polemiche sul crocifisso e sulla laicità dello Stato, rispetto alle gerarchie vaticane, dovrebbero leggere.
Il libro in questione è, "La Questua - Quanto costa la chiesa agli italiani", dell'editorialista di Repubblica Curzio Maltese.
Per dovere intellettuale oltre che di cronaca, va detto che opportunamente poco dopo la pubblicazione del libro (del 2008), il giornale cattolico Avvenire, ha confezionato un opuscolo in cui cerca di confutare alcune critiche e dati del giornalista di Repubblica chiamato "La vera questua", di U Folena.
Rimangono comunque oltre la contesa, alcuni dati inquietanti, uno su tutti quello dell'8 per mille (fonti Cei) in cui si nota come lo Stato italiano, con un'acrobazia degna del miglior trapezista, "elargisce" alla chiesa romana, quella fetta di percentuale dell'IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, ovvero una tassa sul reddito di persone e imprese), per l'appunto l'otto per cento in maniera del tutto anomala per qualsiasi altro stato mondiale.
In altri paesi, anche di tradizione cattolica (come Spagna e Irlanda, scrive Maltese) normalmente il gettito non dichiarato (si perchè l'otto per mille deve essere opportunamente dichiarato barrando su una casella di scelta) rimane allo Stato.
In Italia semplicemente no.
Va all'ente con maggiori preferenze.
Dunque è possibile che un ente religioso come il Vaticano, nonostante abbia solo il 40 per cento delle preferenze rispetto alle altre confessioni religiose (magari pure cristiane, come quella valdese) si prenda quasi tutto il restante gettito fiscale, a danno dell o Stato stesso, uno Stato che non ha nessune interesse a contrastare il clero romano, ma anzi si fa ben volentieri da parte "lasciando" campo libero anche nell'assistenza sanitaria, nella scuola, nella pubblica assistenza, svendendo di fatto il "pubblico" al "privato", della chiesa cattolica.
Ebbene la cifra di cui parliamo non è certo irrisoria, ma supera i confini dell'immaginazione, solo dall'8 per mille il Vaticano ogni anno "prende" dalle nostre tasche, un miliardo (!) di euro.
Senza contare l'esenzione dell'ICI e di altre tasse di proprietà e finanziamenti vari che porterebbero la cifra annuale intorno ad un non quantificabile numero di 4 miliardi e 500 milioni di euro versati o non pagati.
Di questa cifra enorme, solo il 3 per cento in Italia (per l'estero non ci sono dati certi) va alle opere di carità, il resto serve al sostentamento del clero, alle spese di culto, a mantenere l'infinito e non quantificabile patrimonio immobiliare cattolico.
Oltre a questo altre interessanti notizie.
Sapevate che la chiesa cattolica ha una flotta di aerei di linea (la Mistral) tutta sua, per pellegrinaggi in aereo in "top class"?
Oppure che i bellissimi spot dell'8 per mille, appunto, sono fatti dall'agenzia di pubblicità, forse la più importante del mondo, Saatchi e Saatchi?
O anche che lo Ior, la banca vaticana, sia il deposito bancario preferito da evasori e clan mafiosi, per i loro "tesoretti" esentasse?
Bene se questo non vi basta, in questo libro (tra l'altro di sole 172 pag. compreso l'indice), c'è molto di più.
Sintatticamente scritto bene, chiaro e semplice (magari troppo scarno di dati e fonti rispetto ad altri saggi però), lo preferisco di gran lunga ad altri libri del filone ormai tanto popolare, nel nostro ipocrita paese, "di caste" e privilegi vari.
Il libro non scade in atteggiamenti laicisti, lascia stare le battaglie di diritto come quelle sul crocifisso appunto e presenta solo i fatti, spesso citando i dati della stessa Cei.
Se qualcuno guardando gli abiti, le auto, gli edifici lussuosi o le scarpette fatte a mano del pontefice, era ancora convinto che fossero privilegi accettabili, con questo libro fugherà ogni residuo dubbio.
Un libro imperdibile da leggere per capire come l'Italia sia uno "stato occupato" da un altro, quello Vaticano.
Non è assolutamente uno dei tanti, ma a mia modestissima opinione, è un libro che tutti gli italiani, anche alla luce delle polemiche sul crocifisso e sulla laicità dello Stato, rispetto alle gerarchie vaticane, dovrebbero leggere.
Il libro in questione è, "La Questua - Quanto costa la chiesa agli italiani", dell'editorialista di Repubblica Curzio Maltese.
Per dovere intellettuale oltre che di cronaca, va detto che opportunamente poco dopo la pubblicazione del libro (del 2008), il giornale cattolico Avvenire, ha confezionato un opuscolo in cui cerca di confutare alcune critiche e dati del giornalista di Repubblica chiamato "La vera questua", di U Folena.
Rimangono comunque oltre la contesa, alcuni dati inquietanti, uno su tutti quello dell'8 per mille (fonti Cei) in cui si nota come lo Stato italiano, con un'acrobazia degna del miglior trapezista, "elargisce" alla chiesa romana, quella fetta di percentuale dell'IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, ovvero una tassa sul reddito di persone e imprese), per l'appunto l'otto per cento in maniera del tutto anomala per qualsiasi altro stato mondiale.
In altri paesi, anche di tradizione cattolica (come Spagna e Irlanda, scrive Maltese) normalmente il gettito non dichiarato (si perchè l'otto per mille deve essere opportunamente dichiarato barrando su una casella di scelta) rimane allo Stato.
In Italia semplicemente no.
Va all'ente con maggiori preferenze.
Dunque è possibile che un ente religioso come il Vaticano, nonostante abbia solo il 40 per cento delle preferenze rispetto alle altre confessioni religiose (magari pure cristiane, come quella valdese) si prenda quasi tutto il restante gettito fiscale, a danno dell o Stato stesso, uno Stato che non ha nessune interesse a contrastare il clero romano, ma anzi si fa ben volentieri da parte "lasciando" campo libero anche nell'assistenza sanitaria, nella scuola, nella pubblica assistenza, svendendo di fatto il "pubblico" al "privato", della chiesa cattolica.
Ebbene la cifra di cui parliamo non è certo irrisoria, ma supera i confini dell'immaginazione, solo dall'8 per mille il Vaticano ogni anno "prende" dalle nostre tasche, un miliardo (!) di euro.
Senza contare l'esenzione dell'ICI e di altre tasse di proprietà e finanziamenti vari che porterebbero la cifra annuale intorno ad un non quantificabile numero di 4 miliardi e 500 milioni di euro versati o non pagati.
Di questa cifra enorme, solo il 3 per cento in Italia (per l'estero non ci sono dati certi) va alle opere di carità, il resto serve al sostentamento del clero, alle spese di culto, a mantenere l'infinito e non quantificabile patrimonio immobiliare cattolico.
Oltre a questo altre interessanti notizie.
Sapevate che la chiesa cattolica ha una flotta di aerei di linea (la Mistral) tutta sua, per pellegrinaggi in aereo in "top class"?
Oppure che i bellissimi spot dell'8 per mille, appunto, sono fatti dall'agenzia di pubblicità, forse la più importante del mondo, Saatchi e Saatchi?
O anche che lo Ior, la banca vaticana, sia il deposito bancario preferito da evasori e clan mafiosi, per i loro "tesoretti" esentasse?
Bene se questo non vi basta, in questo libro (tra l'altro di sole 172 pag. compreso l'indice), c'è molto di più.
Sintatticamente scritto bene, chiaro e semplice (magari troppo scarno di dati e fonti rispetto ad altri saggi però), lo preferisco di gran lunga ad altri libri del filone ormai tanto popolare, nel nostro ipocrita paese, "di caste" e privilegi vari.
Il libro non scade in atteggiamenti laicisti, lascia stare le battaglie di diritto come quelle sul crocifisso appunto e presenta solo i fatti, spesso citando i dati della stessa Cei.
Se qualcuno guardando gli abiti, le auto, gli edifici lussuosi o le scarpette fatte a mano del pontefice, era ancora convinto che fossero privilegi accettabili, con questo libro fugherà ogni residuo dubbio.
Un libro imperdibile da leggere per capire come l'Italia sia uno "stato occupato" da un altro, quello Vaticano.
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